L’Olanda operaia di Ronald Koeman non può permettersi i panni da regina

 L’approccio di Ronald Koeman sulla nazionale olandese non è stato banale e ha lasciato spunti di riflessione sul percorso che gli Oranje intraprenderanno nei prossimi anni. Il commissario tecnico degli olandesi ha sorpreso la stampa e gli addetti ai lavori sin dai giorni che hanno preceduto le due amichevoli in programma, anticipando il non utilizzo del canonico 4-3-3 al suo esordio sulla panchina dei tulipani. Una dichiarazione d’intenti che nei Paesi Bassi non puoi permetterti di fare a cuor leggero, essendo la patria del sopracitato schieramento. Rambo, a proposito del dirottamento al 3-4-3, si è espresso in questa maniera: «Non abbiamo più – con tutto il rispetto – dei veri top player. È necessario cambiare rotta e guardare ad altri sistemi di gioco. Ho scelto giocatori che incarnano perfettamente questo modulo». Una constatazione ad effetto, soprattutto se a cavallo delle due prossime sfide accorre l’anniversario della morte di Johan Cruijff, simbolo di un calcio che appare poco ripetibile per gli olandesi.

de-ligt-virg
De Ligt e van Dijk festeggiano la rete del 3-0 contro il Portogallo

Il computo finale delle due amichevoli evidenzia una sconfitta casalinga ad Amsterdam contro l’Inghilterra ed una vittoria convincente contro il Portogallo, campione d’Europa in carica. La partita contro gli inglesi di Gareth Southgate è terminata 1-0 con rete decisiva di Lingard nella ripresa e non è stata di certo uno spot per il calcio, tanto da portare la stampa estera a subbissare – in maniera decisamente ingenerosa – gli uomini di Ronald Koeman. La trasferta a Ginevra è stata certamente più propizia per gli Oranje: allo Stade de Genève l’Olanda ha regolato i Lusitani con un netto 3-0. Le due gara sono le facce di una medesima medaglia e, nonostate il risultato sia diammetralmente opposto, sottolineano le caratteristiche e peculiarità in divenire degli olandesi.

Le gemme difensive e una ritrovata coralità

Scorrendo i nomi dei difensori arancioni balza immediatamente agli occhi il potenziale difensivo degli olandesi: Mathijs de Ligt, Stefan de Vrij e Virgil van Dijk sono tre opzioni di altissimo livello per una nazionale in difficoltà come l’Olanda. La scelta di Ronald Koeman è stata scontata e forzata: questo pacchetto difensivo garantisce solidità all’intero schieramento e trasmette fiducia e leadership a tutta la rosa. Una leadership che proviene dal neo capitano van Dijk, ma anche dal giovanissimo de Ligt. Le ottime gare dal punto di vista difensivo non sono solo il frutto del valore individuale dei difensori di Koeman e di come si sposino bene in una difesa a tre – in questa direzione non si può trascurare la figura di Nathan Aké – ma di come la squadra, nella sua totalità, abbia assunto un attegiamento accorto. Ronald Koeman ha sciolto le fastidiose spaccature di reparto, trasmettendo alla squadra l’idea di difendere con tutti i propri interpreti e spronare i componenti di ogni singolo reparto a stare corti e applicare un pressing sistematico e organizzato – mai puramente individuale – sul portatore di palla. Un monito che non si spende solo nella propria metà campo, ma sino alla costruzione bassa dell’avversario. Nella fattispecie contro l’Inghilterra che ha visto i Tre Leoni doversi barcamenare con trame ridotte e spazi serrati a causa dell’atteggiamento inedito dell’Olanda.

Olanda
L’Olanda al momento della rinconquista della sfera

La prima rete contro il Portogallo, siglata da Memphis Depay, è molto indicativa: è il decimo minuto di gioco e la squadra difende in undici uomini nei propri trenta metri. Davy Pröpper rinconquista la sfera e dà il via ad una rapida ripartenza, conclusa dal vantaggio di Memphis Depay. L’azione viene rifinita da Virgil van Dijk e Kenny Tete, gli uomini più arretrati dell’Olanda, al momento della rinconquista della sfera. Questo non è Totaalvoetbal?

Al di là di questa specifica azione difensiva e relativo contrattacco, l’Olanda ha giocato una gara particolarmente attenta e puntigliosa nella prima frazione di gioco contro il Portogallo: non concedendo tiri nello specchio della porta nei primi quarantacinque minuti ai Lusitani. Nella precedente gara, un mezzo pasticcio di Zoet ha compromesso la porta inviolata al portiere del PSV che sino a quel momento non era stato minimante impensierito, se non per una prodigiosa uscita in scivolata nella prima frazione di gioco.

Cristiano Ronaldo ha patito, a sorpresa, la cerniera degli Oranje. L’asso del Real Madrid si è visto contenuto da Nathan Aké e Mathijs de Ligt: nella fattispecie il difensore del Bournemouth si è ben disimegnato in copertura e ha limitato l’esplosività del campione portoghese. L’ex Chelsea, per le sue specifiche caratteristiche fisiche, completa in maniera migliore rispetto a Stefan de Vrij la difesa olandese: la sua velocità di passo è importante quando la squadra è costretta a lasciare molto campo dietro di sé, in nome di un’estensione ridotta fra i reparti.

Una menzione a parte va concessa a Mathijs de Ligt, autore di una prova sontuosa contro il Portogallo e di una partita molto positiva contro i Tre Leoni. De Ligt, classe 1999, si è ritrovato perfettamente calato nel sistema difensivo a tre: de Ligt è  dotato di un timing perfetto nelle proprie letture e in poco meno di centottanta minuti si è reso protagonista di due assist e un tiro in porta nelle due amichevoli. La doppia uscita in campo internazionale del neocapitano dell’Ajax ha parzialmente cancellato la macchia di un’esordio doloroso e da panico contro la Bulgaria, che in parte – come tutti ricordano – ha compromesso l’accesso al mondiale agli Oranje.

Bas Dost e il fantasma di Roy Makaay

Partiamo da un presupposto: Bas Dost non è l’attaccante ideale che vorremmo avere nella nostra squadra e difficilmente si può affermare il contrario. Il centravanti di Deventer è sgraziato nei movimenti e non è proprio la massima effige del fuoriclasse, ma – ed è un’avversativa molto pesante – ha sempre segnato grappoli di reti e questo lo candida come titolare di questa “spuntata” Olanda. Solo in questa stagione l’ex Heerenveen ha siglato una trentina di reti in trentanove partite, segnandone un paio in Champions League. In Nazionale? Una misera rete contro il Galles in amichevole su 671′ giocati con la maglia arancione: una tragedia se confrontata alla media stagione di 0,75 reti a partita e ha un tasso di conversione delle chances da goal del 38%, il più alto nelle massime serie europee.

Il problema che avvolge Dost e la nazionale olandese è duplice: l’attaccante dello Sporting Lisbona soffre uno psicodramma alla Roy Makaay, ovvero di un attaccante altamente prolifico, ma che in nazionale non riesce a sbloccarsi. Le sole sei reti di Das Phantom con la maglia della nazionale in una quarantina di presenze sono la massima effige di quanto possa essere pesante la casacca arancione.

Bas Dost in azione contro l’Inghilterra

Il secondo motivo è di natura tecnico-tattica: Dost ha faticato con qualsiasi sistema e contro ogni avversario con gli Oranje, sì persino contro il Lussemburgo non è riuscito a timbrare il cartellino. La spiegazione è immediata: il 4-3-3 della gestione di Danny Blind e Dick Advocaat lo vedeva essere il riferimento centrale con giocatori come Promes e Depay ai lati. L’ex Go Ahead Eagles e The Dreamchaser sono più predisposti ad accentrarsi e andare alla conclusione, rispetto a sviluppare un’azione che possa terminare con un cross dal fondo. La medesima considerazione si può spendere quando Arjen Robben è riuscito ad essere della truppa negli ultimi quattro anni di calcio a tinte arancioni. Non si trattano, perciò, dei partner ideali per lo spilungone Bas, abituato ad una mole ingente di palloni che piovono in area di rigore. Nel nuovo sistema Dost è costretto a giocare troppo lontano dalla porta per poter essere efficace e ha carenze evidenti nel gestire il pallone, così impedendo alla squadra di salire con velocità e pericolosità. In parole povere l’ex Wolfsburg è calato in un contesto troppo povero dal punto di vista qualitativo, dove non ci si può permettere un giocatore con le sue caratteristiche e qualità. L’ex Oranje Pierre van Hooijdonk ha espresso il suo parere sul concorrente alla Scarpa d’Oro:«Questa Olanda ha troppa poca qualità per permettere a Dost di giocare il suo calcio»Dost patirà molto lo schieramento di Koeman e pian piano, se non muterà il suo modo di giocare, verrà scalzato nelle gerarchie. Questo rilancia una “cariatide” quale Ryan Babel: l’esterno del Beşiktaş ha la tecnica sufficiente per poter essere pivote e garantisce una discreta presenza in area di rigore, chiedere informazioni alla retroguardia portoghese. Nelle ultime tre partite, l’ex Liverpool, ha segnato due reti con i tulipani.

«Chi va a dire a Strootman e Wijnaldum di stare in panchina?»

L’Olanda nella prima uscita con l’Inghilterra si è schierata con un centrocampo formato da Wijnaldum e Strootman. Il risultato è stato disastroso: il calciatore del Liverpool è stato ectoplasmatico e si è dissolto in una manciata di minuti. Il centrocampista della Roma si è trascinato per quasi l’intera durata del match in mezzo al campo, senza farsi trovare realmente reattivo e costruttivo. Il giovane dell’AZ Alkmaar Guus Til appare nettamente più idoneo alla nuova interpretazione calcistica olandese, ma questo è solo un nome fra l’oceano di opportunità usufruibili dall’ex tecnico dell’Everton. Koeman ha operato un’immediata contromossa contro il Portogallo, relegando Strootman in panchina e aggiungendo un centrocampista alla linea mediana. L’esperimento è riuscito e il 3-5-2, rispetto al 3-4-3, è apparso più convincente.

Wijnaldum ha sì beneficiato della libertà maggiore concessagli, agendo quasi da trequartista, ma ha comunque evidenziato le lacune che hanno caratterizzato la sua carriera in maglia arancione: visione del campo ridotta e poca costanza, anche all’interno della gara  stessa. Diciamo che l’ostinarsi su Wijnaldum ha fatto il suo tempo e si può cominciare a parlare di un giocatore di alta qualità, ma scarsamente utile alla causa.

Olanda
Strootman contrasta Sterling

Il problema di Strootman è diverso ed è frutto di misunderstanding che in Olanda non si è ancora risolto: Kevin non è più una mezz’ala, ma un regista difensivo. Il calciatore che ha incantato tutti in maglia PSV Eindhoven e al primo anno giallorosso è caduto sotto la massiccia dose degli infortuni che lo hanno facildiato. Strootman si sta ritagliando, grazie al lavoro immane di Eusebio Di Francesco, una nuova posizione da metronomo. Il centrocampista della Roma è l’elemento ideale nel centrocampo di Ronald Koeman: Strootman può diventare regista del pressing e smistare i palloni sporchi che sopraggiungo nella sua zona. Tutto ciò ad una condizione: l’ex Sparta Rotterdam deve essere affiancato da uomini ad alto dinamismo,quali Donny van de Beek e Davy Pröpper. In caso contrario la lentezza del giallorosso può compromettere la stabilità del centrocampo.

Una soluzione di questo tipo è, a mio modo di vedere, temporanea e circostanziale: il futuro bussa alla porta e ha il volto di Frankie de Jong. Le chiavi del prossimo centrocampo degli Oranje sono sue, perché rappresenta l’ideale catalizzatore di una squadra che ha un disperato bisogno di un uomo d’ordine. Non convocato a causa di un infortunio, si giocherà la titolarità nei prossimi anni con Strootman e De Roon in quel ruolo. Il sentore è che Ronald Koeman, dopo aver spodestato Strootman dal ruolo di capitano, non impiegherà molto per farlo accomodare in panchina.

Tonny il camaleonte e l’investitura di Memphis

Ronald Koeman si arrogato un rischio da non sottovalutare contro il Portogallo: ha dato una chance a Vilhena, ma utilizzando completamente fuori ruolo. Il centrocampista del Feyenoord si è ritrovato a vestire i panni del tornante di sinistra, facendo le veci di Patrick Van Aanholt. Il calciatore del Crystal Palace non ha sfigurato contro gli inglesi, ma è apparso non completamente partecipe nella fase di proposizione e costruzione. Sembravano mancare le distanze corrette all’ex Vitesse e questo ha spinto Koeman, orfano di Jetro Willems e Daley Blind, a provare il giocatore di orgini angolane come esterno a tutto campo. L’esito è stato positivo: Vilhena si è dimostrato accorto, seppur visibilmente fuori contesto su determinate situazioni difensive, evidenziando di poter essere utilizzabile in un ruolo che potrebbe svoltargli la carriera in maglia arancione.

Animated GIF-downsized_large
Vilhena ringhia su Cristiano Ronaldo

Vilhena offre un’intensità nel pressing che solo Van de Beek può vantare nell’Olanda, perciò risulta perfetto secondo le richieste e dettami di Ronald Koeman. Il campione europeo U17 è reattivo nello staccarsi dalla propria posizione e apportare pressione al portare di palla, se la circostanza lo richiede. Il centrocampista ha nella sua faretra un’ottima tecnica individuale, perciò non si perde molta qualità in fase di costruzione con il suo eventuale utilizzo, e una capacità polmonare invidiabile che gli permette di rivestire il ruolo con disinvoltura.

