Lo Stroitel Pryp’jat’: la squadra spazzata via dal disastro della centrale nucleare V.I. Lenin

 Alle prime ore del 26 aprile del 1986, nell’Ucraina settentrionale, esplode uno dei reattori della centrale nucleare V.I. Lenin. La centrale si trova a 3 km dalla cittadina di Pryp’jat’ e 18 km dalla città di Černobyl’ a ridosso del confine con la Bielorussia. A causa di una forte esplosione, determinata da inefficienze strutturali e non ancora precisamente determinati errori umani, il reattore n°4 viene scoperchiato, facendo fuoriuscire una nuvola di materiale radioattivo. La nube costrinse all’evacuazione delle zone prossime alla centrale nucleare, mobilitando circa 336.000 persone dalle proprie abitazioni.

La nuvola radioattiva si spinse in tutte le regioni d’Europa, arrivando a toccare le coste orientali degli Stati Uniti. Vi è ancora una controversia riguardo la stima delle morti indirette causate dall’incidente: Greenpeace arriva a stimare sei milioni di morti dovuti alla catastrofe del reattore ucraino, mentre l’ONU si mantiene su una previsione di 4.000 persone decedute a causa della nube tossica.

La tragedia della centrale nucleare V.I. Lenin ha toccato tutto il mondo occidentale e risulta complicato offrire una stima dei danni provocati dal reattore esploso; oltre a non esser stata fatta ancora chiarezza sulle oggettive responsabilità dei tecnici della centrale. L’immediata conseguenza dell’evacuazione della città attigua di Pryp’jat’ fu la nascita di un vero e proprio villaggio fantasma, lasciata tuttora al proprio triste destino.

La città di Pryp’jat’ era stata costruita appositamente per gli operai della centrale nucleare e poteva contare su una squadra di calcio: il FC Stroitel Pryp’jat‘. Stroitel significa costruttore. Pryp’jat’ era stata fondata il 4 febbraio del 1970 e si trattava della nona cittadina nucleare messa in piedi nell’Unione Sovietica. La squadra viene fondata nella metà del 1970 e la maggior parte dei giocatori provenivano dalla città di Chistohalivka, ad una manciata di chilometri a sud di Pryp’jat’, poiché la squadra locale poteva contare su numerosi atleti di spicco e la selezione di Pryp’jat’ poteva retribuire in maniera migliore i propri giocatori. Uno di questi fu Stanislav Goncharenko, considerato uno dei migliori talenti del calcio sovietico con un passato nello Spartak Kiev e nelle giovanili del Temp Kiev. Goncharenko fu costretto ad abbandonare il calcio a causa di un infortunio al ginocchio e divenne uno dei miglior allenatori di calcio indoor. Goncharenko centrò, da allenatore dell’Ucraina, una semifinale ed una finale mondiale di calcio indoor. La divisa di casa era ornata dai colori verde e nero.

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La selezione del FC Stroitel del 1983

Nel 1981 il FC Stroitel Pryp’jat’, dopo essersi fatto notare negli anni precedenti in vari tornei regionali con selezioni amatoriali locali e nella coppa regionale di Kiev, accedette alla quarta divisione del campionato amatoriale, sotto il patrocinio della federazione calcistica dell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, la KFK of Ukrainian SSR. Il progresso sociale e demografico della città nucleare portò il Pryp’jat’ ad un prestigioso risultato: nel 1985 Il FC Stroitel Pryp’jat’, riscosse il miglior piazzamento in classifica della propria storia, centrando il secondo posto dietro l’FK Naftovyk Okhtyrka, sfiorando così l’accesso alla seconda lega del campionato dell’URSS, la Vtoraya Liga.

Allo scoppio del reattore nucleare nell’aprile del 1986 la squadra fu costretta a traslocare nella città di Slavutych e la compagine venne rinominata Stroitel Slavutych. La squadra riprese le attività nel 1987, ma le cessò quasi immediatamente un anno dopo. La compagine finì per diventare come la città che aveva dovuto abbandonare: uno spettro.

