Il Gigante Sepolto: considerazioni sul passaggio di Mitchell Dijks al Bologna

 La nuova voce di mercato che avvolge il Bologna è l’intesa totale per la prossima stagione con Mitchell Dijks, difensore nativo dai Paesi Bassi. Il terzino mancino arriverà a parametro zero dall’Ajax con un contratto quinquennale. I Lancieri hanno lanciato nel calcio professionistico Dijks e hanno contribuito alla sua formazione giovanile, assieme al Volendam. Mitchell Dijks ha quasi esclusivamente giocato con club olandesi e non ha ancora avuto la gioia di rappresentare la nazionale maggiore.

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Dijks in biancorosso

Mitchell Dijks è nato a Purmerend nel 1993, nel North-Holland, nel febbraio del 1993. Il giovane è stato svezzato dal Volendam: una società di riferimento nella formazione giovanili nella regione settentrionale dei Paesi Bassi. All’età di sedici anni effettua il passo consequenziale, se provieni da quella specificare zona dei Paesi Bassi e hai talento: viene reclutato dall’Ajax. Il Volendam ha sempre rappresentato una sorta di club satellite dei Lancieri e ha un rapporto particolarmente consolidato con gli Het Andere Oranje (trad. L’Altro Arancione, per differenziarli dalla Nazionale, in quanto il Volendam veste singolarmente di arancio). Dijks effettua il proprio esordio con l’Ajax in occasione dello Johan Cruijff Schaal, leggasi Coppa d’Olanda, perso il 5 agosto del 2012 contro il PSV Eindhoven per 4-2. Dijks gioca settantasei minuti e viene sostituto nella ripresa da Dico Koppers. Il difensore nativo di Purmerend non gioca molto nella prima stagione e viene spedito in prestito all’Heerenveen, dove disputa ventisette partite stagionali. Il rendimento è discreto, ma non tanto convincente da garantirgli un nuovo contratto alla corte dei Lancieri.

Dijks con la maglia del Willem II

Il Willem II lo scrittura con un contratto biennale e gioca una stagione particolarmente positiva con Le Guardie del Re: nel 2014/15 il terzino scende in campo ventotto volte in Eredivisie. L’Ajax decide, perciò, di riacquistarlo: la squadra di Amsterdam concede al Willem II i prestiti di Lesly De Sa, Ruben Ligeon e Richiairo Živković per riavere Dijks. Per inciso, i tre prestiti chiamati in causa non offriranno un apporto soddisfacente con la maglia dei Tricolores. Nel suo ritorno all’Ajax, Dijks vive la sua migliore stagione sotto la guida di Frank De Boer in un’annata fallimentare, considerato lo scudetto perso all’ultimo giornata in favore del PSV Eindhoven. Nella primavera, inoltre, del 2016 viene convocato per la prima volta dalla Nazionale in occasione delle amichevoli contro Inghilterra e Francia, ma non scenderà in campo.

La stagione successiva rappresenta un incubo per Dijks: Peter Bosz lo vede come un’alternativa e viene rilegato in panchina dall’ex tecnico del Vitesse. Si alternano nel ruolo Jairo Riedewald e Nick Viergever, protagonisti della cavalcata in Europa League dell’Ajax. Mentre i suoi compagni di squadra sfiorano il successo nella competizione continetale per club, Dijks effettua un soggiorno nella ridente Norwich. In Championship si ben disimpegna con i Canaries, ma la sua avventura termina solo dopo sei mesi e viene richiamato dal prestito.

 

Mitchell Dijks e Yanic Wildschut alla corte dei Canaries. I due sono stati compagni di squadra ai tempi dell’Heerenveen

Nell’attuale stagione Dijks è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, ma non interlocutorio o confortante: l’ex Willem II scende in campo nove volte in Eredivisie grazie all’enorme quantità di infortuni che la squadra di Keizer ha dovuto subire. Nemmeno l’ex allenatore del Cambuur riesce a vedere Dijks come un vero titolare, favorendo ancora una volta il discreto Nick Viergever. L’arrivo di Nicolás Tagliafico ha ulteriormente ridotto le possibilità di scendere in campo per Dijks: il laterale basso argentino ha avuto un impatto soprendente in Eredivisie.