Il numero dieci dei Rotterdamers ha coperto bene la propria zona di competenza, non subendo particolarmente João Cancelo: il terzino nerazzurro ha sofferto la fisicità di Vilhena, tanto da innervosirsi e farsi espellere. Questo avvolara la candidatura in pianta stabile del 3-5-2 che svincola Depay dal ruolo di esterno d’attacco. Il giocatore del Lione è apparso più frizzante, al netto della rete siglata, nei panni di costruttore avanzato. Depay, nonostante l’elevata tecnica individuale, è particolarmente in difficoltà a giocare con gli spazi stretti: l’ex Sparta Rotterdam si fa trovare più pronto quando il campo di fronte a sé si apre. La possibilità di svariare sul tutto fronte offensivo responsabilizza Depay e lo fa diventare un calciatore chiave per gli Oranje. La stella arancione è pronta ad assumersi le sorti dell’attacco olandese sulle spalle e lo ha dichiarato alla rivista olandese VI, che potete trovare in traduzione inglese su Goal.com.

In conclusione l’Olanda esce dalla doppia amichevole con talune certezze e informazioni utili laddove dove operare. Ronald Koeman ha inoltre disincantato la maledizione Portogallo che non veniva sconfitto dagli Oranje da quasi trent’anni. Il materiale dal quale ripartire può apparire risicato, ma Rambo ha le carte in regola per esser demiurgo e provare a centrare l’Europeo del 2020 con questi ragazzi.

 

Lo Stroitel Pryp’jat’: la squadra spazzata via dal disastro della centrale nucleare V.I. Lenin

 Alle prime ore del 26 aprile del 1986, nell’Ucraina settentrionale, esplode uno dei reattori della centrale nucleare V.I. Lenin. La centrale si trova a 3 km dalla cittadina di Pryp’jat’ e 18 km dalla città di Černobyl’ a ridosso del confine con la Bielorussia. A causa di una forte esplosione, determinata da inefficienze strutturali e non ancora precisamente determinati errori umani, il reattore n°4 viene scoperchiato, facendo fuoriuscire una nuvola di materiale radioattivo. La nube costrinse all’evacuazione delle zone prossime alla centrale nucleare, mobilitando circa 336.000 persone dalle proprie abitazioni.

La nuvola radioattiva si spinse in tutte le regioni d’Europa, arrivando a toccare le coste orientali degli Stati Uniti. Vi è ancora una controversia riguardo la stima delle morti indirette causate dall’incidente: Greenpeace arriva a stimare sei milioni di morti dovuti alla catastrofe del reattore ucraino, mentre l’ONU si mantiene su una previsione di 4.000 persone decedute a causa della nube tossica.

La tragedia della centrale nucleare V.I. Lenin ha toccato tutto il mondo occidentale e risulta complicato offrire una stima dei danni provocati dal reattore esploso; oltre a non esser stata fatta ancora chiarezza sulle oggettive responsabilità dei tecnici della centrale. L’immediata conseguenza dell’evacuazione della città attigua di Pryp’jat’ fu la nascita di un vero e proprio villaggio fantasma, lasciata tuttora al proprio triste destino.

La città di Pryp’jat’ era stata costruita appositamente per gli operai della centrale nucleare e poteva contare su una squadra di calcio: il FC Stroitel Pryp’jat‘. Stroitel significa costruttore. Pryp’jat’ era stata fondata il 4 febbraio del 1970 e si trattava della nona cittadina nucleare messa in piedi nell’Unione Sovietica. La squadra viene fondata nella metà del 1970 e la maggior parte dei giocatori provenivano dalla città di Chistohalivka, ad una manciata di chilometri a sud di Pryp’jat’, poiché la squadra locale poteva contare su numerosi atleti di spicco e la selezione di Pryp’jat’ poteva retribuire in maniera migliore i propri giocatori. Uno di questi fu Stanislav Goncharenko, considerato uno dei migliori talenti del calcio sovietico con un passato nello Spartak Kiev e nelle giovanili del Temp Kiev. Goncharenko fu costretto ad abbandonare il calcio a causa di un infortunio al ginocchio e divenne uno dei miglior allenatori di calcio indoor. Goncharenko centrò, da allenatore dell’Ucraina, una semifinale ed una finale mondiale di calcio indoor. La divisa di casa era ornata dai colori verde e nero.

3fe66f7300000578-4472680-image-a-10_1493904858043.jpg
La selezione del FC Stroitel del 1983

Nel 1981 il FC Stroitel Pryp’jat’, dopo essersi fatto notare negli anni precedenti in vari tornei regionali con selezioni amatoriali locali e nella coppa regionale di Kiev, accedette alla quarta divisione del campionato amatoriale, sotto il patrocinio della federazione calcistica dell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, la KFK of Ukrainian SSR. Il progresso sociale e demografico della città nucleare portò il Pryp’jat’ ad un prestigioso risultato: nel 1985 Il FC Stroitel Pryp’jat’, riscosse il miglior piazzamento in classifica della propria storia, centrando il secondo posto dietro l’FK Naftovyk Okhtyrka, sfiorando così l’accesso alla seconda lega del campionato dell’URSS, la Vtoraya Liga.

Allo scoppio del reattore nucleare nell’aprile del 1986 la squadra fu costretta a traslocare nella città di Slavutych e la compagine venne rinominata Stroitel Slavutych. La squadra riprese le attività nel 1987, ma le cessò quasi immediatamente un anno dopo. La compagine finì per diventare come la città che aveva dovuto abbandonare: uno spettro.

3FE66F8700000578-4472680-image-a-8_1493904850158
Gara casalinga dello Stroitel contro il Selmash Belya Tserkov nel 1985

Una scomparsa determinata anche dall’atto eroico di numerosi atleti del FC Stroitel Pryp’jat’. La città di Pryp’jat’ venne evacuata dopo 36 ore dallo scoppio del reattore nucleare, allontanando tutti i civili e mantenendo in loco i soli liquidatori. Queste figure si occuparono della decontaminazione della zona e la creazione del sarcofago che avvolse il reattore n°4. Fra i liquidatori erano presenti diversi giocatori del FC Stroitel Pryp’jat’ che scelsero di assurgere totalmente al loro compito, dimenticando le proprie velleità di successo e glorie sportive e dimostrando attaccamento alla propria città.

Il FC Stroitel Pryp’jat’ non fu solo una squadra destinata a scomparire, ma si vide negare la gioia di giocare nel proprio nuovo stadio da quel tragico incidente. La distinta personalità di Anatoly Shepel, ex attaccante di Chornomorets, Dinamo Kiev e Dinamo Mosca e nazionale dell’U.R.S.S., venne assoldata come tecnico alla mercé dei Fiocchi di neve. Shepel eseguì diligentemente il proprio lavoro, costruendo una squadra pronta ad approdare alla seconda divisione della piramide calcistica sovietica. Il club si preoccupò, perciò, di erigere una nuova casa per lo Stroitel: l’Avanhard Stadium da cinquemila posti a sedere.

PRIPYAT_FOOTBALL_GROUND_NEAR_THE_CHERNOBYL_PLANT_NOW_ABANDONED_UKRAINE_SEP_2013_(10006750744)
L’Avanhard Stadium in un’istantanea del 2013

Lo stadio doveva essere ufficialmente inaugurato il primo maggio del 1986, giorno dei lavoratori, data della gara semifinale di coppa tra Stroitel e Mashinostroitel di Borodianka, luogo vicino a Kiev.

Durante l’allenamento di rifinitura del Mashinostroitel, un elicottero atterrò sul campo di allenamento. Una serie di uomini vestititi con indumenti protettivi comunicano all’allenatore del Mashinostroitel, Viktor Zhilin, di interrompere l’allenamento, poiché la partita non si sarebbe più potuta giocare per cause non precisamente determinate. A Zhilin e ai suoi giocatori non viene riferito altro, solo successivamente si apprenderà della tragedia accaduta alla centrale nucleare.

Aleksandr Vishnevsky era uno di quei calciatori che avrebbe dovuto giocare la partita e nel 2012 è tornato a Pryp’jat’ con una troupe di giornalisti. Vishnevsky dichiara di essere stato forzato ad allontanare prontamente la città, allora decise di raccogliere in fretta e furia gli effetti personali dalla propria abitazione, ma gran parte di essi erano stati rubati. Nel giro di poche ore, più di 50.000 persone si volatilizzarono da Pryp’jat’. Vishnevsky ricorda un particolare di quella fuga: «Avevo un paio di scarpe originali Adidas con una foto di Breitner sulla linguetta».

Vishnevsky si dispiace ancora di non aver potuto giocare la gara di semifinale della Coppa di Kiev, soprattutto in virtù dell’inaugurazione del nuovo stadio di casa. La partita venne giocata nella capitale ucraina il 27 aprile del 2006 in una sorta di match celebrativo. I calciatori ancora vivi e in forze fecero la loro comparsa, così come Vishnevsky. Il ricavato della partita venne devoluto alle vittime del disastro nucleare. Per la cronaca, lo Stroitel vinse con il risultato di 3-2.

 

Fonti:

 

Il Gigante Sepolto: considerazioni sul passaggio di Mitchell Dijks al Bologna

 La nuova voce di mercato che avvolge il Bologna è l’intesa totale per la prossima stagione con Mitchell Dijks, difensore nativo dai Paesi Bassi. Il terzino mancino arriverà a parametro zero dall’Ajax con un contratto quinquennale. I Lancieri hanno lanciato nel calcio professionistico Dijks e hanno contribuito alla sua formazione giovanile, assieme al Volendam. Mitchell Dijks ha quasi esclusivamente giocato con club olandesi e non ha ancora avuto la gioia di rappresentare la nazionale maggiore.

102061
Dijks in biancorosso

Mitchell Dijks è nato a Purmerend nel 1993, nel North-Holland, nel febbraio del 1993. Il giovane è stato svezzato dal Volendam: una società di riferimento nella formazione giovanili nella regione settentrionale dei Paesi Bassi. All’età di sedici anni effettua il passo consequenziale, se provieni da quella specificare zona dei Paesi Bassi e hai talento: viene reclutato dall’Ajax. Il Volendam ha sempre rappresentato una sorta di club satellite dei Lancieri e ha un rapporto particolarmente consolidato con gli Het Andere Oranje (trad. L’Altro Arancione, per differenziarli dalla Nazionale, in quanto il Volendam veste singolarmente di arancio). Dijks effettua il proprio esordio con l’Ajax in occasione dello Johan Cruijff Schaal, leggasi Coppa d’Olanda, perso il 5 agosto del 2012 contro il PSV Eindhoven per 4-2. Dijks gioca settantasei minuti e viene sostituto nella ripresa da Dico Koppers. Il difensore nativo di Purmerend non gioca molto nella prima stagione e viene spedito in prestito all’Heerenveen, dove disputa ventisette partite stagionali. Il rendimento è discreto, ma non tanto convincente da garantirgli un nuovo contratto alla corte dei Lancieri.

Dijks con la maglia del Willem II

Il Willem II lo scrittura con un contratto biennale e gioca una stagione particolarmente positiva con Le Guardie del Re: nel 2014/15 il terzino scende in campo ventotto volte in Eredivisie. L’Ajax decide, perciò, di riacquistarlo: la squadra di Amsterdam concede al Willem II i prestiti di Lesly De Sa, Ruben Ligeon e Richiairo Živković per riavere Dijks. Per inciso, i tre prestiti chiamati in causa non offriranno un apporto soddisfacente con la maglia dei Tricolores. Nel suo ritorno all’Ajax, Dijks vive la sua migliore stagione sotto la guida di Frank De Boer in un’annata fallimentare, considerato lo scudetto perso all’ultimo giornata in favore del PSV Eindhoven. Nella primavera, inoltre, del 2016 viene convocato per la prima volta dalla Nazionale in occasione delle amichevoli contro Inghilterra e Francia, ma non scenderà in campo.

La stagione successiva rappresenta un incubo per Dijks: Peter Bosz lo vede come un’alternativa e viene rilegato in panchina dall’ex tecnico del Vitesse. Si alternano nel ruolo Jairo Riedewald e Nick Viergever, protagonisti della cavalcata in Europa League dell’Ajax. Mentre i suoi compagni di squadra sfiorano il successo nella competizione continetale per club, Dijks effettua un soggiorno nella ridente Norwich. In Championship si ben disimpegna con i Canaries, ma la sua avventura termina solo dopo sei mesi e viene richiamato dal prestito.

 

Mitchell Dijks e Yanic Wildschut alla corte dei Canaries. I due sono stati compagni di squadra ai tempi dell’Heerenveen

Nell’attuale stagione Dijks è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, ma non interlocutorio o confortante: l’ex Willem II scende in campo nove volte in Eredivisie grazie all’enorme quantità di infortuni che la squadra di Keizer ha dovuto subire. Nemmeno l’ex allenatore del Cambuur riesce a vedere Dijks come un vero titolare, favorendo ancora una volta il discreto Nick Viergever. L’arrivo di Nicolás Tagliafico ha ulteriormente ridotto le possibilità di scendere in campo per Dijks: il laterale basso argentino ha avuto un impatto soprendente in Eredivisie.