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Gara casalinga dello Stroitel contro il Selmash Belya Tserkov nel 1985

Una scomparsa determinata anche dall’atto eroico di numerosi atleti del FC Stroitel Pryp’jat’. La città di Pryp’jat’ venne evacuata dopo 36 ore dallo scoppio del reattore nucleare, allontanando tutti i civili e mantenendo in loco i soli liquidatori. Queste figure si occuparono della decontaminazione della zona e la creazione del sarcofago che avvolse il reattore n°4. Fra i liquidatori erano presenti diversi giocatori del FC Stroitel Pryp’jat’ che scelsero di assurgere totalmente al loro compito, dimenticando le proprie velleità di successo e glorie sportive e dimostrando attaccamento alla propria città.

Il FC Stroitel Pryp’jat’ non fu solo una squadra destinata a scomparire, ma si vide negare la gioia di giocare nel proprio nuovo stadio da quel tragico incidente. La distinta personalità di Anatoly Shepel, ex attaccante di Chornomorets, Dinamo Kiev e Dinamo Mosca e nazionale dell’U.R.S.S., venne assoldata come tecnico alla mercé dei Fiocchi di neve. Shepel eseguì diligentemente il proprio lavoro, costruendo una squadra pronta ad approdare alla seconda divisione della piramide calcistica sovietica. Il club si preoccupò, perciò, di erigere una nuova casa per lo Stroitel: l’Avanhard Stadium da cinquemila posti a sedere.

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L’Avanhard Stadium in un’istantanea del 2013

Lo stadio doveva essere ufficialmente inaugurato il primo maggio del 1986, giorno dei lavoratori, data della gara semifinale di coppa tra Stroitel e Mashinostroitel di Borodianka, luogo vicino a Kiev.

Durante l’allenamento di rifinitura del Mashinostroitel, un elicottero atterrò sul campo di allenamento. Una serie di uomini vestititi con indumenti protettivi comunicano all’allenatore del Mashinostroitel, Viktor Zhilin, di interrompere l’allenamento, poiché la partita non si sarebbe più potuta giocare per cause non precisamente determinate. A Zhilin e ai suoi giocatori non viene riferito altro, solo successivamente si apprenderà della tragedia accaduta alla centrale nucleare.

Aleksandr Vishnevsky era uno di quei calciatori che avrebbe dovuto giocare la partita e nel 2012 è tornato a Pryp’jat’ con una troupe di giornalisti. Vishnevsky dichiara di essere stato forzato ad allontanare prontamente la città, allora decise di raccogliere in fretta e furia gli effetti personali dalla propria abitazione, ma gran parte di essi erano stati rubati. Nel giro di poche ore, più di 50.000 persone si volatilizzarono da Pryp’jat’. Vishnevsky ricorda un particolare di quella fuga: «Avevo un paio di scarpe originali Adidas con una foto di Breitner sulla linguetta».

Vishnevsky si dispiace ancora di non aver potuto giocare la gara di semifinale della Coppa di Kiev, soprattutto in virtù dell’inaugurazione del nuovo stadio di casa. La partita venne giocata nella capitale ucraina il 27 aprile del 2006 in una sorta di match celebrativo. I calciatori ancora vivi e in forze fecero la loro comparsa, così come Vishnevsky. Il ricavato della partita venne devoluto alle vittime del disastro nucleare. Per la cronaca, lo Stroitel vinse con il risultato di 3-2.

 

Fonti:

 

Il Gigante Sepolto: considerazioni sul passaggio di Mitchell Dijks al Bologna

 La nuova voce di mercato che avvolge il Bologna è l’intesa totale per la prossima stagione con Mitchell Dijks, difensore nativo dai Paesi Bassi. Il terzino mancino arriverà a parametro zero dall’Ajax con un contratto quinquennale. I Lancieri hanno lanciato nel calcio professionistico Dijks e hanno contribuito alla sua formazione giovanile, assieme al Volendam. Mitchell Dijks ha quasi esclusivamente giocato con club olandesi e non ha ancora avuto la gioia di rappresentare la nazionale maggiore.