Mitchell Dijks è un calciatore altamente anomalo e peculiare. Dijks è un mancino alto un metro e novantaquattro centimetri corroborato da un fisico ben strutturato. La sua fisicità sembra suggerire un’interpretazione del laterale basso piuttosto bloccata e poco propositiva. In sintesi una sorta di terzino che può diventare un centrale aggiunto in fase di non possesso, poiché, in quella di possesso, viene chiamato raramente in causa e non offre le “tipiche” scorribande di un laterale basso.

La realtà effettuale è nettamente diversa: Dijks è un abile costruttore laterale di gioco. L’ex Willem II è abbastanza disinvolto con la palla al piede e capace nel dribbling. Dijks ha un’interpretazione personale del come fronteggiare l’avversario: lo punta lasciandogli spaziodi intervenire, ma all’ultimo istante utilizza il fisico per proteggere il pallone. Il tutto resistendo a qualsiasi tipo di urto o intervento, non perdendo eccessiva velocità. Questo gli permette – al netto di una scarsa accelerazione e un cambio di passo non spiccato – di arrivare con facilità sul fondo. In generale è un terzino assoulutamente attivo e dinamico, che non manca d’esser riferimento in fase propositiva.

L'epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan
L’epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan

Dijks è un abile crossatore o suggeritore, da qualsiasi posizione. Ha un buon cross che si adagia sul secondo palo, quando colpisce la sfera dalla trequarti avversaria. Sul fondo predilige una palla che premia il rimorchio, rispetto ad un passaggio sul primo palo. In scivolata è discretamente preciso, nonostante il timing sia il suo maggiore problema. Dijks non è abile a sfruttare appieno il proprio fisico nei contrasti e non fa fruttare la sua preponderanza fisica in termini di riconquista del pallone. Spesso è in ritardo ed incorre troppo frequentemente in sanzioni. Inoltre non è un calciatore arcigno, oltre ad assentarsi nelle varie fasi della gara. Senza tralasciare una fase realizzativa davvero scarna: centotto presenze da professionista e solo due reti siglate. Considerazione a margine: Dijks non è ferratissimo nelle sfide di inframezzo del popolare videogame FIFA.

Nel complesso è un calciatore che al Bologna può fare dignitosamente: Roberto Donadoni avrà a disposizione una nuova fonte di gioco laterale. In questa direzione rappresenta un sostituto di Adam Masina, in caso di partenza dell’italomarocchino nella sessione di mercato estiva. I dubbi intorno a questo giocatore sono di natura caratteriale ed ambientale: Dijks ha giocato in un calcio davvero povero dal punto di vista tattico, soprattutto a livello difensivo. I suoi “blackout” non sono perdonati in Serie A e potrebbe avere vita difficile al primo errore.

Dijks è complice della rete di Bazoer ai danni del Vitesse

Inoltre verrebbe calato in un contesto differente rispetto all’Ajax: il Bologna è una squadra che in determinate partite va in sofferenza e non può permettersi un laterale basso che si contraddistingue solamente per una buona fase di costruzione. La nota positiva riesede nel fatto che Dijks è un calciatore fisicamente strutturato e può essere difficile da contenere nel contesto italiano, diventando un fattore nei calci piazzati. In sintesi è stata una trattativa comprensibile da parte del direttore tecnico del Bologna, Riccardo Bigon. Dijks è un terzino sufficiente che ha margini di miglioramento e desideroso di riscatto. In questo senso, una continuità che sembrebbe garantirgli il contratto quinquennale potrebbe rafforzare la fiducia del giocatore e provocare in lui un’inaspettata crescita.

 

I riti del costruire: alla luce di Ronald Koeman e i nuovi volti della K.N.V.B.

 La notizia della settimana nei Paesi Bassi è la nomina di Ronald Koeman come nuovo commissario tecnico della nazionale olandese. La panchina è stata lasciata vacante da Dick Advocaat, attuale allenatore dello Sparta Rotterdam, e da metà novembre è rimasta senza un proprietario. La K.N.V.B., ovvero la Federazione Calcistica Olandese, si è presa il proprio tempo per poter valutare attentamente i candidati e operare una scelta cosciente, oltreché lungimirante.