Mitchell Dijks è un calciatore altamente anomalo e peculiare. Dijks è un mancino alto un metro e novantaquattro centimetri corroborato da un fisico ben strutturato. La sua fisicità sembra suggerire un’interpretazione del laterale basso piuttosto bloccata e poco propositiva. In sintesi una sorta di terzino che può diventare un centrale aggiunto in fase di non possesso, poiché, in quella di possesso, viene chiamato raramente in causa e non offre le “tipiche” scorribande di un laterale basso.

La realtà effettuale è nettamente diversa: Dijks è un abile costruttore laterale di gioco. L’ex Willem II è abbastanza disinvolto con la palla al piede e capace nel dribbling. Dijks ha un’interpretazione personale del come fronteggiare l’avversario: lo punta lasciandogli spaziodi intervenire, ma all’ultimo istante utilizza il fisico per proteggere il pallone. Il tutto resistendo a qualsiasi tipo di urto o intervento, non perdendo eccessiva velocità. Questo gli permette – al netto di una scarsa accelerazione e un cambio di passo non spiccato – di arrivare con facilità sul fondo. In generale è un terzino assoulutamente attivo e dinamico, che non manca d’esser riferimento in fase propositiva.

L'epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan
L’epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan

Dijks è un abile crossatore o suggeritore, da qualsiasi posizione. Ha un buon cross che si adagia sul secondo palo, quando colpisce la sfera dalla trequarti avversaria. Sul fondo predilige una palla che premia il rimorchio, rispetto ad un passaggio sul primo palo. In scivolata è discretamente preciso, nonostante il timing sia il suo maggiore problema. Dijks non è abile a sfruttare appieno il proprio fisico nei contrasti e non fa fruttare la sua preponderanza fisica in termini di riconquista del pallone. Spesso è in ritardo ed incorre troppo frequentemente in sanzioni. Inoltre non è un calciatore arcigno, oltre ad assentarsi nelle varie fasi della gara. Senza tralasciare una fase realizzativa davvero scarna: centotto presenze da professionista e solo due reti siglate. Considerazione a margine: Dijks non è ferratissimo nelle sfide di inframezzo del popolare videogame FIFA.

Nel complesso è un calciatore che al Bologna può fare dignitosamente: Roberto Donadoni avrà a disposizione una nuova fonte di gioco laterale. In questa direzione rappresenta un sostituto di Adam Masina, in caso di partenza dell’italomarocchino nella sessione di mercato estiva. I dubbi intorno a questo giocatore sono di natura caratteriale ed ambientale: Dijks ha giocato in un calcio davvero povero dal punto di vista tattico, soprattutto a livello difensivo. I suoi “blackout” non sono perdonati in Serie A e potrebbe avere vita difficile al primo errore.

Dijks è complice della rete di Bazoer ai danni del Vitesse

Inoltre verrebbe calato in un contesto differente rispetto all’Ajax: il Bologna è una squadra che in determinate partite va in sofferenza e non può permettersi un laterale basso che si contraddistingue solamente per una buona fase di costruzione. La nota positiva riesede nel fatto che Dijks è un calciatore fisicamente strutturato e può essere difficile da contenere nel contesto italiano, diventando un fattore nei calci piazzati. In sintesi è stata una trattativa comprensibile da parte del direttore tecnico del Bologna, Riccardo Bigon. Dijks è un terzino sufficiente che ha margini di miglioramento e desideroso di riscatto. In questo senso, una continuità che sembrebbe garantirgli il contratto quinquennale potrebbe rafforzare la fiducia del giocatore e provocare in lui un’inaspettata crescita.

 

I riti del costruire: alla luce di Ronald Koeman e i nuovi volti della K.N.V.B.

 La notizia della settimana nei Paesi Bassi è la nomina di Ronald Koeman come nuovo commissario tecnico della nazionale olandese. La panchina è stata lasciata vacante da Dick Advocaat, attuale allenatore dello Sparta Rotterdam, e da metà novembre è rimasta senza un proprietario. La K.N.V.B., ovvero la Federazione Calcistica Olandese, si è presa il proprio tempo per poter valutare attentamente i candidati e operare una scelta cosciente, oltreché lungimirante.

L’intento è di non ripetere l’errore commesso al termine del campionato mondiale brasiliano, ossia assegnare la panchina ad una soluzione di ripiego, quale è stata Guus Hiddink spalleggiato da Danny Blind. Come è noto, Hiddink ha rassegnato le dimissioni a metà del cammino della qualificazione ai campionati europei del 2016, in seguito alle quali gli è succeduto Blind. L’ex capitano dell’Ajax ha fallito l’accesso alla massima competizione continentale per le nazionali e ha gravemente compromesso le possibilità della selezione oranje di approdare al mondiale russo. Emblematica e fatale è stata la sconfitta in Bulgaria per 2-0 nel marzo scorso per il tecnico di Vlissingen. Nulla ha potuto

Copyright-ProShots-1688092
Il momento del tracollo olandese raffigurato dall’espulsione di Strootman

il Kleine Generaal: Dick Advocaat ha portato alla vittoria gli Oranje in otto occasioni su nove – tra partite ufficiali e non – non riuscendo a regalare i playoff ai tulipani. Gli olandesi sono incappati in una notevole sconfitta contro la Francia che ridimensionato aspettative e valore della compagine arancione in una tragica notte che ha visto il simbolo della decadenza olandese, Kevin Strootman, essere allontanato anzi tempo dal rettangolo di gioco.

La necessità di cambiare rotta e dare una sferzata decisiva al proprio movimento calcistico ha indotto la K.N.V.B., nella figura del Direttore Generale Eric Gudde, ad assegnare le redini della rifondazione olandese alle figure di Nico-Jan Hoogma, Aloys Wijnker e Ronald Rambo Koeman. A margine la federcalcio olandese ha reso nota l’impossibilità di contemplare un profilo straniero per questioni di budget come commissario tecnico. Questa sarà la triade che nei prossimi quattro anni avrà il compito di portare nuovamente in auge la nazionale maggiore e quelle giovanili, oltre a risolvere annate di mala progettazione e gestione approssimativa.

La prima figura chiamata in causa, Nico-Jan Hoogma, è una scelta comprensibile nel ruolo di Direttore Tecnico della federcalcio olandese. Il direttore generale dell’Heracles Almelo ha eseguito un lavoro eccellente nel club del Overijssel: dalla sua nomina nel 2007, gli Erculei non sono mai retrocessi in Eerste Divisie. Hoogma ha dato continuità e

348985
Nico-Jan Hoogma

corpo ad un progetto che ha permesso al club, dopo un ventennio di Purgatorio della serie cadetta, di mantenersi stabilmente in Eredivisie. L’annata più mirabile è certamente stata quella del 2015/16 quando l’Heracles ha centrato il sesto posto. Hoogma ha avuto il merito di puntare fortemente su John Stegeman, tecnico che guida la selezione bianconera dall’agosto del 2014. Inoltre il club è stato sanificato dal punto di vista finanziario e rappresenta una società modello nella sfera calcistica dei Paesi Bassi. Hoogma rappresenterà una ventata d’aria fresca a Zeist e cozza violentemente con i vecchi volti del calcio olandese, quali Fred Rutten e Louis Van Gaal – in pole per lungo tempo come prossimi titolari del posto di Direttore Tecnico della K.N.V.B – oltre ad Earnest Stewart che ha rinunciato alla carica. Hoogma è un uomo pragmatico e “di campo”, talvolta sfrontato nelle proprie decisioni; la più clamorosa delle quali è stata appoggiare il mantenimento dei manti sintetici in Eredivisie, questione torrida nei Paesi Bassi di questi tempi, in nome di una maggiore praticità.

Il nome sicuramente meno conosciuto è quello di Aloys Wijnker, prossima testa pensante dello sviluppo calcistico nei Paesi Bassi. Wijnker ha una lunga militanza fra le fila dell’AZ Alkmaar come massimo responsabile del settore giovanile: un decennio fra 2005-2015 durante il quale ha sviluppato e ha appreso un notevole bagaglio di conoscenze da un totem come Louis van Gaal. Wijnker ha allenato le selezioni giovanili dei Formaggiai prima di prendere la testa dell’intera Accademy la quale – durante il suo operato – è stata nominata per due volte come miglior Accademy dell’anno. Un risultato

20170320 DA Aloys Wijnker
Aloys Wijnker

da evidenziare, in una Nazione dove spadroneggiano vivai quali quelli di Feyenoord e, soprattutto, Ajax. Nell’ultimo anno Wijnker è stato a capo della “U.S. Soccer Boys Accademy”, in sintesi la massima carica inerente al calcio giovanile negli Stati Uniti. Wijnker, di soli quarantadue anni, rientra nei Paesi Bassi con una nuova esperienza sulle spalle e con la licenza di essere un elemento di novità in un contesto che, adagiatosi troppo sugli allori, ha dimenticato come si sviluppano calciatori preparati e di qualità, in grado di affermarsi oltre i confini nazionali.

L’istante saliente della questione è certamente la nomina del nuovo c.t.: Ronald Koeman. Koeman ha una notevole esperienza nel proprio bagaglio di allenatore, oltre ad essere stato un calciatore di fama mondiale. Le squadre che ha allenato sono state: Vitesse, Ajax, Benfica, Valencia, AZ Alkmaar, Feyenoord, Southampton e, in ultima istanza, l’Everton. Il tecnico olandese è stato esonerato il 23 ottobre del 2017, in seguito ad una

article-0-000EF21500000258-155_468x349
Ronald Koeman e Guus Hiddink a confronto

serie di risultati deludenti sulla panchina dei Toffees che hanno portato la selezione di Liverpool al quart’ultimo posto. Un risultato inaccettabile a fronte di un’annata da incorniciare nella stagione precedente ed un mercato dispendioso. Dalla data dell’esonero, Ronald Koeman è stato il main target della K.N.V.B. . Fallito il suo approdo nella tarda estate del 2014, a causa di una volontà da parte della federazione di assegnare all’ex giocatore del Groningen il tutoraggio di Guus Hiddink – desiderio che Ronald Koeman non prese affatto con benevolenza e unico motivo apparente della sua rinuncia alla panchina della nazionale olandese – Eric Gudde è riuscito a convincere Rambo a sedersi sulla scottante panchina degli Oranje dopo un colloquio avvenuto la scorsa settimana. Si tratta di un ritorno per Koeman, poiché già nella spedizione di Francia ’98 è stato sulla panchina degli olandesi, sebbene come assistente dello stesso Guus Hiddink.

Ronald Koeman non ha lasciato cadere la richiesta di Eric Gudde e ha colto al volo l’occasione: «Penso di poter rivestire il ruolo di c.t.: la nazionale sarebbe anche la continuazione ideale della mia carriera» – aveva dichiarato Koeman nelle ultime settimane alla rivista “Voetbal International”. Il tecnico olandese porta con sé in nazionale l’assistente Kees van Wonderen, con un passato nel VVV Venlo, e Patrick Lodewijks, preparatore dei portieri, che già ha lavorato per la K.N.V.B. nel 2014-15, oltreché esser stato suo collaboratore nella recente esperienza con l’Everton.

La scelta che ha preso in causa la figura di Ronald Koeman ha un’immediata motivazione: la necessità di pragmatismo. La nazionale olandese ha bisogno di abbandonare i propri fondamentalismi tattici che ne stanno prostrando le aspettative da un ventennio a questa parte: reiterare l’integralismo di un calcio propositivo e composto di possesso palla ha tarpato le ali dell’Olanda in diverse occasioni, soprattutto nell’ultimo quadriennio quando la Gouden Generatie ha oltrepassato troppe primavere e ha lasciato la scena della nazionale. In ultima istanza, il massimo simbolo di questa generazione di campioni, quale Arjen Robben, ha lasciato la nazionale olandese nell’amarissima vittoria interna contro la Svezia: offrendo la possibilità di una svolta. Non appunto è un caso che l’Olanda abbia centrato risultati di rilievo, quali il terzo posto al mondiale brasiliano, giocando un gioco speculativo e accorto. In questa occasione immenso merito va dato a Louis van Gaal che, dopo una lunghissima e straziante lotta ideologica con la stampa olandese, ha valorizzato i talenti olandesi a disposizione, nascondendo sotto il tappeto gravi difetti strutturali di questa squadra.

La nazionale olandese, sotto la direzione di Ronald Koeman, cambierà dal punto di vista tattico: si lavorerà in nome di una duttilità e di una capacità di giocare sull’avversario. Il possesso palla estenuante e sterile verrà abbandonato come ideologia, bensì verrà utilizzato solo in determinate fasi della gara. Koeman conosce diversi sistemi ed approcci alla gara che utilizza in maniera indistinta nel corso del match, perciò l’ex Ajax dovrà davvero faticare, soprattutto con i giocatori provenienti dall’Eredivisie ma non solo, a spazzar via il monopensiero del dominio del possesso palla e del 4-3-3 – oramai istanza spettrale e non più applicabile. Rambo porterà la squadra ad essere più aggressiva e repentina nel recupero palla, sfaccettatura che l’Olanda non ha mai veramente approfondito e, probabilmente, calcolato.

