L’Olanda operaia di Ronald Koeman non può permettersi i panni da regina

 L’approccio di Ronald Koeman sulla nazionale olandese non è stato banale e ha lasciato spunti di riflessione sul percorso che gli Oranje intraprenderanno nei prossimi anni. Il commissario tecnico degli olandesi ha sorpreso la stampa e gli addetti ai lavori sin dai giorni che hanno preceduto le due amichevoli in programma, anticipando il non utilizzo del canonico 4-3-3 al suo esordio sulla panchina dei tulipani. Una dichiarazione d’intenti che nei Paesi Bassi non puoi permetterti di fare a cuor leggero, essendo la patria del sopracitato schieramento. Rambo, a proposito del dirottamento al 3-4-3, si è espresso in questa maniera: «Non abbiamo più – con tutto il rispetto – dei veri top player. È necessario cambiare rotta e guardare ad altri sistemi di gioco. Ho scelto giocatori che incarnano perfettamente questo modulo». Una constatazione ad effetto, soprattutto se a cavallo delle due prossime sfide accorre l’anniversario della morte di Johan Cruijff, simbolo di un calcio che appare poco ripetibile per gli olandesi.

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De Ligt e van Dijk festeggiano la rete del 3-0 contro il Portogallo

Il computo finale delle due amichevoli evidenzia una sconfitta casalinga ad Amsterdam contro l’Inghilterra ed una vittoria convincente contro il Portogallo, campione d’Europa in carica. La partita contro gli inglesi di Gareth Southgate è terminata 1-0 con rete decisiva di Lingard nella ripresa e non è stata di certo uno spot per il calcio, tanto da portare la stampa estera a subbissare – in maniera decisamente ingenerosa – gli uomini di Ronald Koeman. La trasferta a Ginevra è stata certamente più propizia per gli Oranje: allo Stade de Genève l’Olanda ha regolato i Lusitani con un netto 3-0. Le due gara sono le facce di una medesima medaglia e, nonostate il risultato sia diammetralmente opposto, sottolineano le caratteristiche e peculiarità in divenire degli olandesi.

Le gemme difensive e una ritrovata coralità

Scorrendo i nomi dei difensori arancioni balza immediatamente agli occhi il potenziale difensivo degli olandesi: Mathijs de Ligt, Stefan de Vrij e Virgil van Dijk sono tre opzioni di altissimo livello per una nazionale in difficoltà come l’Olanda. La scelta di Ronald Koeman è stata scontata e forzata: questo pacchetto difensivo garantisce solidità all’intero schieramento e trasmette fiducia e leadership a tutta la rosa. Una leadership che proviene dal neo capitano van Dijk, ma anche dal giovanissimo de Ligt. Le ottime gare dal punto di vista difensivo non sono solo il frutto del valore individuale dei difensori di Koeman e di come si sposino bene in una difesa a tre – in questa direzione non si può trascurare la figura di Nathan Aké – ma di come la squadra, nella sua totalità, abbia assunto un attegiamento accorto. Ronald Koeman ha sciolto le fastidiose spaccature di reparto, trasmettendo alla squadra l’idea di difendere con tutti i propri interpreti e spronare i componenti di ogni singolo reparto a stare corti e applicare un pressing sistematico e organizzato – mai puramente individuale – sul portatore di palla. Un monito che non si spende solo nella propria metà campo, ma sino alla costruzione bassa dell’avversario. Nella fattispecie contro l’Inghilterra che ha visto i Tre Leoni doversi barcamenare con trame ridotte e spazi serrati a causa dell’atteggiamento inedito dell’Olanda.

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L’Olanda al momento della rinconquista della sfera

La prima rete contro il Portogallo, siglata da Memphis Depay, è molto indicativa: è il decimo minuto di gioco e la squadra difende in undici uomini nei propri trenta metri. Davy Pröpper rinconquista la sfera e dà il via ad una rapida ripartenza, conclusa dal vantaggio di Memphis Depay. L’azione viene rifinita da Virgil van Dijk e Kenny Tete, gli uomini più arretrati dell’Olanda, al momento della rinconquista della sfera. Questo non è Totaalvoetbal?

Al di là di questa specifica azione difensiva e relativo contrattacco, l’Olanda ha giocato una gara particolarmente attenta e puntigliosa nella prima frazione di gioco contro il Portogallo: non concedendo tiri nello specchio della porta nei primi quarantacinque minuti ai Lusitani. Nella precedente gara, un mezzo pasticcio di Zoet ha compromesso la porta inviolata al portiere del PSV che sino a quel momento non era stato minimante impensierito, se non per una prodigiosa uscita in scivolata nella prima frazione di gioco.

Cristiano Ronaldo ha patito, a sorpresa, la cerniera degli Oranje. L’asso del Real Madrid si è visto contenuto da Nathan Aké e Mathijs de Ligt: nella fattispecie il difensore del Bournemouth si è ben disimegnato in copertura e ha limitato l’esplosività del campione portoghese. L’ex Chelsea, per le sue specifiche caratteristiche fisiche, completa in maniera migliore rispetto a Stefan de Vrij la difesa olandese: la sua velocità di passo è importante quando la squadra è costretta a lasciare molto campo dietro di sé, in nome di un’estensione ridotta fra i reparti.