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Dijks in biancorosso

Mitchell Dijks è nato a Purmerend nel 1993, nel North-Holland, nel febbraio del 1993. Il giovane è stato svezzato dal Volendam: una società di riferimento nella formazione giovanili nella regione settentrionale dei Paesi Bassi. All’età di sedici anni effettua il passo consequenziale, se provieni da quella specificare zona dei Paesi Bassi e hai talento: viene reclutato dall’Ajax. Il Volendam ha sempre rappresentato una sorta di club satellite dei Lancieri e ha un rapporto particolarmente consolidato con gli Het Andere Oranje (trad. L’Altro Arancione, per differenziarli dalla Nazionale, in quanto il Volendam veste singolarmente di arancio). Dijks effettua il proprio esordio con l’Ajax in occasione dello Johan Cruijff Schaal, leggasi Coppa d’Olanda, perso il 5 agosto del 2012 contro il PSV Eindhoven per 4-2. Dijks gioca settantasei minuti e viene sostituto nella ripresa da Dico Koppers. Il difensore nativo di Purmerend non gioca molto nella prima stagione e viene spedito in prestito all’Heerenveen, dove disputa ventisette partite stagionali. Il rendimento è discreto, ma non tanto convincente da garantirgli un nuovo contratto alla corte dei Lancieri.

Dijks con la maglia del Willem II

Il Willem II lo scrittura con un contratto biennale e gioca una stagione particolarmente positiva con Le Guardie del Re: nel 2014/15 il terzino scende in campo ventotto volte in Eredivisie. L’Ajax decide, perciò, di riacquistarlo: la squadra di Amsterdam concede al Willem II i prestiti di Lesly De Sa, Ruben Ligeon e Richiairo Živković per riavere Dijks. Per inciso, i tre prestiti chiamati in causa non offriranno un apporto soddisfacente con la maglia dei Tricolores. Nel suo ritorno all’Ajax, Dijks vive la sua migliore stagione sotto la guida di Frank De Boer in un’annata fallimentare, considerato lo scudetto perso all’ultimo giornata in favore del PSV Eindhoven. Nella primavera, inoltre, del 2016 viene convocato per la prima volta dalla Nazionale in occasione delle amichevoli contro Inghilterra e Francia, ma non scenderà in campo.

La stagione successiva rappresenta un incubo per Dijks: Peter Bosz lo vede come un’alternativa e viene rilegato in panchina dall’ex tecnico del Vitesse. Si alternano nel ruolo Jairo Riedewald e Nick Viergever, protagonisti della cavalcata in Europa League dell’Ajax. Mentre i suoi compagni di squadra sfiorano il successo nella competizione continetale per club, Dijks effettua un soggiorno nella ridente Norwich. In Championship si ben disimpegna con i Canaries, ma la sua avventura termina solo dopo sei mesi e viene richiamato dal prestito.

 

Mitchell Dijks e Yanic Wildschut alla corte dei Canaries. I due sono stati compagni di squadra ai tempi dell’Heerenveen

Nell’attuale stagione Dijks è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, ma non interlocutorio o confortante: l’ex Willem II scende in campo nove volte in Eredivisie grazie all’enorme quantità di infortuni che la squadra di Keizer ha dovuto subire. Nemmeno l’ex allenatore del Cambuur riesce a vedere Dijks come un vero titolare, favorendo ancora una volta il discreto Nick Viergever. L’arrivo di Nicolás Tagliafico ha ulteriormente ridotto le possibilità di scendere in campo per Dijks: il laterale basso argentino ha avuto un impatto soprendente in Eredivisie.

Mitchell Dijks è un calciatore altamente anomalo e peculiare. Dijks è un mancino alto un metro e novantaquattro centimetri corroborato da un fisico ben strutturato. La sua fisicità sembra suggerire un’interpretazione del laterale basso piuttosto bloccata e poco propositiva. In sintesi una sorta di terzino che può diventare un centrale aggiunto in fase di non possesso, poiché, in quella di possesso, viene chiamato raramente in causa e non offre le “tipiche” scorribande di un laterale basso.