Il prossimo c.t. galleggerà – in termine di moduli –  fra il 4-2-3-1 e il 5-3-2, senza dimenticare il Totaal Voetbal del quale l’Olanda si prefigura come massimo genitore ed è vero orgoglio nazionale. Koeman lo reinterpreterà e lo renderà funzionale, oltre che attuale. Non essendo più applicabile in fase di possesso, poiché gli olandesi sono in

Ajax+v+Feyenoord+Eredivisie+-8TnZiB5naPl
Il nuovo ciclo deve ripartire da Van de Beek e De Ligt

deficit – quasi totalmente – d’intensità e ritmo palla al piede, porterà la polifunzionalità dei giocatori in fase di non-possesso: tutti involti nel recupero della sfera. Una volta recuperato il pallone verrà immediatamente smerciato nello spazio delle corsie esterne o centrali, a seconda delle occasioni, esaltando atleti capaci in fase d’inserimento e abili nel conoscere le spaziature del gioco. Non è un caso che il trequartista dei Saints Dušan Tadić abbia condotto la miglior parte della sua carriera sino ad ora sotto l’ala di Koeman: il serbo ha sposato appieno la politica del gioco nello spazio, esaltando le sue abilità di regista avanzato e la sua precisione nel passaggio.

Gli uomini cardine di questa nuova Olanda saranno giocatori in grado di garantire solidità e pragmatismo. Stefan de Vrij, con la sua pulizia in fase d’impostazione e la sua intelligenza tattica nel saper intrepretare diversi moduli, e Virgil van Dijk, per distacco il miglior difensore nel gioco aereo della Premier League e abilissimo nell’uno contro uno, saranno i punti di riferimento del nuovo percorso degli Oranje dal punto di vista prettamente difensivo. I talenti arancioni che beneficeranno di questo nuovo c.t. saranno sicuramente Donny van de Beek, esordiente nell’ultima sfida degli olandesi contro la Romania, e Frenkie de Jong. Il primo è una mezz’ala che sposa in toto l’intensità che Koeman predica: il talento dell’Ajax può ricordare il primo Klaassen, ma viaggia ad una velocità superiore rispetto all’attuale flop dell’Everton. Frenkie de Jong dell’Ajax, probabilmente il talento più cristallino della sua annata nei Paesi Bassi, rivestirà il ruolo regista basso con il compito di dettare i tempi ed essere un legaccio fra difesa e centrocampo. Un ruolo che è scoperto dai tempi di Van Bommel e che il romanista Kevin Strootman non riesce ad interpretare a pieno regime.

Ronald Koeman attingerà, in fase di selezione, a numerosi elementi che giocano in Premier League o ha allenato nell’esaltante esperienza al Feyenoord. Nomi quali quelli di Georginio Wijnaldum o Daryl Janmaat – che dovrà giocarsi il posto con il romanista Rick Karsdorp –  potranno essere riqualificati a dovere, invece personalità quali un probabile

KlaassenAtalanta
Davy Klaassen è stato un vero “flop” all’Everton: il suo recupero potrebbe essere importante per gli Oranje

Daley Blind o lo stesso Davy Klaassen subiranno un declassamento: il primo è un elemento discreto, ma dotato di un ritmo troppo cadenzato nelle giocate. Il secondo ha mostrato di essere troppo acerbo per essere un giocatore sul quale puntare fortemente. Un nome che nei Paesi Bassi ci si auspica poter essere utilizzato con maggiore frequenza è Jens Toornstra: il centrocampista del Feyenoord non è assolutamente un calciatore di primo pelo, ma è probabilmente l’atleta più scaltro di tutta l’Eredivisie.

L’Olanda si appresta ad un nuovo corso che tenterà di sovvertire la propria tradizione in nome di un progresso che sembra esser giunto in maniera eccessivamente tardiva. L’obbiettivo sono i campionati europei del 2020 e già l’impegno nella Nations League non appare agevole con Francia e Germania nel proprio mini-girone, ma Koeman ha già dimostrato intraprendenza e fiducia. Una caratteristica che sembra aver abbandonato gli Oranje da troppo tempo.

 

OrangeColumn: sei giocate pazzesche per emergere al calcetto del venerdì sera

Il calcetto del venerdì sera spesso è incolore: uomini, trucidati dalla macerazione dell’esistenza e dalle fidanzate inopportune, che si trascinano su un manto erboso finto e completamente logoro. Gli schemi ripetuti sino al vomito e quei dai-e-vai troppo meccanici fiaccano l’animo del giocatore appassionato, che non riesce più a ritrovare la sincera e fanciullesca gioia di praticare il mitologico calcio.

Voi che avete esagerato con lo spritz corretto Campari

Ecco, in questa sede, una guida per colorare l’istituzione del calcetto serale. Sei mosse per incantare il pubblico, ovvero la compagna inopportuna del tizio con la maglia di Cristiano Ronaldo e vostra zia Rita, appassionatissima di futsal perché passa le giornate tra tornei continentali di calcetto ed il lavoro a maglia.

Istruzioni per l’uso: buon riscaldamento alle articolazioni per evitare infortuni, self-confidence, coraggio e non essere quello senza speranza fra i dieci prestanti giocatori in campo.

 

Jay-Jay OkochaJay-Jay Okocha’s Rainbow

Difficoltà d’esecuzione: 4/5

Sfacciataggine: 4/5

Il primo trick è per gli amanti del calcio primi anni del nuovo millennio e per coloro che hanno perso tutti i treni che la vita gli ha offerto poiché giocavano a FIFA Street. Siete confinati a livello della bandierina del calcio d’angolo perché il vostro amico che corre un sacco non riesce a fare un passaggio come si deve. Vedete lo spazio dietro il difensore che vi sta davanti ed è questa l’occasione giusta per provare l’arcobaleno dell’ex fantasista del Bolton. Effetti collaterali: verrete idolatrati per tutta la vita, forse in maniera decisamente eccessiva rispetto a quello che avete dato realmente al calcio.

 

Rivelino’s Flip-Flap o Elastico

Difficoltà d’esecuzione: 2/5

Sfacciataggine: 1/5

L’elastico, o flip-flap nelle nazioni di origine non neolatina, è una skill che ha reso celebre un maestro del dribbling come Rivelino. La particolarità dell’elastico è quella di coinvolgere un solo piede, perciò se il vostro idolo è Ricardo Maravilla Álvarez e non sapete nemmeno di avere l’altra estremità,  potete farvi forti di questo “numero”. L’elastico è globalmente conosciuto ed è utilizzabile in ogni zona del campo, poiché richiede uno spazio ridotto per l’esecuzione. Consigliato per dribblare da ultimo uomo, non il popolare sito web, l’attaccante in pressione. Effetti collaterali: in caso di problematiche pregresse alle caviglie, dopo l’esecuzione di questa magia potrete vedere le stelle. Per il dolore.

 

Bolasie’s Flick

Difficoltà d’esecuzione: 4/5

Sfacciataggine: 3/5

Yannick Bolasie è sicuramente uno dei giocatori più abili nell’uno contro uno nella Barclays Premier League, tanto da inventare una vera e propria giocata che prende inevitabilmente il suo nome. Questo trick è da utilizzare quando sei confinato sulla linea laterale e riesci a girarti velocemente per darle le spalle. La difficoltà di questa esecuzione non risiede solamente nelle proprie capacità tecniche, bensì nel riuscire a distanziare l’avversario di un metro, spazio necessario per la riuscita di questa skill. Il gioco di gambe è notevole, se volete imparare ad eseguirlo provate a guardare questo pazzoide o chiamate a casa di Bolasie. Effetti collaterali: diventare un calciatore effimero all’improvviso e ricevere una pedata negli zebedei dal difensore grassoccio che ti sta marcando.

 

McGeady’s Spin

Difficoltà d’esecuzione: 2/5

Sfacciataggine: 2/5

La McGeady’s Spin è sicuramente e di gran lunga la mia skill preferita: facile da eseguire e adatta per i calciatori di fascia. Si tratta di un vero  e proprio toccasana quando devi rincorrere un pallone che si sta spegnendo sulla linea laterale o di fondo campo. In sintesi un gioco di gambe per grandi e piccini che vi darà l’opportunità di andare sul fondo per mettere quei vostri cross inutili che non trovano mai nessuno in mezzo all’area o si infrangono sulla rete laterale della porticina difesa da vostro cugino Ivo, chiamato all’ultimo secondo e relegato in porta perché non vede un pallone da calcio dal 1997. Effetti collaterali: sviluppare la cirrosi epatica e una morbosa passione per i Dropkick Murphys.

 

Riquelme’s Move

Difficoltà d’esecuzione: 5/5

Sfacciataggine: 5/5

Provate a sognare di avere l’intelligenza calcistica e l’abilità tecnica adatta per primeggiare nell’ancestrale mondo del dribbling, immergetevi in una nube di self-confidence e poi date un’occhiata a questa skill folle, così immaginifica da necessitare di una guida. Questa giocata è per coloro che stanno dominando la partitella del venerdì sera e vogliono sbeffeggiare l’avversario per dare vita ad una vera e proprio corrida. Questa skill vi porta direttamente nell’Olimpo delle vostre amicizie e conoscenze senza passare dal cosiddetto “via”. Effetti collaterali: Andrea Bini vi citofona sotto casa per un autografo ogni dannato mercoledì sera.

 

 

Marseille Turn

Difficoltà d’esecuzione: 3/5

Sfacciataggine: 2/5

In ultima istanza per stupire i vostri avversari una giocata portata alla ribalta da Zinedine Zidane ed affinata da un vero e proprio trickster come Memphis Depay: ovvero la roulette di Marsiglia. Qui viene riproposta nella variante dell’olandese, poiché in questo frangente l’esterno degli Orange riesce ad eludere la pressione di tre avversari. Depay, seppur retrocedendo di un paio di metri, libera la propria visuale per la giocata. Immaginatevi da soli contro una moltitudine di avversari e nessuno vi viene a dar man forte: la Marseille Turn è l’opzione adatta per prendere tempo ed aspettare l’inserimento di un vostro compagno di squadra. Un inserimento che non arriverà mai poiché la vostra punta si guadagna da vivere facendo il cosplay di Giuliano Ferrara. Effetti collaterali: calvizie precoce o tatuaggi eccessivamente grandi.

“Con le SPAL al muro” – Capitolo I: Le dame, i cavalier, l’arme e gli amori

«Sì, Leonardo, ce l’abbiamo fatta: è nostro. Lo abbiamo preso».

Sono le sei e mezzo del mattino del 29 gennaio e l’allenatore della SPAL, Leonardo Semplici, ascolta assonnato e titubante queste parole audaci, pronunciate con eccessivo ardore e sicurezza da un interlocutore sconosciuto. Leonardo non comprende il mittente della telefonata: è un’ora poco indicata per riconoscere le voci altrui. L’allenatore controlla il proprio smartphone ed osserva il registro delle chiamate: è stato Davide Vignati a telefonargli per ultimo. Sì, proprio quel Davide Vignati: il direttore sportivo della SPAL. In un istante Leonardo capisce l’oggetto della chiamata: la SPAL si è assicurata Hakan Çalhanoğlu in prestito dal Milan. L’estroso trequartista turco non si è rivelato abbastanza grintoso per il leggendario tecnico rossonero Gennaro Gattuso – unico esempio di mascolinità rimasto in un mondo martoriato ed avvelenato da scarpe colorate e esterni che rientrano sul proprio piede favorito. L’allenatore degli Estensi non riesce a contenere la propria gioia e con un gesto festante ribalta accidentalmente il bicchierino di Wyborowa Premium della notte precedente. La vodka polacca gli è stata regalata dal centrale di difesa Bartosz Salamon alla quinta ed inaspettata presenza da titolare, ed ora aveva rovinato le pagine del diario tattico di Semplici e l’inchiostro blu oltremare era divenuto violaceo, come il passato di Leonardo sulla panchina della primavera della Fiorentina.

Calha
L’esclusiva Panini di Hakan Çalhanoğlu con la maglia della SPAL

La SPAL non sta vivendo un momento di forma esaltante dal punto di vista dei risultati: la selezione estense è ancorata a quota quindici punti in classifica e la retrocessione spaventa ferocemente gli Spallini. Sono oramai quattro le sconfitte consecutive: nel penultimo turno la compagine di Leonardo Semplici è stata spazzata via dall’Udinese di Massimo Oddo. Antonín Barák mattatore del match con una doppietta alla Dacia Arena che ha trascinato all’ennesimo successo i Friulani. Ebbro di gioia e non solo, il tecnico Massimo Oddo dichiarerà alle telecamere: «Avete visto?! Ora riesco a vincere le partite senza l’ausilio della burocrazia». Nell’ultima giornata la SPAL ha dovuto fare i conti con l’Inter di Luciano Spalletti: i Nerazzurri si sono imposti grazie ad una rete di Davide Santon nell’extra time della ripresa, gettando i tifosi del Paolo Mazza in uno sconforto inconsolabile. Non è propriamente un compito agevole rimarginare le ferite emotive di un match perso allo scadere per mano di un terzino con due reti segnate in centosettantotto gare ufficiali. Leonardo Semplici non digerì bene la sconfitta e decise di presentarsi in sede per ottenere dei rinforzi per affrontare con dignità la seconda parte di stagione. Volarono sgabelli e colpi proibiti, ma qualcosa sembrò muoversi nelle “teste pensanti” della SPAL.