L’intento è di non ripetere l’errore commesso al termine del campionato mondiale brasiliano, ossia assegnare la panchina ad una soluzione di ripiego, quale è stata Guus Hiddink spalleggiato da Danny Blind. Come è noto, Hiddink ha rassegnato le dimissioni a metà del cammino della qualificazione ai campionati europei del 2016, in seguito alle quali gli è succeduto Blind. L’ex capitano dell’Ajax ha fallito l’accesso alla massima competizione continentale per le nazionali e ha gravemente compromesso le possibilità della selezione oranje di approdare al mondiale russo. Emblematica e fatale è stata la sconfitta in Bulgaria per 2-0 nel marzo scorso per il tecnico di Vlissingen. Nulla ha potuto

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Il momento del tracollo olandese raffigurato dall’espulsione di Strootman

il Kleine Generaal: Dick Advocaat ha portato alla vittoria gli Oranje in otto occasioni su nove – tra partite ufficiali e non – non riuscendo a regalare i playoff ai tulipani. Gli olandesi sono incappati in una notevole sconfitta contro la Francia che ridimensionato aspettative e valore della compagine arancione in una tragica notte che ha visto il simbolo della decadenza olandese, Kevin Strootman, essere allontanato anzi tempo dal rettangolo di gioco.

La necessità di cambiare rotta e dare una sferzata decisiva al proprio movimento calcistico ha indotto la K.N.V.B., nella figura del Direttore Generale Eric Gudde, ad assegnare le redini della rifondazione olandese alle figure di Nico-Jan Hoogma, Aloys Wijnker e Ronald Rambo Koeman. A margine la federcalcio olandese ha reso nota l’impossibilità di contemplare un profilo straniero per questioni di budget come commissario tecnico. Questa sarà la triade che nei prossimi quattro anni avrà il compito di portare nuovamente in auge la nazionale maggiore e quelle giovanili, oltre a risolvere annate di mala progettazione e gestione approssimativa.

La prima figura chiamata in causa, Nico-Jan Hoogma, è una scelta comprensibile nel ruolo di Direttore Tecnico della federcalcio olandese. Il direttore generale dell’Heracles Almelo ha eseguito un lavoro eccellente nel club del Overijssel: dalla sua nomina nel 2007, gli Erculei non sono mai retrocessi in Eerste Divisie. Hoogma ha dato continuità e

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Nico-Jan Hoogma

corpo ad un progetto che ha permesso al club, dopo un ventennio di Purgatorio della serie cadetta, di mantenersi stabilmente in Eredivisie. L’annata più mirabile è certamente stata quella del 2015/16 quando l’Heracles ha centrato il sesto posto. Hoogma ha avuto il merito di puntare fortemente su John Stegeman, tecnico che guida la selezione bianconera dall’agosto del 2014. Inoltre il club è stato sanificato dal punto di vista finanziario e rappresenta una società modello nella sfera calcistica dei Paesi Bassi. Hoogma rappresenterà una ventata d’aria fresca a Zeist e cozza violentemente con i vecchi volti del calcio olandese, quali Fred Rutten e Louis Van Gaal – in pole per lungo tempo come prossimi titolari del posto di Direttore Tecnico della K.N.V.B – oltre ad Earnest Stewart che ha rinunciato alla carica. Hoogma è un uomo pragmatico e “di campo”, talvolta sfrontato nelle proprie decisioni; la più clamorosa delle quali è stata appoggiare il mantenimento dei manti sintetici in Eredivisie, questione torrida nei Paesi Bassi di questi tempi, in nome di una maggiore praticità.