La realtà effettuale è nettamente diversa: Dijks è un abile costruttore laterale di gioco. L’ex Willem II è abbastanza disinvolto con la palla al piede e capace nel dribbling. Dijks ha un’interpretazione personale del come fronteggiare l’avversario: lo punta lasciandogli spaziodi intervenire, ma all’ultimo istante utilizza il fisico per proteggere il pallone. Il tutto resistendo a qualsiasi tipo di urto o intervento, non perdendo eccessiva velocità. Questo gli permette – al netto di una scarsa accelerazione e un cambio di passo non spiccato – di arrivare con facilità sul fondo. In generale è un terzino assoulutamente attivo e dinamico, che non manca d’esser riferimento in fase propositiva.

L'epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan
L’epifania inglese di Dijks ai danni del Wigan

Dijks è un abile crossatore o suggeritore, da qualsiasi posizione. Ha un buon cross che si adagia sul secondo palo, quando colpisce la sfera dalla trequarti avversaria. Sul fondo predilige una palla che premia il rimorchio, rispetto ad un passaggio sul primo palo. In scivolata è discretamente preciso, nonostante il timing sia il suo maggiore problema. Dijks non è abile a sfruttare appieno il proprio fisico nei contrasti e non fa fruttare la sua preponderanza fisica in termini di riconquista del pallone. Spesso è in ritardo ed incorre troppo frequentemente in sanzioni. Inoltre non è un calciatore arcigno, oltre ad assentarsi nelle varie fasi della gara. Senza tralasciare una fase realizzativa davvero scarna: centotto presenze da professionista e solo due reti siglate. Considerazione a margine: Dijks non è ferratissimo nelle sfide di inframezzo del popolare videogame FIFA.

Nel complesso è un calciatore che al Bologna può fare dignitosamente: Roberto Donadoni avrà a disposizione una nuova fonte di gioco laterale. In questa direzione rappresenta un sostituto di Adam Masina, in caso di partenza dell’italomarocchino nella sessione di mercato estiva. I dubbi intorno a questo giocatore sono di natura caratteriale ed ambientale: Dijks ha giocato in un calcio davvero povero dal punto di vista tattico, soprattutto a livello difensivo. I suoi “blackout” non sono perdonati in Serie A e potrebbe avere vita difficile al primo errore.

Dijks è complice della rete di Bazoer ai danni del Vitesse

Inoltre verrebbe calato in un contesto differente rispetto all’Ajax: il Bologna è una squadra che in determinate partite va in sofferenza e non può permettersi un laterale basso che si contraddistingue solamente per una buona fase di costruzione. La nota positiva riesede nel fatto che Dijks è un calciatore fisicamente strutturato e può essere difficile da contenere nel contesto italiano, diventando un fattore nei calci piazzati. In sintesi è stata una trattativa comprensibile da parte del direttore tecnico del Bologna, Riccardo Bigon. Dijks è un terzino sufficiente che ha margini di miglioramento e desideroso di riscatto. In questo senso, una continuità che sembrebbe garantirgli il contratto quinquennale potrebbe rafforzare la fiducia del giocatore e provocare in lui un’inaspettata crescita.

 

I riti del costruire: alla luce di Ronald Koeman e i nuovi volti della K.N.V.B.

 La notizia della settimana nei Paesi Bassi è la nomina di Ronald Koeman come nuovo commissario tecnico della nazionale olandese. La panchina è stata lasciata vacante da Dick Advocaat, attuale allenatore dello Sparta Rotterdam, e da metà novembre è rimasta senza un proprietario. La K.N.V.B., ovvero la Federazione Calcistica Olandese, si è presa il proprio tempo per poter valutare attentamente i candidati e operare una scelta cosciente, oltreché lungimirante.

L’intento è di non ripetere l’errore commesso al termine del campionato mondiale brasiliano, ossia assegnare la panchina ad una soluzione di ripiego, quale è stata Guus Hiddink spalleggiato da Danny Blind. Come è noto, Hiddink ha rassegnato le dimissioni a metà del cammino della qualificazione ai campionati europei del 2016, in seguito alle quali gli è succeduto Blind. L’ex capitano dell’Ajax ha fallito l’accesso alla massima competizione continentale per le nazionali e ha gravemente compromesso le possibilità della selezione oranje di approdare al mondiale russo. Emblematica e fatale è stata la sconfitta in Bulgaria per 2-0 nel marzo scorso per il tecnico di Vlissingen. Nulla ha potuto

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Il momento del tracollo olandese raffigurato dall’espulsione di Strootman

il Kleine Generaal: Dick Advocaat ha portato alla vittoria gli Oranje in otto occasioni su nove – tra partite ufficiali e non – non riuscendo a regalare i playoff ai tulipani. Gli olandesi sono incappati in una notevole sconfitta contro la Francia che ridimensionato aspettative e valore della compagine arancione in una tragica notte che ha visto il simbolo della decadenza olandese, Kevin Strootman, essere allontanato anzi tempo dal rettangolo di gioco.