Leonardo, ancora con i postumi di una notte insonne fra sigarette e bicchierini di vodka, riceve una nuova chiamata: «Ciao Leonardo, sono Vignati, Ünder e Marchetti arrivano domani per le visite mediche. Caro Leonardo, ti passo un amico…» – dall’altro capo prese con veemenza la cornetta un uomo pingue e tozzo nei movimenti. «Salve Semplici, sono Claudio, la ringrazio per la questione di Federico e si ricordi: Cave canem!». Non era altro che il patron laziale Claudio Lotito, raggiante per aver dribblato l’ennesimo stipendio oneroso da pagare. Leonardo comincia a razionalizzare il tutto: «Ünder, Marchetti e Çalhanoğlu… Senza considerare l’arrivo di Kurtić due settimane fa. Qui bisogna escogitare qualcosa di nuovo» – mormora nella propria stanza d’albergo di Ferrara. Solo, in mutande, letteralmente ed emotivamente, perché la moglie lo ha lasciato: Leonardo passa le notti insonni a formulare tattiche sulla difesa a tre alla luce di una minuscola abat-jour e questo era decisamente intollerabile per la consorte Cinzia. La splendida donna non poteva sopportare di dover dormire con il fastidio continuo provocato da quella luce fioca. Sì, fioca, come le speranze del marito di salvare gli Spallini con quella gestione difensiva. Cinzia, lo aveva lasciato un paio di settimane prima, scappando di prima mattina dopo il poker di Ciro Immobile agli Estensi: un weekend da dimenticare per Leonardo.

Semplici, dopo essersi rivestito, si getta sul proprio blocco degli appunti, mentre un tenue rumore di pioggia lo accompagna durante quel scarabocchiare incessante e demoniaco. Terza telefonata della giornata: «Maurizo, sempre Vignati, difesa sistemata: Angella e Tonelli sono nostri. Sì, niente di eccezionale, ma fanno sempre comodo. Passo e chiudo, buon pranzo Leonardo». Il tecnico della SPAL è in estasi, ma un brontolio lo prostra e preoccupa: sono ventiquattro ore che non mangia nulla, perciò decide di scendere in città per banchettare in un bistrò della zona. Nulla sembra veramente catturare l’interesse di Semplici, perciò decide di entrare in un McDonald’s ed ordinare un HappyMeal: i giocattoli di plastica gli ricordano quel figlio che la moglie Cinzia gli ha portato via. Vorrebbe gridare alla laureata in psicologia che lo sta servendo quanto sia dilaniante perdere un figlio a causa della difesa a tre, ma decide di sedersi in un’oblunga tavolata. Davanti a sé scorge un ragazzo di colore, fisicamente importante, che trangugia un cheeseburger con violenza e desiderio. Il giovane si alza in piedi e dà le spalle a Leonardo. Dietro al giubbotto una scritta che campeggia sfarzosa: El Khouma. Semplici chiama a sé il ragazzo e prende la parola: «Ho sentito che Stefano Pioli ti ha messo fuori rosa perché hai una media reti/minuti giocati migliore del Cholito, mi dispiace Babacar». Il ragazzo si abbassa il cappellino da baseball e, mesto, lascia il locale. Si intende non con

IMG_4926
Tutta la gioia di chi è condannato ad essere il sostituto di Giovanni Simeone

Giandomenico Mesto, per carità. Leonardo ha un’idea e lo insegue con uno scatto fulmineo: «Senti, ma non è che verresti a giocare da noi? Schierare Antenucci è improponibile in Serie A» – domanda trafelato il Semplici. Babacar annuisce e abbraccia il tecnico della SPAL con tutto l’amore rimastogli. Leonardo risponde come un padre alla ricerca di un affetto che non può più ricevere e manca immensamente.

 

Semplici rincasa e lavora interrottamente alla difesa a tre, è la sua ossessione: non può fare a meno di pensare a quello schieramento difensivo che gli ha portato via la moglie ed il figlio, oltre che essere una costante minaccia per la propria carriera. È l’una di notte e Semplici sta sfogliando la sua opera preferita, Le Confessioni di Sant’Agostino, quando arriva un messaggio di testo al proprio smartphone: «Non vedo l’ora di conoscerla, Mister. Ci vediamo al campo. Saluti». Leonardo apre What’s App per scorgere l’identità del mittente e fa una scoperta rivoltante: si tratta di Jacopo Sala, terzino destro della Sampdoria. Leonardo si mette a dormire, non senza qualche timore per il giorno venturo.

Il gelo si è impadronito del Centro Addestramento SPAL e Leonardo Semplici, mattiniero come sempre, aspetta i propri ragazzi e i volti nuovi davanti la porta degli spogliatoi. Dopo una breve ricognizione, constata con piacere che tutte le matricole spalline sono arrivate al campo senza intoppi. Purtroppo, persino lo svagato Jacopo Sala ha trovato la strada per il centro sportivo degli Estensi. Leonardo si dà un gran da fare per assettare la squadra, ma qualcosa si inceppa e non funziona. Gli uomini non girano a dovere e i reparti sono eccessivamente distanziati. I nuovi arrivati battibeccano con le mummie dello spogliatoio. Regna l’anarchia e questo getta nel sconforto più totale Semplici.

Il tecnico della SPAL raccoglie i palloni con aria stanca a fine allenamento e li trascina, con notevole fatica, verso il magazzino. Arrivato nello stanzino buio accende la luce e vede un’ombra che si nasconde dietro i coni – utilizzati per potenziare la precaria tecnica di Felipe. Semplici si avvicina con una notevole paura verso l’angolo buio, pensando che si tratti di un topo o un gatto un po’ troppo curioso. All’improvviso si alza in piedi una figura nota del calcio internazionale: Dalbert Henrique. Il brasiliano spiega di essere stato abbandonato da Luciano Spalletti la domenica precedente alla stregua di un cane in autostrada il quattordici di agosto. Semplici, uomo dal cuore magnanimo, lo accoglie cristianamente con sé e fa stipulare un biennale all’ex Nizza fra l’imbarazzo generale. Il giorno ha lasciato notevoli scossoni e Leonardo si corica stanca nell’umanamente fredda camera d’albergo.

Semplici si alza alle sette di mattina e dopo una corposa colazione di tarallucci Mulino Bianco e caffellatte prende la via di Milano per assistere all’ultimo giorno di calciomercato. La squadra viene affidata ad Andrea Consumi, vice di Leonardo. L’allenatore della SPAL arriva al “Starhotels Business Palace” di Milano e, dopo aver poggiato la valigia, Pavel Nedved lo accoglie con sinistro calore. Il ceco non è propriamente un uomo affabile e Leonardo sente il puzzo di fregatura lontano un chilometro.

«Senti lo vuoi Sturaro?» – chiede timorosamente l’ex Lazio.
«Non lo voglio: è una chiavica. Voglio salvarmi, Pavel, non salutare anzitempo la Serie A» – risponde audacemente Semplici.
«Ho un’offerta… Senti, se prendi Sturaro, ti lascio Bentancur in prestito biennale»
Leonardo, con la fermezza di Catone, esclama: «Affare fatto!».

Leonardo si libera del giogo opprimente del ceco e pensa cosa se ne farà di Stefano Sturaro. «Le vie del mercato sono infinite», così ama recitare Alessandro Bonan, durante il proprio popolare programma sul calciomercato. Molto spesso Nemo propheta in patria, ma il conduttore al soldo di Sky Sport – un po’ troppo soggetto a lapsus di vario genere – non può dirsi tale, poiché all’improvviso sopraggiunge Walter Mazzarri che saluta calorosamente l’amico toscano. Una chiacchera tira l’altra e fra un giro di Chianti e l’altro, Walter, il bellissimo Walter, confida al collega Leonardo di necessitare di un buon centrocampista di rottura. L’ennesimo dello scacchiere tattico di Mazzarri. Leonardo, con un paio di mosse di spessore psicologico, lascia Sturaro al Torino e si assicura Alejandro

Mazzarri-dailystarcouk
Walter Mazzarri con il volto ieratico di chi ha comprato l’ennesimo incontrista

Berenguer, esterno spagnolo non propriamente nelle grazie dell’ex tecnico del Napoli. Semplici ha una squadra nuova fra le mani, alla stregua di Judah Loew che a cavallo tra Cinquecento e Seicento creò un golem in una rigogliosa Praga, Leonardo è chiamato a manipolare quelle undici anime e creare una squadra competitiva.

 

Semplici lascia Milano e, alla guida della sua Fiat Multipla, ripete la campagna acquisti mentalmente. «Un portiere, due terzini, due centrali, due centrocampisti, tre trequartisti ed un centravanti» – mormora fra sé e sé, sulle note di Stayin’ Alive dei Bee Gees, e non riesce a venirne a capo. La difesa a tre non poteva esaltare le caratteristiche degli undici colpi provenienti dalle undici regine dell’attuale Serie A. Ad un certo punto della tratta Milano-Ferrara arriva una chiamata da parte dell’amico di una vita di Leonardo: Gigi Cagni. «Ciao Leonardo, sono alla porta del tuo albergo e devo dirti una cosa molto spiacevole» – queste le parole enigmatiche e terrorizzanti dell’uomo che propose Mário Rui all’Atlético Madrid. Leonardo chiude la chiamata e si precipita all’Hotel Migliorini di Ferrara.

Davanti all’albergo i due si incontrano. Gigi tenta di prendere la parola ed alla fine, dopo notevoli titubanze, si pronuncia:

«Leonardo, Cinzia ha un nuovo compagno. Un uomo che tu conosci bene, purtroppo»
«Non dirmi che si tratta proprio di lui…»
«Sì, Leonardo, la tua nemesi: Francesco Guidolin»

Le parole sono state poche e le frasi brevi, ma tanto sono bastate per gettare Semplici a terra, in lacrime e delirante. Coltelli nelle carni di Leonardo. L’allenatore della SPAL non poteva darsi pace di aver perso Cinzia anche a causa del malvagio Guidolin: allenatore portato in palmo di mano dalla stampa, ma che non ha centrato una Champions League nemmeno per sbaglio con l’Udinese. Al culmine della disperazione, Semplici ha un’illuminazione:

«Devo usarli tutti»
«Chi devi usare Leonardo?»
«I nuovi acquisti e abbandonare lo scopo della mia vita: la difesa tre»
«Leonardo è una pazzia: tutti i novizi in campo assieme è frutto della mente di un folle. Non pensi alla coesione dello spogliatoio. È impossibile: hai basato la tua esistenza sulla difesa a tre»
«Gigi, devo cambiare per sconfiggere la mia nemesi e riconquistare Cinzia: lascio la difesa a tre e porterò la SPAL in Europa per riprendermi Cinzia e la sua mano»

Leonardo chiuse così il sentito dialogo con il tecnico Cagni, che lo congedò e uscì dal vialetto alla guida della sua Harley Davidson. Cagni da diverso tempo fa parte di club motociclistico che prende il nome di “Sons of Adani”: lo stemma reca una miniatura di Daniele Adani che afferra una falce e un libro intitolato “La Bibbia degli expected goals”. L’Europa League sarà l’ossessione di Semplici, ma questo si vedrà solo in seguito.

image
Diamine Lele, sembri uno dei SAMCRO con quei capelli

Leonardo si apprestava ad una nuova sfida, titanica per certi versi, che avrebbe investito tutte le sue forze, ma non c’è nessuno più potente di un uomo con un sogno. Un sogno di rivalsa e amore.

 

Leonardo aveva deciso: il 4-2-3-1 sarebbe stato il modulo della cavalcata verso l’Europa.
Marchetti fra i pali, coperto da Angella e Tonelli. Gli esterni bassi occupati da Sala e Dalbert, mentre la linea mediana formata da Bentancur regista arretrato e Kurtić centrocampista di quantità. La trequarti si pronunciava da sola – alla stregua di Vavà, Didì e Pelè come cantava il Quartetto Cetra: Ünder – Çalhanoğlu – Berenguer. L’undecisimo eroe, il punto di riferimento, Babacar.

«Come Prometeo portò il fuoco agli uomini, io condurrò la SPAL in Europa» – così tuonò Semplici nella solitudine della propria camera d’albergo ed il sole crollò.

 

C9hw9YxWAAEwYmC-1024x683
«Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare.» – Franz Kafka

 

 

 

 

La certezza del Sol Levante: intervista a Gabriele Anello sul movimento calcistico giapponese

 Il movimento calcistico giapponese viene spesso distorto da connotati macchiettìstici e caricaturali. Gabriele Anello, collaboratore di MondoFutbol, ci conduce per mano all’interno del cuore calcistico del Giappone. Un movimento in continua evoluzione che ha effettuato passi da gigante nel giro di vent’anni e si risolve nella quinta qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo da parte della propria Nazionale.

Yū Kobayashi, capocannoniere del torneo

Il Kawasaki Frontale ha conquistato la prima J1 League – massima divisione calcistica giapponese – lo scorso anno. A cosa devi il successo della selezione di Toru Oniki? Al di là del capocannoniere del torneo Yū Kobayashi – top scorer con ventitré reti – sapresti suggerire altri giocatori chiave nel conseguimento di questo successo?

 

Credo che la cosa bella dell’impresa del Kawasaki Frontale – comunque coadiuvata dalla caduta nel finale dei Kashima Antlers: classic J. League – sia proprio il fatto di esser ripartiti nonostante l’aver perso il proprio tecnico storico (Kazama è andato ai Nagoya Grampus dopo quattro anni e mezzo) e il proprio terminale offensivo (Okubo è andato al FC Tokyo, gli acerrimi rivali, salvo ri-firmare per il Kawasaki quest’inverno).