Il nome sicuramente meno conosciuto è quello di Aloys Wijnker, prossima testa pensante dello sviluppo calcistico nei Paesi Bassi. Wijnker ha una lunga militanza fra le fila dell’AZ Alkmaar come massimo responsabile del settore giovanile: un decennio fra 2005-2015 durante il quale ha sviluppato e ha appreso un notevole bagaglio di conoscenze da un totem come Louis van Gaal. Wijnker ha allenato le selezioni giovanili dei Formaggiai prima di prendere la testa dell’intera Accademy la quale – durante il suo operato – è stata nominata per due volte come miglior Accademy dell’anno. Un risultato

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Aloys Wijnker

da evidenziare, in una Nazione dove spadroneggiano vivai quali quelli di Feyenoord e, soprattutto, Ajax. Nell’ultimo anno Wijnker è stato a capo della “U.S. Soccer Boys Accademy”, in sintesi la massima carica inerente al calcio giovanile negli Stati Uniti. Wijnker, di soli quarantadue anni, rientra nei Paesi Bassi con una nuova esperienza sulle spalle e con la licenza di essere un elemento di novità in un contesto che, adagiatosi troppo sugli allori, ha dimenticato come si sviluppano calciatori preparati e di qualità, in grado di affermarsi oltre i confini nazionali.

L’istante saliente della questione è certamente la nomina del nuovo c.t.: Ronald Koeman. Koeman ha una notevole esperienza nel proprio bagaglio di allenatore, oltre ad essere stato un calciatore di fama mondiale. Le squadre che ha allenato sono state: Vitesse, Ajax, Benfica, Valencia, AZ Alkmaar, Feyenoord, Southampton e, in ultima istanza, l’Everton. Il tecnico olandese è stato esonerato il 23 ottobre del 2017, in seguito ad una

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Ronald Koeman e Guus Hiddink a confronto

serie di risultati deludenti sulla panchina dei Toffees che hanno portato la selezione di Liverpool al quart’ultimo posto. Un risultato inaccettabile a fronte di un’annata da incorniciare nella stagione precedente ed un mercato dispendioso. Dalla data dell’esonero, Ronald Koeman è stato il main target della K.N.V.B. . Fallito il suo approdo nella tarda estate del 2014, a causa di una volontà da parte della federazione di assegnare all’ex giocatore del Groningen il tutoraggio di Guus Hiddink – desiderio che Ronald Koeman non prese affatto con benevolenza e unico motivo apparente della sua rinuncia alla panchina della nazionale olandese – Eric Gudde è riuscito a convincere Rambo a sedersi sulla scottante panchina degli Oranje dopo un colloquio avvenuto la scorsa settimana. Si tratta di un ritorno per Koeman, poiché già nella spedizione di Francia ’98 è stato sulla panchina degli olandesi, sebbene come assistente dello stesso Guus Hiddink.

Ronald Koeman non ha lasciato cadere la richiesta di Eric Gudde e ha colto al volo l’occasione: «Penso di poter rivestire il ruolo di c.t.: la nazionale sarebbe anche la continuazione ideale della mia carriera» – aveva dichiarato Koeman nelle ultime settimane alla rivista “Voetbal International”. Il tecnico olandese porta con sé in nazionale l’assistente Kees van Wonderen, con un passato nel VVV Venlo, e Patrick Lodewijks, preparatore dei portieri, che già ha lavorato per la K.N.V.B. nel 2014-15, oltreché esser stato suo collaboratore nella recente esperienza con l’Everton.

La scelta che ha preso in causa la figura di Ronald Koeman ha un’immediata motivazione: la necessità di pragmatismo. La nazionale olandese ha bisogno di abbandonare i propri fondamentalismi tattici che ne stanno prostrando le aspettative da un ventennio a questa parte: reiterare l’integralismo di un calcio propositivo e composto di possesso palla ha tarpato le ali dell’Olanda in diverse occasioni, soprattutto nell’ultimo quadriennio quando la Gouden Generatie ha oltrepassato troppe primavere e ha lasciato la scena della nazionale. In ultima istanza, il massimo simbolo di questa generazione di campioni, quale Arjen Robben, ha lasciato la nazionale olandese nell’amarissima vittoria interna contro la Svezia: offrendo la possibilità di una svolta. Non appunto è un caso che l’Olanda abbia centrato risultati di rilievo, quali il terzo posto al mondiale brasiliano, giocando un gioco speculativo e accorto. In questa occasione immenso merito va dato a Louis van Gaal che, dopo una lunghissima e straziante lotta ideologica con la stampa olandese, ha valorizzato i talenti olandesi a disposizione, nascondendo sotto il tappeto gravi difetti strutturali di questa squadra.