La necessità di cambiare rotta e dare una sferzata decisiva al proprio movimento calcistico ha indotto la K.N.V.B., nella figura del Direttore Generale Eric Gudde, ad assegnare le redini della rifondazione olandese alle figure di Nico-Jan Hoogma, Aloys Wijnker e Ronald Rambo Koeman. A margine la federcalcio olandese ha reso nota l’impossibilità di contemplare un profilo straniero per questioni di budget come commissario tecnico. Questa sarà la triade che nei prossimi quattro anni avrà il compito di portare nuovamente in auge la nazionale maggiore e quelle giovanili, oltre a risolvere annate di mala progettazione e gestione approssimativa.

La prima figura chiamata in causa, Nico-Jan Hoogma, è una scelta comprensibile nel ruolo di Direttore Tecnico della federcalcio olandese. Il direttore generale dell’Heracles Almelo ha eseguito un lavoro eccellente nel club del Overijssel: dalla sua nomina nel 2007, gli Erculei non sono mai retrocessi in Eerste Divisie. Hoogma ha dato continuità e

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Nico-Jan Hoogma

corpo ad un progetto che ha permesso al club, dopo un ventennio di Purgatorio della serie cadetta, di mantenersi stabilmente in Eredivisie. L’annata più mirabile è certamente stata quella del 2015/16 quando l’Heracles ha centrato il sesto posto. Hoogma ha avuto il merito di puntare fortemente su John Stegeman, tecnico che guida la selezione bianconera dall’agosto del 2014. Inoltre il club è stato sanificato dal punto di vista finanziario e rappresenta una società modello nella sfera calcistica dei Paesi Bassi. Hoogma rappresenterà una ventata d’aria fresca a Zeist e cozza violentemente con i vecchi volti del calcio olandese, quali Fred Rutten e Louis Van Gaal – in pole per lungo tempo come prossimi titolari del posto di Direttore Tecnico della K.N.V.B – oltre ad Earnest Stewart che ha rinunciato alla carica. Hoogma è un uomo pragmatico e “di campo”, talvolta sfrontato nelle proprie decisioni; la più clamorosa delle quali è stata appoggiare il mantenimento dei manti sintetici in Eredivisie, questione torrida nei Paesi Bassi di questi tempi, in nome di una maggiore praticità.

Il nome sicuramente meno conosciuto è quello di Aloys Wijnker, prossima testa pensante dello sviluppo calcistico nei Paesi Bassi. Wijnker ha una lunga militanza fra le fila dell’AZ Alkmaar come massimo responsabile del settore giovanile: un decennio fra 2005-2015 durante il quale ha sviluppato e ha appreso un notevole bagaglio di conoscenze da un totem come Louis van Gaal. Wijnker ha allenato le selezioni giovanili dei Formaggiai prima di prendere la testa dell’intera Accademy la quale – durante il suo operato – è stata nominata per due volte come miglior Accademy dell’anno. Un risultato

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Aloys Wijnker

da evidenziare, in una Nazione dove spadroneggiano vivai quali quelli di Feyenoord e, soprattutto, Ajax. Nell’ultimo anno Wijnker è stato a capo della “U.S. Soccer Boys Accademy”, in sintesi la massima carica inerente al calcio giovanile negli Stati Uniti. Wijnker, di soli quarantadue anni, rientra nei Paesi Bassi con una nuova esperienza sulle spalle e con la licenza di essere un elemento di novità in un contesto che, adagiatosi troppo sugli allori, ha dimenticato come si sviluppano calciatori preparati e di qualità, in grado di affermarsi oltre i confini nazionali.