È una storia di sapienza, di adattabilità alle difficoltà, che non sarebbe stata la stessa senza la crescita immediata di alcuni giocatori. Yu Kobayashi è facile citarlo, così come Oshima, ma porrei l’accento su profili come Kurumaya, Taniguchi, Hasegawa o Eduardo Neto, di cui si parla meno, ma che hanno fatto una stagione straordinaria.

 

L’Italia guarda con attenzione ed interesse la J1 League per la presenza di un tecnico proveniente dallo Stivale, ovvero Massimo Ficcadenti del Sagan Tosu. L’ottavo posto della compagine dell’ex allenatore di Cagliari e Cesena può soddisfare i tifosi? Inoltre, come si è disimpegnato il colombiano Victor Ibarbo in questa J1 League edizione 2017?

Non solo può, ma deve. Saga è una piccola realtà nel sud del Giappone, non lontano da Nagasaki e Kumamoto. Comandata da una sorta di piccolo enclave sud-coreano (scorrendo la rosa, ve ne renderete conto), il Sagan Tosu è rimasto per il sesto anno di fila in J1. Un risultato straordinario, perché l’ottavo posto del 2017 è il terzo miglior nella storia della società. Il tutto senza Kim Min-woo (storico capitano, che ha lasciato Saga perché doveva prestare servizio alla famosa leva militare coreana, che non fa sconti a quasi nessuno), senza i regolari gol di Toyoda (prima stagione in J1 con il Sagan senza la doppia cifra), senza Kamada (andato in Germania a metà anno).

Ciò nonostante, Ficcadenti ha fatto un miracolo, finendo davanti a realtà come Gamba Osaka, Vissel Kobe e FC Tokyo, che hanno una spinta finanziaria di gran lunga maggiore. Ha fatto maturare ragazzi come Tagawa e Harakawa, ha – sì, è successo – convinto Ibarbo prima a venire e poi a rimanere a titolo definitivo. Il colombiano ha avuto un impatto difficile, ma ha finito in crescendo.

 

podolski-vissel-kobe-tsubasa
Lukas Podolski con la maglia del Vissel Kobe

Lukas Podolski ha sorpreso tutti trasferendosi nel marzo scorso al Vissel Kobe. Il campione del Mondo ha contribuito attivamente alla causa delle Ushi o possiamo parlare di un giocatore in procinto di abbandonare definitivamente il calcio giocato? Rimanendo al Vissel Kobe, il tedesco ha ben dialogato con una vecchia conoscenza del calcio europeo come Mike Havenaar?

 

È stato un approccio difficile quello di Podolski al Giappone. Perché se si scrosta via l’accoglienza planetaria a Kobe e le prime gare – con la doppietta al Vegalta Sendai – si è visto un ragazzo innervosito, forse anche dalle barriere linguistiche. Il Vissel gira attorno a Podolski, ma serve questo al club di Kobe per migliorare? Ricordiamoci che, nonostante i soldi spesi, non si è migliorato il risultato del 2016 (9° nel 2017 contro il 7° posto dell’anno prima) e c’è stata un’altra annata incolore.

Più che di un giocatore sul viale del tramonto, parlerei di mentalità sbagliata. E l’hanno visto anche persone che seguono il calcio giapponese in loco. Mike Havenaar è stata un’altra scelta molto europea, ma che ha fornito un apporto stranamente inferiore alle attese. Dopo i tanti gol all’Ado den Haag, ci si aspettava dividendi immediati. Invece solo una doppietta da ex al Ventforet Kofu: sembrava che per lui ci dovesse essere un’avventura sud-coreana con l’Ulsan, vedremo…

 

Ritieni che vi siano giocatori della massima serie giapponese, di passaporto nipponico, pronti ad approdare in Europa in campionati non necessariamente di altissima fascia?

Moltissimi in realtà. Anzi, sebbene il calcio olandese non se la stia passando benissimo (e la crisi dei club mi sembra più grave di quella della nazionale, nonostante tutto…), l’Olanda è un ottimo passo intermedio per i nipponici. Penso che Doan e Kobayashi abbiano fatto bene ad accettare offerte come quelle del Groningen e dell’Heerenveen.

Se dovessi fare qualche nome, me ne vengono in mente tre: Shinnosuke Nakatani, centrale del Kashiwa Reysol dalle buone movenze e dalla visione di gioco molto sviluppata; il suo compagno di squadra Junya Ito, un bolide in transizione che se ha cinque metri di spazio ti mangia il campo (immaginarlo in un tipico 4-3-3 Oranje è molto stimolante); infine, Hayao Kawabe, una mezzala creativa che ha fatto fuoco e fiamme al Jubilo Iwata prima di tornare quest’anno al Sanfrecce Hiroshima, squadra dalla quale era in prestito.

 

Passiamo alla nazionale giapponese, Vahid Halilhodzic ha trascinato il Giappone al sesto mondiale consecutivo, conseguendo un risultato notevole e incoraggiante. Il calcio giapponese non è più visto con sospetto e superiorità, ma è un movimento che sta consolidandosi fortemente in Europa; in questo senso i buoni risultati della Nazionale sono la prova di ciò. Dove può arrivare la nazionale del Sol Levante ai prossimi campionati mondiali in Russia?

Personalmente sono combattuto. Hai ragione, Halilhodzic ha fornito quella solidità di cui ha mancato clamorosamente la precedente gestione Zaccheroni. Una gestione che ci ha regalato una Coppa d’Asia e un calcio spettacolare, ma che è mancata nei momenti ufficiali (Confederations Cup e Mondiale).

Paradossalmente con Halilhodzic c’è il problema opposto: il talento delle generazioni successive non è quello di Kagawa e Honda (almeno non si è visto), non c’è stato un adeguato rinnovamento e il gioco latita. Potrebbe uno scenario del genere spingere la squadra dove non è arrivata in Brasile, ovvero agli ottavi? Potrebbe, se tutto s’incastrasse alla perfezione. Il girone non è impossibile (ma è più complicato di ciò che appare).

nagatomoibtimescouk
Yūto Nagatomo si è conquistato un ruolo di leader nello spogliatoio dell’Inter

Una costante presenza giapponese nel calcio europeo è stato Yūto Nagatomo. Un recente articolo della rivista l’Ultimo Uomo recita nel titolo «Yūto non è una mascotte»: una presa di coscienza necessaria nei confronti di un giocatore che è al massimo della propria condizione atletica e mentale. Ti chiedo, cosa vuol dire Nagatomo in Giappone e qual è il suo valore nella Nazionale?

 

Il peso di Nagatomo in nazionale è inversamente proporzionale a quello nel club. Fermo restando che nessuno mi ha ancora spiegato quale terzino sinistro abbia visto negato da Nagatomo un meritato ingresso in prima squadra (mi sembra che gli esperimenti – annunciati con fanfara o meno – siano stati deludenti, per motivi diversi), il 55 interista è tanto “di troppo” per i tifosi nerazzurri quanto importante e fondamentale per quelli della nazionale.

Non è solo una questione del fatto di giocare all’Inter, ma proprio dell’importanza tattica nella difesa a quattro e dello scenario cambiato in nazionale. Nel 2014, Zaccheroni aveva quattro ottimi terzini a disposizione – Uchida, Nagatomo e i Sakai -; oggi quel numero si è ridotto e bisogna aggrapparsi all’esperienza di Nagatomo.

 

Oltre i soliti nomi – da Shinji Kagawa del Borussia Dortmund a Makoto Hasebe dell’Eintracht Francoforte – si stanno imponendo giocatori giapponesi interessanti in Europa. Ti chiedo una valutazione su Yūki Kobayashi dell’Heerenveen e Shoya Nakajima del FC Tokyo, ma in prestito al Portimonense in Portogallo. Li ritieni una possibile arma in più per il Giappone alla Coppa del Mondo?

Mi piacerebbe crederlo, ma non credo che nessuno dei due sarà seriamente considerato per la Russia. Per Nakajima mi dispiace moltissimo, perché l’ho visto nel percorso dell’U-23 verso Rio 2016 e si vedeva che la stoffa c’era. Eppure a Tokyo non giocava molto; scelta l’avventura portoghese, sta esplodendo come merita. Credo sia una carta che userà il nuovo ct per il ciclo post-Mondiale 2018. Kobayashi potrebbe rientrare tatticamente nel discorso, ma è stato lasciato un po’ da parte. Con Kagawa, Kiyotake e Shibasaki già in corsa per la posizione di play creativo nel 4-3-3 di Halilhodzic, dubito che Yuki rientrerà nella corsa. Ma sta crescendo bene.

 

Tatsuya Ito dell’HSV è sicuramente uno dei prospetti più interessanti del calcio giapponese. Credi possa trovare il giusto spazio con la maglia dell’Amburgo e possa imporsi stabilmente nella massima serie tedesca? Il dubbio che si nutre su questo giocatore è la stazza ridotta – 163 centimetri – per poter competere con un calcio estremamente fisico come la Bundesliga.

Ito per me è stata una sorpresa. Amburgo non è un ambiente facile: lo dimostra la grandezza del club nella storia del calcio tedesco, che negli ultimi anni però non collima con una realtà che fa fatica persino a salvarsi in Bundesliga. Penso che lui stia dimostrando di poterci stare nel massimo campionato tedesco, ma dovrà stare attento a non farsi travolgere da eventuali difficoltà di classifica per la squadra. In ogni caso, quest’anno gli farà bene alla carriera.

 

A proposito di fisicità minore e differenze con il calcio europeo: in un’intervista con Calvin Jong-a-Pin, vecchia conoscenza del calcio olandese, il terzino del Yokohama FC ha notato una differenza abissale dal punto di vista fisico. Il calcio giapponese è altamente tecnico – assomiglia al futsal a suo dire – ma denuncia carenze fisiche importanti: credi che il movimento calcistico giapponese sia chiamato a migliorare i propri giocatori nello sviluppo muscolare degli atleti?

Certo che lo è. L’ha sottolineato anche il ct Halilhodzic – seppur a modo suo, sventolando le percentuali di massa grassa dei giocatori della nazionale in una famosa conferenza stampa –, ma è indubbiamente un problema da risolvere.

Non è qualcosa che cambia dall’oggi al domani: la J. League assomiglia alla lega portoghese. È un campionato divertentissimo da vedere, ma il deficit fisico (non atletico, ma propriamente muscolare nei contatti) è visibile. Ed è un problema da risolvere anche per permettere ai giocatori nipponici di eventualmente trasferirsi in Europa senza timori.

 

giphy (7)
La splendida punizione di Keisuke Honda contro il Bologna

In conclusione: ho ammirato al VVV Venlo e al CSKA Mosca Keisuke Honda, ma il giapponese al Milan ha deluso le aspettative, seppur abbia dimostrato di essere un professionista quando chiamato in causa. Possiamo parlare di una carriera “flop” rispetto alle effettive qualità del trequartista attualmente in forza al Pachuca?

 

Per me il termine “flop” è un po’ duro. Sicuramente ha deluso rispetto a ciò che prometteva, fermo restando che il giocatore visto al VVV-Venlo non era umano. Penso che al Milan i suoi demeriti siano stati gonfiati: in parte con Inzaghi e con Mihajlovic, Honda ha fatto bene, persino adattandosi a un ruolo non suo (l’esterno in un 4-4-2… mai avrei immaginato).

Penso che sia un gran professionista, ma soprattutto una persona per cui il calcio è un veicolo per qualcosa di più grande. Il fatto che abbia imparato italiano e spagnolo al meglio che poteva per facilitare la comunicazione in campo, oltre al fatto che abbia comprato il SV Horn (team austriaco) per provare una scalata alla prima divisione, dimostra che il successo di Honda – quello vero e completo – forse ci sarà una volta che terminerà la carriera da calciatore. In altre vesti, ecco.

Per ora godiamocelo. Al Mondiale credo ci sarà, nonostante tutto. E credo che la MLS sarà il suo prossimo futuro.

SOS Luciano: quattro nomi strampalati per salvare la difesa interista

«Pure mia mamma sa che ci manca un centrale difensivo…» – così ha tuonato il tecnico dell’Inter, Luciano Spalletti, dopo il pareggio incolore centrato a Firenze. La squadra dell’allenatore di Certaldo – paese natale di Giovanni Boccaccio – è apparsa ancora una volta in grave calo di rendimento per una serie di fattori non ben identificabili e per altri estremamente evidenti agli occhi degli addetti ai lavori. Uno di questi motivi è l’assenza di adeguati ricambi in rosa, nella fattispecie nel reparto difensivo.

Quattro centrali per Spalletti
Quanto cavolo è bello Luciano? Io non lo so

La retroguardia di Luciano Spalletti ha dovuto patire una serie di infortuni: dalla rottura del crociato di Zinho Vanheusden, giovane aggregato alla prima squadra, alla complicanza muscolare di João Miranda. In aggiunta Andrea Ranocchia, terzo centrale nelle gerarchie dell’allenatore, deve convivere con un infortunio al costato. Infortunio che lo ha portato a lasciare il campo contro la Fiorentina, così costringendo Santon ad adattarsi centrale difensivo.

Luciano Spalletti ha espresso la volontà di acquistare ad ogni costo un centrale, ma Zhang Jindong sembra tenere i cordoni della borsa ben serrati, perciò appare davvero complicato l’approdo di Stefan De Vrij, vero obbiettivo di Spalletti, in maglia nerazzurra. Inoltre la trattativa che accelererebbe l’arrivo di Alessandro Bastoni dall’Atalanta sembra in fase di stallo e Gian Piero Gasperini – non senza qualche “velato” risentimento – non sembra poter rinunciare al giovane centrale difensivo.