La nazionale olandese, sotto la direzione di Ronald Koeman, cambierà dal punto di vista tattico: si lavorerà in nome di una duttilità e di una capacità di giocare sull’avversario. Il possesso palla estenuante e sterile verrà abbandonato come ideologia, bensì verrà utilizzato solo in determinate fasi della gara. Koeman conosce diversi sistemi ed approcci alla gara che utilizza in maniera indistinta nel corso del match, perciò l’ex Ajax dovrà davvero faticare, soprattutto con i giocatori provenienti dall’Eredivisie ma non solo, a spazzar via il monopensiero del dominio del possesso palla e del 4-3-3 – oramai istanza spettrale e non più applicabile. Rambo porterà la squadra ad essere più aggressiva e repentina nel recupero palla, sfaccettatura che l’Olanda non ha mai veramente approfondito e, probabilmente, calcolato.

Il prossimo c.t. galleggerà – in termine di moduli –  fra il 4-2-3-1 e il 5-3-2, senza dimenticare il Totaal Voetbal del quale l’Olanda si prefigura come massimo genitore ed è vero orgoglio nazionale. Koeman lo reinterpreterà e lo renderà funzionale, oltre che attuale. Non essendo più applicabile in fase di possesso, poiché gli olandesi sono in

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Il nuovo ciclo deve ripartire da Van de Beek e De Ligt

deficit – quasi totalmente – d’intensità e ritmo palla al piede, porterà la polifunzionalità dei giocatori in fase di non-possesso: tutti involti nel recupero della sfera. Una volta recuperato il pallone verrà immediatamente smerciato nello spazio delle corsie esterne o centrali, a seconda delle occasioni, esaltando atleti capaci in fase d’inserimento e abili nel conoscere le spaziature del gioco. Non è un caso che il trequartista dei Saints Dušan Tadić abbia condotto la miglior parte della sua carriera sino ad ora sotto l’ala di Koeman: il serbo ha sposato appieno la politica del gioco nello spazio, esaltando le sue abilità di regista avanzato e la sua precisione nel passaggio.

Gli uomini cardine di questa nuova Olanda saranno giocatori in grado di garantire solidità e pragmatismo. Stefan de Vrij, con la sua pulizia in fase d’impostazione e la sua intelligenza tattica nel saper intrepretare diversi moduli, e Virgil van Dijk, per distacco il miglior difensore nel gioco aereo della Premier League e abilissimo nell’uno contro uno, saranno i punti di riferimento del nuovo percorso degli Oranje dal punto di vista prettamente difensivo. I talenti arancioni che beneficeranno di questo nuovo c.t. saranno sicuramente Donny van de Beek, esordiente nell’ultima sfida degli olandesi contro la Romania, e Frenkie de Jong. Il primo è una mezz’ala che sposa in toto l’intensità che Koeman predica: il talento dell’Ajax può ricordare il primo Klaassen, ma viaggia ad una velocità superiore rispetto all’attuale flop dell’Everton. Frenkie de Jong dell’Ajax, probabilmente il talento più cristallino della sua annata nei Paesi Bassi, rivestirà il ruolo regista basso con il compito di dettare i tempi ed essere un legaccio fra difesa e centrocampo. Un ruolo che è scoperto dai tempi di Van Bommel e che il romanista Kevin Strootman non riesce ad interpretare a pieno regime.

Ronald Koeman attingerà, in fase di selezione, a numerosi elementi che giocano in Premier League o ha allenato nell’esaltante esperienza al Feyenoord. Nomi quali quelli di Georginio Wijnaldum o Daryl Janmaat – che dovrà giocarsi il posto con il romanista Rick Karsdorp –  potranno essere riqualificati a dovere, invece personalità quali un probabile

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Davy Klaassen è stato un vero “flop” all’Everton: il suo recupero potrebbe essere importante per gli Oranje

Daley Blind o lo stesso Davy Klaassen subiranno un declassamento: il primo è un elemento discreto, ma dotato di un ritmo troppo cadenzato nelle giocate. Il secondo ha mostrato di essere troppo acerbo per essere un giocatore sul quale puntare fortemente. Un nome che nei Paesi Bassi ci si auspica poter essere utilizzato con maggiore frequenza è Jens Toornstra: il centrocampista del Feyenoord non è assolutamente un calciatore di primo pelo, ma è probabilmente l’atleta più scaltro di tutta l’Eredivisie.