L’istante saliente della questione è certamente la nomina del nuovo c.t.: Ronald Koeman. Koeman ha una notevole esperienza nel proprio bagaglio di allenatore, oltre ad essere stato un calciatore di fama mondiale. Le squadre che ha allenato sono state: Vitesse, Ajax, Benfica, Valencia, AZ Alkmaar, Feyenoord, Southampton e, in ultima istanza, l’Everton. Il tecnico olandese è stato esonerato il 23 ottobre del 2017, in seguito ad una

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Ronald Koeman e Guus Hiddink a confronto

serie di risultati deludenti sulla panchina dei Toffees che hanno portato la selezione di Liverpool al quart’ultimo posto. Un risultato inaccettabile a fronte di un’annata da incorniciare nella stagione precedente ed un mercato dispendioso. Dalla data dell’esonero, Ronald Koeman è stato il main target della K.N.V.B. . Fallito il suo approdo nella tarda estate del 2014, a causa di una volontà da parte della federazione di assegnare all’ex giocatore del Groningen il tutoraggio di Guus Hiddink – desiderio che Ronald Koeman non prese affatto con benevolenza e unico motivo apparente della sua rinuncia alla panchina della nazionale olandese – Eric Gudde è riuscito a convincere Rambo a sedersi sulla scottante panchina degli Oranje dopo un colloquio avvenuto la scorsa settimana. Si tratta di un ritorno per Koeman, poiché già nella spedizione di Francia ’98 è stato sulla panchina degli olandesi, sebbene come assistente dello stesso Guus Hiddink.

Ronald Koeman non ha lasciato cadere la richiesta di Eric Gudde e ha colto al volo l’occasione: «Penso di poter rivestire il ruolo di c.t.: la nazionale sarebbe anche la continuazione ideale della mia carriera» – aveva dichiarato Koeman nelle ultime settimane alla rivista “Voetbal International”. Il tecnico olandese porta con sé in nazionale l’assistente Kees van Wonderen, con un passato nel VVV Venlo, e Patrick Lodewijks, preparatore dei portieri, che già ha lavorato per la K.N.V.B. nel 2014-15, oltreché esser stato suo collaboratore nella recente esperienza con l’Everton.

La scelta che ha preso in causa la figura di Ronald Koeman ha un’immediata motivazione: la necessità di pragmatismo. La nazionale olandese ha bisogno di abbandonare i propri fondamentalismi tattici che ne stanno prostrando le aspettative da un ventennio a questa parte: reiterare l’integralismo di un calcio propositivo e composto di possesso palla ha tarpato le ali dell’Olanda in diverse occasioni, soprattutto nell’ultimo quadriennio quando la Gouden Generatie ha oltrepassato troppe primavere e ha lasciato la scena della nazionale. In ultima istanza, il massimo simbolo di questa generazione di campioni, quale Arjen Robben, ha lasciato la nazionale olandese nell’amarissima vittoria interna contro la Svezia: offrendo la possibilità di una svolta. Non appunto è un caso che l’Olanda abbia centrato risultati di rilievo, quali il terzo posto al mondiale brasiliano, giocando un gioco speculativo e accorto. In questa occasione immenso merito va dato a Louis van Gaal che, dopo una lunghissima e straziante lotta ideologica con la stampa olandese, ha valorizzato i talenti olandesi a disposizione, nascondendo sotto il tappeto gravi difetti strutturali di questa squadra.

La nazionale olandese, sotto la direzione di Ronald Koeman, cambierà dal punto di vista tattico: si lavorerà in nome di una duttilità e di una capacità di giocare sull’avversario. Il possesso palla estenuante e sterile verrà abbandonato come ideologia, bensì verrà utilizzato solo in determinate fasi della gara. Koeman conosce diversi sistemi ed approcci alla gara che utilizza in maniera indistinta nel corso del match, perciò l’ex Ajax dovrà davvero faticare, soprattutto con i giocatori provenienti dall’Eredivisie ma non solo, a spazzar via il monopensiero del dominio del possesso palla e del 4-3-3 – oramai istanza spettrale e non più applicabile. Rambo porterà la squadra ad essere più aggressiva e repentina nel recupero palla, sfaccettatura che l’Olanda non ha mai veramente approfondito e, probabilmente, calcolato.