L’Inter ha le spalle al muro e necessita al più presto di un difensore, ma l’ostacolo economico non sembra darle tregua. “the brilliant0range” offre quattro elementi acquistabili ad un prezzo ridotto, poiché si tratta di giocatori in scadenza di contratto con richieste d’ingaggio non proibitive.

 

Non vi ispira già un po’ di fiducia?

Quello roccioso: Andreas Granqvist (Futbol’nyj Klub Krasnodar, 32 anni)

Valore di mercato: 4,5 milioni di €

Pro: Ha già giocato in Serie A

Contro: Sta perdendo i capelli

Andreas Granqvist è l’idolo indimenticato del Genoa: il centrale svedese ha giocato in Serie A con la maglia dei Grifoni tra il 2011 ed il 2013, prima di sbarcare in Russia. Il difensore è esploso nei Paesi Bassi, per la precisione nel Groningen. Ad oggi è il capitano della nazionale svedese ed in un certo senso ha già lasciato il segno a San Siro nello scorso novembre – se ve lo foste dimenticati l’Italia è fuori dalla Coppa del Mondo per causa degli scandinavi. Granqvist è un centrale vecchio stampo, abile nel gioco aereo e dalla marcatura asfissiante. All’Inter non creerebbe problemi, accettando un ruolo da gregario – difficilmente verrà lasciato a casa da Jan Andersson in caso di minutaggio non elevato.

L’ex Groningen è un leader e può aiutare Mauro Icardi a cementare lo spogliatoio. Inoltre è diventato un efficace rigorista, così da dare fiato al centravanti argentino dal dischetto, considerato l’ultimo penalty dell’argentino neutralizzato da Andrea Consigli. Granqvist entrerebbe con grande facilità nelle grazie di Giovanni “Martufello” Martusciello, collaboratore di Spalletti per quanto concerne il reparto difensivo. Il centrale svedese e l’ex tecnico dell’Empoli condividono una calvizie precoce e la comicità di bassissimo livello. Inoltre Davide Ballardini ha la moglie svedese, ma questo non sembra c’entrare particolarmente con ciò che si va dicendo.

 

 

nick-viergever-ajax-verdediger
“4GEVER 4EVER”

Quello “europeo”: Nick Viergever (Ajax Amsterdam, 28 anni)

Valore di mercato: 4 milioni di €

Pro: È duttile

Contro: Il suo “nick” non è molto divertente, difatti viene soprannominato 4gever (Vier in olandese significa quattro, sai che spasso)

Nick Viergever, o 4gever, è un centrale difensivo di piede mancino con grande capacità di adattamento. Ha iniziato la carriera da centrale, trovando il suo apice con l’AZ Alkmaar, divenendone il capitano. Arrivato all’Ajax ha trovato spesso lo spazio occupato in quella zona di campo ed è stato tramutato in terzino sinistro o addirittura incontrista. È un atleta di 183 centimetri di buona gamba in allungo, ma non velocissimo. È facilmente attaccabile nell’uno contro uno, ma possiede un buon timing nello stacco aereo ed è diligente nel ricoprire il proprio ruolo.

Viergever è stato uno dei titolarissimi dei Lancieri nella cavalcata sino alla finale di Europa League, dimostrando di aver un buon feeling con la competizione europea. Difatti anche con la maglia dei Formaggiai, ovvero l’AZ, ha dato sfoggio di buon lustro nell’ex Coppa UEFA. Nel ricordo della rete decisiva contro lo Schalke 04 nei quarti di finale ai supplementari, i tifosi dell’Ajax hanno dato vita ad un video con la marcatura di Nick ed il sottofondo musicale di Céline Dion con la sua inconfondibile My Heart Will Go On.

 

 

download
Il centrale ucraino in chiusura su Mario Gómez – sì vabbè quel fortissimo centravanti che comprò la Viola

Quello alto: Evgen Khacheridi (Dinamo Kiev, 30 anni)

Valore di mercato: 5,5 milioni di €

Pro: È altissimo

Contro: Forse un po’ troppo

Evgen Khacheridi è un tizio ucraino alto un metro e novantotto (!) centimetri che di professione fa il difensore centrale. Cresce calcisticamente nel FK Metalurh Zaporižžja – giuro non ho usato controlcìcontrolvì – squadra fondata da operai che lavoravano l’acciaio in una città di poco conto in Ucraina. Il gigante dell’Est Europa trova continuità e consacrazione nazionale con la Dinamo Kiev, squadra che gli concede il lusso di essere una presenza fissa con la selezione ucraìna o ùcraina (dopo controllo). In maglia gialloblù ha siglato tre reti in quarantacinque presenze, mentre con la Dinamo ha vinto quello che bisognava vincere in Ucraina.

Khacheridi è un arcigno centrale difensivo che, nemmeno a dirlo, è devastante nel gioco aereo. La sua fisicità è una continua minaccia nella area avversaria, ma a dir il vero anche la propria. Cosa può realmente dare il centrale ucraino all’Inter? Esperienza internazionale, tenacia e grinta. Inoltre può far rinsavire gli animi all’interno dello spogliatoio, nella fattispecie quelli di Marcelo Brozović e Ivan Perišić, sin troppo abituati a vacanze non programmate durante l’arco della stagione. Khacheridi può rivelarsi come utile centravanti dell’ultimo minuto: le sue spizzate o i suoi blocchi possono risultare mortiferi negli ultimi attimi della gara, laddove regna la confusione e la vana speranza che uno dei due croati sopracitati possa estrarre il jolly di giornata.

 

 

2,w=756,q=high,c=0.bild
La ragazza di Marc-Oliver Kempf, Carolina. Voi direte niente di che, ma sappiamo tutti che su Tinder avete swippato a destra ben di peggio

Quello giovane: Marc-Oliver Kempf (SC Friburgo, 22 anni)

Valore di mercato: 4 milioni di €

Pro: È molto forte su Football Manager

Contro: …Ecco appunto

Marc-Oliver Kempf è un centrale difensivo tedesco del 1995 che viene svezzato nell’Eintracht Francoforte e viene acquistato a 800.000 € dal Friburgo. Kempf si è sorbito tutta la trafila delle nazionali giovanili, senza mai esordire nella nazionale maggiore. Kempf rappresenta la scommessa giovane che sovverte questa situazione di impasse kafkiano interista. Tra parentesi, non so nemmeno io cosa sto dicendo.

Dal punto di vista calcistico è un atleta di buona struttura fisica, soggetto a qualche amnesia durante l’arco della gara. Quindi un calciatore che dal punto di vista mentale è perfetto per l’Inter. Si può parlare di un giocatore discreto per la Bundesliga, nonostante non stia trovando molto spazio in questo prima arco di campionato. Nella speranza di replicare l’operazione Milan Škriniar, Marc-Oliver Kempf rappresenta un quarto centrale low cost, pronto a raccontare a Zinho Vanheusden cosa fosse Netlog, poiché il belga è troppo giovane per averlo assaporato. L’acquisto di Kempf sancirebbe uno sgarbo alla Juventus, poiché Kempf è un caldissimo e recente nome per la retroguardia bianconera.

 

Cattura
WhoScored.com

 

Tutte le valutazioni di mercato fanno riferimento al sito web: www.transfermarkt.com

 

Le quattro (poco verosimili) alternative “low cost” a Philippe Coutinho

 Il passaggio di Philippe Coutinho al Barcellona ha sconvolto gli appassionati di ogni parte del mondo. Il trequartista brasiliano è stato acquistato alla cifra, complessiva di bonus, di 160 milioni di euro dal Liverpool. Un trasferimento che si preannunciava da molto tempo ed è stato concluso nelle prime battute di questo 2018: Coutinho è stato a lungo corteggiato dai Blaugrana ed è sempre stato un desiderio di Ernesto Valverde, sin dal suo arrivo sulla panchina della squadra catalana.

uuy
Una grafica figa trovata sul web per ringiovanire il pezzo

La somma sborsata per il cartellino del brasiliano ha scosso la maggior parte degli italiani, considerato l’apporto minimale dato da Coutinho all’Inter nei suoi tre anni di permanenza nerazzurra. Il giocatore ammirato con la maglia dei Reds è di tutt’altra fattura: un elemento conscio delle proprie abilità e certamente più determinato, che è stato abile a sfruttare immediatamente la fiducia concessagli.

 

Il tecnico Jürgen Klopp dovrà sopperire ad un’assenza importante, poiché l’ex Espanyol è un elemento veramente duttile: abile a giocare dietro le punte o sulla corsia esterna. Inoltre è stato talvolta inserito in un centrocampo a tre dai connotati estremamente offensivi. In questo articolo ho tentato di delineare quattro alternative low cost a Philippe Coutinho, considerato che parte del gruzzolo arrivato nelle casse della selezione della Merseyside è stata impiegata per acquistare Virgil van Dijk.

 

Lo sgarbo: Memphis Depay (Olympique Lyonnais)

Valore di mercato: 19 milioni di euro[1]

Il giocatore non necessità di eccessive presentazioni: Depay è il classico esterno d’attacco “moderno”, ovvero capace di rientrare sul proprio piede favorito per andare alla conclusione. L’ala olandese è dotata di un’innata velocità ed è abile a sfruttare la profondità. I dubbi che si possono nutrire a proposito di questo giocatore non sono prettamente di natura tecnica, bensì comportamentale. L’ex PSV Eindhoven accusa soventemente di cali di concentrazione durante la stagione e durante la gara, inoltre ha un carattere parecchio competitivo e focoso che lo porta a scontrarsi facilmente con il proprio tecnico e compagni di squadra.

Olympique Lyonnais v Olympique de Marseille - Ligue 1
«Sì, vengo a Liverpool perché mi piace la scena rap locale »

La Francia ha sicuramente giovato al ragazzo, cresciuto nelle giovanili dello Sparta Rotterdam: il ventitreenne ha sfoggiato la sua miglior stagione – fuori dai Paesi Bassi – sino ad ora con dieci reti e sette assist in venticinque partite. Bruno Génésio sta compiendo un ottimo lavoro mentale sul talento del Lione, limandone i limiti mentali e motivandolo in continuazione. Jürgen Klopp può completare questo lavoro facendo leva sul sentimento di rivalsa di Memphis nei confronti della propria ex squadra: il Manchester United, per inciso i rivali storici dei Reds. È necessaria una nuova ala olandese per incendiare Anfield Road dopo il ragazzo biondo con il numero diciotto, ovvero Dirk Kuijt.

 

Il solito: Dušan Tadić (Southampton)

Valore di mercato: 15 milioni di euro

Il trequartista serbo è lontano dai fasti del suo arrivo in Inghilterra, ma è certamente uno dei calciatori più importanti della selezione di Mauricio Pellegrino. Risulta complicato pensare che la selezione dell’Inghilterra meridionale si posso privare di un altro leader, dopo il sopracitato addio di Virgil van Dijk, ma i buoni rapporti fra Liverpool e Southampton possono agevolare le trattative. Infatti qualcuno, anticipandomi, ha già fatto dell’ironia al riguardo. Tadić costa relativamente poco, poiché è in un momento di appannamento ed inoltre ha ventinove anni: in un’ottica del colmare la casella mancante è per certi versi perfetto. È un calciatore che conosce il campionato, inoltre può giocare con disinvoltura da ala sinistra e trequartista. Il Liverpool, in tal senso, non sprecherebbe milioni su una trattativa incerta e potrebbe utilizzarli con maggiore brillantezza nella sessione di mercato estiva.

2187631-45709970-2560-1440
Dušan Tadić è elegante a prescindere

Dušan Tadić è un ottimo regista avanzato che fa delle aperture e cambi gioco il proprio pane quotidiano, proprio per queste caratteristiche è l’ideale per il gioco verticale del tecnico dei Reds. Inoltre il serbo aggiunge una buona conclusione dalla distanza ed abilità dai calci piazzati, ovvero una freccia in più nella faretra di Jürgen Klopp.

Il ritrovabile: Felipe Anderson (SS Lazio)

Valore di mercato: 25 milioni di euro

Il giocatore della Lazio proviene da un lungo infortunio agli adduttori che ha precluso questo avvio di stagione, facendogli saltare circa una ventina di partite. Nel finale del 2017 ha giocato una serie di scampoli di gara, trovando la rete, e confermando il suo graduale recupero. La Lazio di Simone Inzaghi punta fortemente sul trequartista brasiliano, seppur abbia espresso il proprio talento a sprazzi. Un talento al quale sono state “tarpate le ali” per necessità tattiche: l’adattamento a tornante di un centrocampo a cinque su tutte. Al di là delle necessità tattiche del tecnico biancoceleste, Felipe Anderson dovrà far fronte all’esplosione di Luis Alberto. Lo spagnolo ha reso decisamente più sacrificabile l’ex Santos e potrebbe far aprire con più facilità la cara bottega di Claudio Lotito.

Felipe+Anderson+SS+Lazio+Pre+Season+Training+_tiVE62y5MVl
Felipe Anderson sorride alla possibilità di non dover fare più il tornante nella sua vita

Anderson può dare al Liverpool abilità nello stretto, persa con l’addio di Coutinho, superiorità numerica, velocità e soprattutto lucidità nella parte conclusiva dell’azione. Felipe Anderson schierato da esterno alto può garantire una decina di reti a campionato, beneficiando del 4-3-3 dei Reds può incrementare il proprio bottino. È un esterno diverso da Salah e Mané, certamente più abili nella corsa e nel sfruttare la profondità, rispetto a Felipe, più abile nell’uno contro uno. Inoltre, come sopracitato, quando chiamato in causa può svolgere il ruolo di tornante offensivo di un centrocampo che si appoggia ad una difesa a tre. Felipe Anderson rappresenta un’alternativa stuzzicante per Jürgen Klopp. In ultima battuta non si può omettere di dire che Felipe Anderson è sempre dannatamente bello.