Una menzione a parte va concessa a Mathijs de Ligt, autore di una prova sontuosa contro il Portogallo e di una partita molto positiva contro i Tre Leoni. De Ligt, classe 1999, si è ritrovato perfettamente calato nel sistema difensivo a tre: de Ligt è  dotato di un timing perfetto nelle proprie letture e in poco meno di centottanta minuti si è reso protagonista di due assist e un tiro in porta nelle due amichevoli. La doppia uscita in campo internazionale del neocapitano dell’Ajax ha parzialmente cancellato la macchia di un’esordio doloroso e da panico contro la Bulgaria, che in parte – come tutti ricordano – ha compromesso l’accesso al mondiale agli Oranje.

Bas Dost e il fantasma di Roy Makaay

Partiamo da un presupposto: Bas Dost non è l’attaccante ideale che vorremmo avere nella nostra squadra e difficilmente si può affermare il contrario. Il centravanti di Deventer è sgraziato nei movimenti e non è proprio la massima effige del fuoriclasse, ma – ed è un’avversativa molto pesante – ha sempre segnato grappoli di reti e questo lo candida come titolare di questa “spuntata” Olanda. Solo in questa stagione l’ex Heerenveen ha siglato una trentina di reti in trentanove partite, segnandone un paio in Champions League. In Nazionale? Una misera rete contro il Galles in amichevole su 671′ giocati con la maglia arancione: una tragedia se confrontata alla media stagione di 0,75 reti a partita e ha un tasso di conversione delle chances da goal del 38%, il più alto nelle massime serie europee.

Il problema che avvolge Dost e la nazionale olandese è duplice: l’attaccante dello Sporting Lisbona soffre uno psicodramma alla Roy Makaay, ovvero di un attaccante altamente prolifico, ma che in nazionale non riesce a sbloccarsi. Le sole sei reti di Das Phantom con la maglia della nazionale in una quarantina di presenze sono la massima effige di quanto possa essere pesante la casacca arancione.

Bas Dost in azione contro l’Inghilterra

Il secondo motivo è di natura tecnico-tattica: Dost ha faticato con qualsiasi sistema e contro ogni avversario con gli Oranje, sì persino contro il Lussemburgo non è riuscito a timbrare il cartellino. La spiegazione è immediata: il 4-3-3 della gestione di Danny Blind e Dick Advocaat lo vedeva essere il riferimento centrale con giocatori come Promes e Depay ai lati. L’ex Go Ahead Eagles e The Dreamchaser sono più predisposti ad accentrarsi e andare alla conclusione, rispetto a sviluppare un’azione che possa terminare con un cross dal fondo. La medesima considerazione si può spendere quando Arjen Robben è riuscito ad essere della truppa negli ultimi quattro anni di calcio a tinte arancioni. Non si trattano, perciò, dei partner ideali per lo spilungone Bas, abituato ad una mole ingente di palloni che piovono in area di rigore. Nel nuovo sistema Dost è costretto a giocare troppo lontano dalla porta per poter essere efficace e ha carenze evidenti nel gestire il pallone, così impedendo alla squadra di salire con velocità e pericolosità. In parole povere l’ex Wolfsburg è calato in un contesto troppo povero dal punto di vista qualitativo, dove non ci si può permettere un giocatore con le sue caratteristiche e qualità. L’ex Oranje Pierre van Hooijdonk ha espresso il suo parere sul concorrente alla Scarpa d’Oro:«Questa Olanda ha troppa poca qualità per permettere a Dost di giocare il suo calcio»Dost patirà molto lo schieramento di Koeman e pian piano, se non muterà il suo modo di giocare, verrà scalzato nelle gerarchie. Questo rilancia una “cariatide” quale Ryan Babel: l’esterno del Beşiktaş ha la tecnica sufficiente per poter essere pivote e garantisce una discreta presenza in area di rigore, chiedere informazioni alla retroguardia portoghese. Nelle ultime tre partite, l’ex Liverpool, ha segnato due reti con i tulipani.

«Chi va a dire a Strootman e Wijnaldum di stare in panchina?»

L’Olanda nella prima uscita con l’Inghilterra si è schierata con un centrocampo formato da Wijnaldum e Strootman. Il risultato è stato disastroso: il calciatore del Liverpool è stato ectoplasmatico e si è dissolto in una manciata di minuti. Il centrocampista della Roma si è trascinato per quasi l’intera durata del match in mezzo al campo, senza farsi trovare realmente reattivo e costruttivo. Il giovane dell’AZ Alkmaar Guus Til appare nettamente più idoneo alla nuova interpretazione calcistica olandese, ma questo è solo un nome fra l’oceano di opportunità usufruibili dall’ex tecnico dell’Everton. Koeman ha operato un’immediata contromossa contro il Portogallo, relegando Strootman in panchina e aggiungendo un centrocampista alla linea mediana. L’esperimento è riuscito e il 3-5-2, rispetto al 3-4-3, è apparso più convincente.