Il prossimo c.t. galleggerà – in termine di moduli –  fra il 4-2-3-1 e il 5-3-2, senza dimenticare il Totaal Voetbal del quale l’Olanda si prefigura come massimo genitore ed è vero orgoglio nazionale. Koeman lo reinterpreterà e lo renderà funzionale, oltre che attuale. Non essendo più applicabile in fase di possesso, poiché gli olandesi sono in

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Il nuovo ciclo deve ripartire da Van de Beek e De Ligt

deficit – quasi totalmente – d’intensità e ritmo palla al piede, porterà la polifunzionalità dei giocatori in fase di non-possesso: tutti involti nel recupero della sfera. Una volta recuperato il pallone verrà immediatamente smerciato nello spazio delle corsie esterne o centrali, a seconda delle occasioni, esaltando atleti capaci in fase d’inserimento e abili nel conoscere le spaziature del gioco. Non è un caso che il trequartista dei Saints Dušan Tadić abbia condotto la miglior parte della sua carriera sino ad ora sotto l’ala di Koeman: il serbo ha sposato appieno la politica del gioco nello spazio, esaltando le sue abilità di regista avanzato e la sua precisione nel passaggio.

Gli uomini cardine di questa nuova Olanda saranno giocatori in grado di garantire solidità e pragmatismo. Stefan de Vrij, con la sua pulizia in fase d’impostazione e la sua intelligenza tattica nel saper intrepretare diversi moduli, e Virgil van Dijk, per distacco il miglior difensore nel gioco aereo della Premier League e abilissimo nell’uno contro uno, saranno i punti di riferimento del nuovo percorso degli Oranje dal punto di vista prettamente difensivo. I talenti arancioni che beneficeranno di questo nuovo c.t. saranno sicuramente Donny van de Beek, esordiente nell’ultima sfida degli olandesi contro la Romania, e Frenkie de Jong. Il primo è una mezz’ala che sposa in toto l’intensità che Koeman predica: il talento dell’Ajax può ricordare il primo Klaassen, ma viaggia ad una velocità superiore rispetto all’attuale flop dell’Everton. Frenkie de Jong dell’Ajax, probabilmente il talento più cristallino della sua annata nei Paesi Bassi, rivestirà il ruolo regista basso con il compito di dettare i tempi ed essere un legaccio fra difesa e centrocampo. Un ruolo che è scoperto dai tempi di Van Bommel e che il romanista Kevin Strootman non riesce ad interpretare a pieno regime.

Ronald Koeman attingerà, in fase di selezione, a numerosi elementi che giocano in Premier League o ha allenato nell’esaltante esperienza al Feyenoord. Nomi quali quelli di Georginio Wijnaldum o Daryl Janmaat – che dovrà giocarsi il posto con il romanista Rick Karsdorp –  potranno essere riqualificati a dovere, invece personalità quali un probabile

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Davy Klaassen è stato un vero “flop” all’Everton: il suo recupero potrebbe essere importante per gli Oranje

Daley Blind o lo stesso Davy Klaassen subiranno un declassamento: il primo è un elemento discreto, ma dotato di un ritmo troppo cadenzato nelle giocate. Il secondo ha mostrato di essere troppo acerbo per essere un giocatore sul quale puntare fortemente. Un nome che nei Paesi Bassi ci si auspica poter essere utilizzato con maggiore frequenza è Jens Toornstra: il centrocampista del Feyenoord non è assolutamente un calciatore di primo pelo, ma è probabilmente l’atleta più scaltro di tutta l’Eredivisie.

L’Olanda si appresta ad un nuovo corso che tenterà di sovvertire la propria tradizione in nome di un progresso che sembra esser giunto in maniera eccessivamente tardiva. L’obbiettivo sono i campionati europei del 2020 e già l’impegno nella Nations League non appare agevole con Francia e Germania nel proprio mini-girone, ma Koeman ha già dimostrato intraprendenza e fiducia. Una caratteristica che sembra aver abbandonato gli Oranje da troppo tempo.