 

Il drink esotico: Hirving “El Chucky” Lozano (PSV Eindhoven)

Valore di mercato: 15 milioni di euro

Soprannominato “El Chucky” a causa del volto che ricorda la bambola de La Bambola Assassina, Hirving Lozano si sta prendendo la scena in Eredivisie. Il suo PSV guida la classifica della massima serie olandese grazie al proprio contributo: l’ex Pachuca è capocannoniere del campionato con undici reti. Lozano è un’ala che gioca a sinistra, di piede destro, abile a rientrare sul proprio piede favorito ed andare alla conclusione. Inoltre è un accorto uomo assist, poiché sono quattro le assistenze in Eredivisie. Fra le quattro alternative proposte, Lozano è certamente quella più cara: l’Arsenal ha bussato alla porta del PSV Eindhoven ed i Boeren hanno domandato una cifra che si aggira attorno ai cinquanta milioni. La selezione brabantina intende far fruttare appieno i dieci milioni di euro spesi in estate per il ventiduenne messicano.

June 11 2017 Mexico City DF Mexico Mexico City Mexico Sunday June 11 2017 Hirving Lozano
Lozano che fa qualcosa, ma non sa nemmeno lui cosa

Lozano rappresenta una pista stuzzicante perché appare come un esterno perfetto per il Liverpool: abile nello sfruttare la profondità, ma brillante in fase di rifinitura. A campo aperto il messicano è devastante e, data la giovane età, Jürgen Klopp può plasmare a proprio volere. I dubbi sono molteplici, poiché solo dopo sei mesi nei Paesi Bassi, l’approccio con la Premier League inglese può essere devastante in accezione negativa. Inoltre l’ultimo wonderkid messicano osservato in Inghilterra, ovvero “El Chicarito” Hernandez, ha dimostrato notevole fatica ad imporsi nel contesto britannico con la maglia del Manchester United. Lozano, a differenza dei sopracitati, non offre una spiccata duttilità: è un’ala pura che non può agire da trequartista, ma le doti dimostrate nei Paesi Bassi lo candidano come un possibile crack calcistico.

 

 

Cattura
Fonte: http://www.whoscored.com

[1] Tutte le valutazioni di mercato fanno riferimento al sito web: www.transfermarkt.com

Il sole orientale: intervista a Nicholas Gineprini sull’anno calcistico cinese

943rfptzaw9vbmnz-640x480-etkczq2k
Nemanja “Neno” Gudelj centrocampista del Tianjin Teda

Il campionato cinese è guardato sin troppo spesso con eccessivo sospetto ed insufficiente capacità analitica. La piramide calcistica cinese rappresenta una sorta di entità demoniaca, ma cos’è realemente accaduto in quest’anno di calcio cinese? Nicholas Gineprini, massimo conoscitore del calcio cinese sul suolo italico, risponde con pazienza ad una serie di fanciullesche domande sullo status del calcio cinese.

 

Il Guangzhou Evergrande sta dominando la Chinese Super League dal lontano 2011. In questa stagione ha conquistato l’ennesimo titolo, dando prova di essere la regina della massima serie cinese e nulla sembra arrestare il cammino della squadra di Canton. A cosa imputi questa supremazia delle Tigri della Cina Meridionale?

Nel campionato cinese si guarda spesso a quelli che sono i grandi nomi stranieri e il Guangzhou Evergrande non ne ha: dei tre brasiliani, Ricardo Goulart non è mai stato in Europa, dopo due strabilianti stagioni è passato dal Cruzeiro alla Cina; Alan ha militato nel RB Salisburgo, mentre Paulinho (che ora sta dando spettacolo a Barcellona) veniva da un’esperienza totalmente fallimentare al Tottenham. Questo significa che il nome che ti porti appresso in Chinese Super League non conta nulla: Scolari ha fatto rendere al massimo i suoi stranieri che si sono ambientati molto bene a Guangzhou grazie anche ad una dirigenza molto ben strutturata. Non dobbiamo però solo guardare agli stranieri, in quanto il Guangzhou Evergrande sin dai tempi di Lippi ha fatto suoi i migliori giocatori cinesi come ad esempio l’attaccante Gao Lin, i difensori Zhang Linpeng e Feng Xiaoting e i centrocampisti Zheng Zhi, Huang Bowen e Yu Hanchao. Questi nomi rappresentano anche l’ossatura della nazionale cinese e sono in grado, al pari degli stranieri, di risolvere una partita. Il giorno della vigilia di natale il Guangzhou ha annunciato l’acquisto di tre giocatori U23, fra questi Deng Hanwen, che rappresenta il futuro della nazionale, confermandosi ancora una volta come la squadra migliore sul mercato, che sa muoversi prima di tutte le altre.

A tal proposito Fabio Cannavaro è stato nominato nuovo tecnico del Guangzhou Evergrande. Il suo cammino nella Chinese Super League con il Tianjin Quanjian è stato formidabile. Nel 2016 il suo team navigava nella serie cadetta cinese ed al termine della scorsa stagione ha centrato un terzo posto inaspettato, portando la squadra in Asian Champions League. Quali sono stati i meriti dell’ex capitano della nazionale italiana?

cannavaro-e-pato-maxw-654
Fabio Cannavaro con il suo uomo di punta: la meteora rossonera Alexandre Pato

Cannavaro si è integrato molto bene nel contesto cinese. Nel 2016 è arrivato al Quanjian, squadra che veniva da una lotta interna fra brasiliani e cinesi che aveva portato all’esonero di Luxemburgo. Cannavaro è stato bravo a compattare il gruppo e a conquistare la promozione compiendo una grande rimonta. Quest’anno ho avuto modo di vedere le partite del Tianjin Quanjian e devo dire che la squadra ha una precisa identità di gioco, palla a terra, nella quale ogni elemento ha la sua importanza. Inoltre Fabio non ha avuto paura di affidarsi ai giovani, con tre U23, Dalun Zheng esterno offensivo, Zhang Xiuwei a centrocampo e Yiming Liu al centro della difesa che sono stati titolari fissi nel corso della stagione. Questo è stato un valore aggiunto non trascurabile, i giocatori cinesi con Cannavaro migliorano considerevolmente.

Rimaniamo sempre a Tientsin: il Tianjin Teda ha faticato in questa stagione, facendosi surclassare dai rivali e salvandosi più per demeriti di Liaoning e Yanbian, che per meriti propri. Come giudichi le prestazioni delle due stelle della squadra, ovvero Nemanja Gudelj e John Obi Mikel?

La stagione di Obi Mikel purtroppo non è giudicabile dato che ha saltato tantissime partite per infortunio, mentre l’ex Ajax, Gudelj è stato uno dei pochi a salvarsi nel coro di una stagione disastrosa ripresa per il rotto della cuffia. Gudelj era un tutto fare, cercava di tappare i buchi dove poteva dato che la squadra sembrava proprio non avere un’organizzazione.

L’impressione dell’appassionato medio di pallone è che si parli di un campionato anonimo che è divenuto una sorta di ricettacolo per atleti al termine della carriera o semplici cercatori d’oro. Spazziamo via questo pregiudizio e, caro Nicholas, suggeriscici un giocatore – di passaporto cinese – che possa far ricredere tutti?

Il nome più famoso è quello di Wu Lei, classe 1991 dello Shanghai Sipg, ha esordito nel professionismo a soli 14 anni in terza serie e si è fatto tutta la gavetta fino ad arrivare in massima serie e Champions League.  Quest’anno fra tutte le competizioni ha segnato 25 retie servito 11 assist, numeri che molti stranieri offensivi non possono vantare. Quello che manca a questo ragazzo è l’approccio alle gare importanti, dove tende ad eclissarsi purtroppo e questo accade soprattutto con la Nazionale. Quest’anno sono rimasto molto impressionato da Xinghan Wu dello Shandong Luneng, 24 anni, è in grado di coprire tutta la fascia sinistra, sa saltare l’uomo con una velocità fulminea, è molto preciso al cross (7 assist) ed ha un tiro dalla distanza notevole. Se mette su massa muscolare potrebbe diventare estremamente forte.

Quale squadra ti ha convinto di più dal punto di vista del progetto tecnico nella passata stagione? Mentre quale trovi valida dal punto di vista del progresso economico?

Dal punto di vista tecnico lo Shandong Luneng è stata la squadra nettamente più ordinata del campionato con Felix Magath in panchina. Quest’anno, con meno stranieri in campo permessi dalle regole, tante squadre hanno rinunciato al centrale difensivo per schierare un centrocampista e due attaccanti, e questo ha creato molto disordine tattico, con squadre molto lunghe. Lo Shandong Luneng invece (con il brasiliano Gil in difesa) era ben organizzato, con un 4-4-2 molto corto, con degli esterni molto veloci (il già citato Wu Xinghan), la regia di un centrocampista esperto quale Junmin Hao (ex Schalke 04) e due attaccanti complementari quali Diego Tardelli e il più massiccio Papiss Cissé (sostituito all’occorrenza da Graziano Pellè).
È interessante molto anche il gioco spregiudicato del Guangzhou R&F di Dragan Stojković, ma i Blue Lions meritano una menziona dal punto di vista della progressione economica: lo scorso gennaio hanno acquistato a titolo gratuito il brasiliano Urso Junior ed hanno ceduto tre giocatori cinesi molto importanti a 18 milioni di euro. Nonostante tutto hanno concluso il campionato al quinto posto e sfiorato l’accesso in Champions

Il calciatore straniero dell’anno nella Chinese Super League è stato sicuramente l’israeliano Eran Zahavi, vecchia conoscenza del campionato italiano. Le sue ventisette reti in trenta partite hanno trascinato il Guangzhou R&Fa sfiorare la qualificazione in Champions. Possiamo parlare del calciatore più determinante nella Chinese Super League?

giphy (3)
Eran Zahavi punisce lo Shanghai SIPG

Zahavi mi sapeva già un giocatore molto valido ai tempi del Palermo, ma è stato molto sfortunato a causa di una lunga serie di infortuni. Il bello di Zahavi è che non ha nemmeno una collocazione fissa in campo: parte largo da sinistra per poi svariare su tutto il fronte offensivo e all’occorrenza lo troviamo anche ad impostare l’azione, è davvero incredibile. Zahavi è stato il miglior giocatore del campionato assieme ad Ezequiel Lavezzi, l’ex Napoli ha segnato 20 gol e servito 15 assist, sostanzialmente ha contribuito al 66% delle reti dell’Hebei Fortune

Qual è lo straniero che ti ha personalmente colpito di più in questa stagione?

Oltre ai due che ho già citato e che hanno concluso la stagione, a questa domanda rispondo Paulinho. Il brasiliano aveva fallito al Tottenham e dall’estate 2015 si era trasferito in Cina sparando così dai radar. Il fatto che il Barcellona abbia speso 40 milioni di euro per lui mi ha sorpreso, pensavo fosse un’altra bella macchinazione del suo agente Kia Joorabchian (lo stesso che gestisce Coutinho), ma mi devo ricredere. Insomma… avevo una bella stima di Paulinho che al Guangzhou Evergrande spostava gli equilibri nel vero senso della parola, e si era riconquistato anche una maglia da titolare in Nazionale… ma chi si aspettava questo rendimento al Barcellona?

Invece, secondo te, il giovane che potrà mettersi in luce nella prossima edizione di CSL?

2ece2012-8e54-11e7-9f40-4d9615941c08_1280x720_100059
Deng Hanwen e Vitaliy Denisov si fronteggiano con le rispettive nazionali

Mi piace molto il nuovo acquisto del Guangzhou Evergrande, il terzino destro Deng Hanwen, 22 anni, esordirà in Super League il prossimo anno, dato che fino ad ora ha militato nelle serie minori portoghesi e in League One, prima in Mongolia Interna e poi al Beijing Renhe, dove ha conquistato la promozione da protagonista. Deng è stato chiamato anche in nazionale da Lippi recentemente e al suo debutto ha segnato due gol alle Filippine. Nasce come terzino destro, ma con le sue abilità in fase di spinta non mi stupirei di vederlo sulla linea dei trequartisti in un 4-2-3-1.

In conclusione, domandandoti quello che tutti vogliono sapere, riuscirà lo Zhejiang Yiteng del Pifferaio Federico Piovaccari e l’indimenticabile Romeo Castelen a salire nella massima serie cinese dal campionato cadetto?

Federico Piovaccari, ha avuto un bell’impatto quest’anno sullo Zhejiang Yiteng ed ha contribuito in modo sostanziale alla salvezza del club con gol decisivi. Credo però che vi siano squadre più attrezzate rispetto a quella della città di Shaoxing, che deve prima di tutto costruirsi un’identità dato che è arrivata nella Cina orientale solamente nel 2016, dato che negli anni precedenti ha stazionato in varie città del nordest prima di cambiare radicalmente collocazione geografica. Per fortuna ora le autorità sportive hanno vietato la ricollocazione dei club, così che si possa costruire una vera e propria cultura calcistica che si solidifichi negli anni.