Wijnaldum ha sì beneficiato della libertà maggiore concessagli, agendo quasi da trequartista, ma ha comunque evidenziato le lacune che hanno caratterizzato la sua carriera in maglia arancione: visione del campo ridotta e poca costanza, anche all’interno della gara  stessa. Diciamo che l’ostinarsi su Wijnaldum ha fatto il suo tempo e si può cominciare a parlare di un giocatore di alta qualità, ma scarsamente utile alla causa.

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Strootman contrasta Sterling

Il problema di Strootman è diverso ed è frutto di misunderstanding che in Olanda non si è ancora risolto: Kevin non è più una mezz’ala, ma un regista difensivo. Il calciatore che ha incantato tutti in maglia PSV Eindhoven e al primo anno giallorosso è caduto sotto la massiccia dose degli infortuni che lo hanno facildiato. Strootman si sta ritagliando, grazie al lavoro immane di Eusebio Di Francesco, una nuova posizione da metronomo. Il centrocampista della Roma è l’elemento ideale nel centrocampo di Ronald Koeman: Strootman può diventare regista del pressing e smistare i palloni sporchi che sopraggiungo nella sua zona. Tutto ciò ad una condizione: l’ex Sparta Rotterdam deve essere affiancato da uomini ad alto dinamismo,quali Donny van de Beek e Davy Pröpper. In caso contrario la lentezza del giallorosso può compromettere la stabilità del centrocampo.

Una soluzione di questo tipo è, a mio modo di vedere, temporanea e circostanziale: il futuro bussa alla porta e ha il volto di Frankie de Jong. Le chiavi del prossimo centrocampo degli Oranje sono sue, perché rappresenta l’ideale catalizzatore di una squadra che ha un disperato bisogno di un uomo d’ordine. Non convocato a causa di un infortunio, si giocherà la titolarità nei prossimi anni con Strootman e De Roon in quel ruolo. Il sentore è che Ronald Koeman, dopo aver spodestato Strootman dal ruolo di capitano, non impiegherà molto per farlo accomodare in panchina.

Tonny il camaleonte e l’investitura di Memphis

Ronald Koeman si arrogato un rischio da non sottovalutare contro il Portogallo: ha dato una chance a Vilhena, ma utilizzando completamente fuori ruolo. Il centrocampista del Feyenoord si è ritrovato a vestire i panni del tornante di sinistra, facendo le veci di Patrick Van Aanholt. Il calciatore del Crystal Palace non ha sfigurato contro gli inglesi, ma è apparso non completamente partecipe nella fase di proposizione e costruzione. Sembravano mancare le distanze corrette all’ex Vitesse e questo ha spinto Koeman, orfano di Jetro Willems e Daley Blind, a provare il giocatore di orgini angolane come esterno a tutto campo. L’esito è stato positivo: Vilhena si è dimostrato accorto, seppur visibilmente fuori contesto su determinate situazioni difensive, evidenziando di poter essere utilizzabile in un ruolo che potrebbe svoltargli la carriera in maglia arancione.

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Vilhena ringhia su Cristiano Ronaldo

Vilhena offre un’intensità nel pressing che solo Van de Beek può vantare nell’Olanda, perciò risulta perfetto secondo le richieste e dettami di Ronald Koeman. Il campione europeo U17 è reattivo nello staccarsi dalla propria posizione e apportare pressione al portare di palla, se la circostanza lo richiede. Il centrocampista ha nella sua faretra un’ottima tecnica individuale, perciò non si perde molta qualità in fase di costruzione con il suo eventuale utilizzo, e una capacità polmonare invidiabile che gli permette di rivestire il ruolo con disinvoltura.

Il numero dieci dei Rotterdamers ha coperto bene la propria zona di competenza, non subendo particolarmente João Cancelo: il terzino nerazzurro ha sofferto la fisicità di Vilhena, tanto da innervosirsi e farsi espellere. Questo avvolara la candidatura in pianta stabile del 3-5-2 che svincola Depay dal ruolo di esterno d’attacco. Il giocatore del Lione è apparso più frizzante, al netto della rete siglata, nei panni di costruttore avanzato. Depay, nonostante l’elevata tecnica individuale, è particolarmente in difficoltà a giocare con gli spazi stretti: l’ex Sparta Rotterdam si fa trovare più pronto quando il campo di fronte a sé si apre. La possibilità di svariare sul tutto fronte offensivo responsabilizza Depay e lo fa diventare un calciatore chiave per gli Oranje. La stella arancione è pronta ad assumersi le sorti dell’attacco olandese sulle spalle e lo ha dichiarato alla rivista olandese VI, che potete trovare in traduzione inglese su Goal.com.

In conclusione l’Olanda esce dalla doppia amichevole con talune certezze e informazioni utili laddove dove operare. Ronald Koeman ha inoltre disincantato la maledizione Portogallo che non veniva sconfitto dagli Oranje da quasi trent’anni. Il materiale dal quale ripartire può apparire risicato, ma Rambo ha le carte in regola per esser demiurgo e provare a centrare l’Europeo del 2020 con questi ragazzi.

 

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