L’Olanda si appresta ad un nuovo corso che tenterà di sovvertire la propria tradizione in nome di un progresso che sembra esser giunto in maniera eccessivamente tardiva. L’obbiettivo sono i campionati europei del 2020 e già l’impegno nella Nations League non appare agevole con Francia e Germania nel proprio mini-girone, ma Koeman ha già dimostrato intraprendenza e fiducia. Una caratteristica che sembra aver abbandonato gli Oranje da troppo tempo.

 

Non perdere il filo: Amin Younes

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Amin Younes in azione contro il Legia Varsavia

La stagione del Napoli, sino ad ora, è stata certamente positiva con la prima posizione in Serie A conquistata dopo diciotto giornate di campionato. La squadra di Maurizio Sarri guida la massima serie italiana forte di un calcio per certi versi poco ripetibile e stimolante. La macchina di Sarri è una serie di ingranaggi che suonano il proprio concerto all’unisono ed è la matrice di questa unicità calcistica. Questa è la prima faccia della medaglia, il drammatico rovescio non sorride agli azzurri, poiché migliorare una compagine di questo tipo risulta problematico e ha i connotati del mito di Sisifo: ovvero impiegare abnorme fatica – leggasi investimenti – per ritornare al punto di partenza.

L’ultima voce che coinvolge il Napoli è quella che vuole l’arrivo di Amin Younes in Campania. Il calciatore dell’Ajax sembrerebbe il prescelto del direttore sportivo Giuntoli per puntellare la rosa del Napoli. La trattativa andrà molto probabilmente in porto, ma le tempistiche non sono ancora definite. La pista più percorribile porta all’arrivo dell’ala tedesca a parametro zero in estate: non sembrano colmabili i quindici milioni richiesti dall’Ajax, ma le strade del mercato sono infinite.

Il Messi libanese: Amin Younes, è nato a Düsseldorf il sei agosto del 1993 ed è di origini libanesi, è un prodotto del vivaio del Borussia M’gladbach. Ha indossato tutte le casacche delle nazionali giovanili tedesche dagli Under 15 sino alla nazionale maggiore. L’esterno è arrivato all’Ajax nel 2015 ed è diventato, non senza qualche iniziale difficoltà, un pilastro dei Lancieri. Attualmente la situazione fra l’Ajax e Younes è incrinata sia dal punto di vista tecnico, poiché è stato scalzato da Justin Kluivert, sia per quanto concerne il lato economico: Younes ha chiesto un rinnovo di contratto esoso che l’Ajax non ha concesso. Inoltre ha determinato una certa indolenza nella prima parte della stagione dei Lancieri.

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Younes beffa il Celta Vigo

Il calciatore di origini libanesi ha dato vita alla migliore stagione della carriera nel 2016/2017. In Eredivisie ha messo a tabellino nove assist e tre reti, ma non possiamo parlare di un rendimento esaltante. Il capolavoro è avvenuto in Europa: Younes è stato uno dei protagonisti della cavalcata dell’Ajax sino alla finale di Europa League, nello specifico è stato uno dei trascinatori nella competizione europea con quattro reti e quattro assist. L’ala dell’Ajax è stato inserito nel Team of the Season per quanto concerne l’Europa League. Questo dimostra la dimensione “europea” del giocatore nato nel 1993. Inoltre Joachim Löw lo ha convocato nella nazionale tedesca a sorpresa: Younes non ha deluso le aspettative e ha messo a segno due reti in cinque partite, a conferma di un inizio di 2017 da urlo per l’ex Borussia M’gladbach.

Amin Younes è un’ala d’attacco che gioca indifferentemente a destra o sinistra, poiché può definirsi ambidestro. È un brevilineo – 168 centimetri – molto abile nel dribbling e nell’uno contro uno. Non ha un tono muscolare sviluppato da permettergli di percorre grandi distanze e o una stupefacente velocità massima individuale, ma rimane – seppur non sia un’ala particolarmente rapida – un giocatore molto dinamico. Paragonandolo con Insigne sono giocatori “simili”, ma il calciatore napoletano è sicuramente più bravo ad andare alla conclusione, mentre Younes predilige la giocata per il compagno. Inoltre Insigne ha un dribbling più netto e repentino, mentre Younes è relativamente più preparato a fare il regista esterno: talvolta scendendo sulla linea del centrocampo per costruire. Il suo ruolo ideale è l’ala mancina in 4-3-3: ovviamente non parliamo di un esterno tutta fascia per le caratteristiche fisiche sopracitate. In questo senso, nonostante l’abilità di entrambi i piedi, non rappresenta un’alternativa naturale a José María Callejón, ma sposa appieno il modulo del Napoli.

Un matrimonio conveniente?: Il suo approdo al Napoli può avvenire già a gennaio per diverse motivazioni: Younes vuole giocare per guadagnare il mondiale, l’Ajax e Younes sono ai ferri corti e i Lancieri vorrebbero monetizzare la sua cessione. Inoltre al Napoli serve un’alternativa ad Insigne a buon prezzo, in questo senso il calciatore tedesco è l’ideale per “caratura” tecnica e visione di gioco. La distanza fra le parti è di quindici milioni, ma i due poli potrebbero avvicinarsi in virtù di un asse fra Amsterdam e Napoli già creatosi con l’acquisto di Arkadiusz Milik da parte dei Partenopei.

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Panna – alla olandese – ai danni di Sofyan Amrabat

L’ex Borussia M’gladbach non vuole assolutamente perdere il mondiale in Russia, perciò un palcoscenico importante come quello della Serie A potrebbe convincere Joachim Löw ad inserirlo nel ventitré convocati. In tal senso Younes troverebbe sicuramente più spazio alla corte di Maurizio Sarri, rispetto ad una permanenza ad Amsterdam. Questo è il paradosso che fa gola al Napoli.

Younes personalmente non è un calciatore che fa sobbalzare dai seggiolini, infatti ad Amsterdam la sua intercessione nei confronti di Justin Kluivert è stata accolta con vena ed energia positiva. Parte di questa esplosione di gioia è sicuramente determinata dal fatto che Kluivert è un calciatoore nettamente più funambolico ed è il figlio di una delle leggende del club. Il dubbio principale è quanto ci può impiegare Younes a sposare la causa di Sarri e viceversa. Il tecnico degli azzurri ha tempi di rodaggio dei nuovi elementi piuttosto elevati e Younes proviene da un contesto completamente differente, dove la fase difensiva – nella sua persona – è stata spesso trascurata. Il dubbio principale è come Younes possa spezzare il raddoppio aggressivo e sistematico che in Serie A si applica sull’esterno alto avversario, a differenza dell’Eredivisie che è più propensa a lasciare il terzino nell’uno contro uno con l’ala in opposizione. Inoltre Younes non è molto abile a muoversi senza palla al piede, anzi è un catalizzatore laterale e questo determina prevedibilità, ciò che Maurizio Sarri non predica e non può permettersi.

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Il calciatore tedesco si incendia nel Klassieker

Una valutazione positiva si può spendere sul prezzo di Younes: il tedesco è un calciatore prossimo alla piena maturità, ma ancora malleabile e migliorabile, seppur non in maniera netta. Assicurarsi il tedesco ad una cifra inferiore ai quindici milioni ha i connotati del più classico dei colpi di mercato. Dal punto di vista tecnico Younes rappresenterebbe un calciatore unico, inoltre non costringerebbe Sarri a “sacrificare” Zielinski come esterno d’attacco. Un ruolo che sembra tutt’altro che cucito sul calciatore polacco. La sua duttilità e la sua interpretazione del gioco – manipolata a dovere secondo l’idea di calcio di Sarri – possono essere il surplus inaspettato del Napoli.

Tirando le somme, si può parlare di un matrimonio positivo se il calciatore dovesse arrivare a parametro zero in estate. In questa direzione – secondo i media olandesi ed italiani – sono stati offerti 1,5 milioni di € a Younes per quattro anni. In caso di forzatura a gennaio, a congruo prezzo, si può parlare di un buon rinforzo che necessiterà tempo e non sembra essere “spendibile” nell’immediato.