“Con le SPAL al muro” – Capitolo I: Le dame, i cavalier, l’arme e gli amori

«Sì, Leonardo, ce l’abbiamo fatta: è nostro. Lo abbiamo preso».

Sono le sei e mezzo del mattino del 29 gennaio e l’allenatore della SPAL, Leonardo Semplici, ascolta assonnato e titubante queste parole audaci, pronunciate con eccessivo ardore e sicurezza da un interlocutore sconosciuto. Leonardo non comprende il mittente della telefonata: è un’ora poco indicata per riconoscere le voci altrui. L’allenatore controlla il proprio smartphone ed osserva il registro delle chiamate: è stato Davide Vignati a telefonargli per ultimo. Sì, proprio quel Davide Vignati: il direttore sportivo della SPAL. In un istante Leonardo capisce l’oggetto della chiamata: la SPAL si è assicurata Hakan Çalhanoğlu in prestito dal Milan. L’estroso trequartista turco non si è rivelato abbastanza grintoso per il leggendario tecnico rossonero Gennaro Gattuso – unico esempio di mascolinità rimasto in un mondo martoriato ed avvelenato da scarpe colorate e esterni che rientrano sul proprio piede favorito. L’allenatore degli Estensi non riesce a contenere la propria gioia e con un gesto festante ribalta accidentalmente il bicchierino di Wyborowa Premium della notte precedente. La vodka polacca gli è stata regalata dal centrale di difesa Bartosz Salamon alla quinta ed inaspettata presenza da titolare, ed ora aveva rovinato le pagine del diario tattico di Semplici e l’inchiostro blu oltremare era divenuto violaceo, come il passato di Leonardo sulla panchina della primavera della Fiorentina.

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L’esclusiva Panini di Hakan Çalhanoğlu con la maglia della SPAL

La SPAL non sta vivendo un momento di forma esaltante dal punto di vista dei risultati: la selezione estense è ancorata a quota quindici punti in classifica e la retrocessione spaventa ferocemente gli Spallini. Sono oramai quattro le sconfitte consecutive: nel penultimo turno la compagine di Leonardo Semplici è stata spazzata via dall’Udinese di Massimo Oddo. Antonín Barák mattatore del match con una doppietta alla Dacia Arena che ha trascinato all’ennesimo successo i Friulani. Ebbro di gioia e non solo, il tecnico Massimo Oddo dichiarerà alle telecamere: «Avete visto?! Ora riesco a vincere le partite senza l’ausilio della burocrazia». Nell’ultima giornata la SPAL ha dovuto fare i conti con l’Inter di Luciano Spalletti: i Nerazzurri si sono imposti grazie ad una rete di Davide Santon nell’extra time della ripresa, gettando i tifosi del Paolo Mazza in uno sconforto inconsolabile. Non è propriamente un compito agevole rimarginare le ferite emotive di un match perso allo scadere per mano di un terzino con due reti segnate in centosettantotto gare ufficiali. Leonardo Semplici non digerì bene la sconfitta e decise di presentarsi in sede per ottenere dei rinforzi per affrontare con dignità la seconda parte di stagione. Volarono sgabelli e colpi proibiti, ma qualcosa sembrò muoversi nelle “teste pensanti” della SPAL.

Leonardo, ancora con i postumi di una notte insonne fra sigarette e bicchierini di vodka, riceve una nuova chiamata: «Ciao Leonardo, sono Vignati, Ünder e Marchetti arrivano domani per le visite mediche. Caro Leonardo, ti passo un amico…» – dall’altro capo prese con veemenza la cornetta un uomo pingue e tozzo nei movimenti. «Salve Semplici, sono Claudio, la ringrazio per la questione di Federico e si ricordi: Cave canem!». Non era altro che il patron laziale Claudio Lotito, raggiante per aver dribblato l’ennesimo stipendio oneroso da pagare. Leonardo comincia a razionalizzare il tutto: «Ünder, Marchetti e Çalhanoğlu… Senza considerare l’arrivo di Kurtić due settimane fa. Qui bisogna escogitare qualcosa di nuovo» – mormora nella propria stanza d’albergo di Ferrara. Solo, in mutande, letteralmente ed emotivamente, perché la moglie lo ha lasciato: Leonardo passa le notti insonni a formulare tattiche sulla difesa a tre alla luce di una minuscola abat-jour e questo era decisamente intollerabile per la consorte Cinzia. La splendida donna non poteva sopportare di dover dormire con il fastidio continuo provocato da quella luce fioca. Sì, fioca, come le speranze del marito di salvare gli Spallini con quella gestione difensiva. Cinzia, lo aveva lasciato un paio di settimane prima, scappando di prima mattina dopo il poker di Ciro Immobile agli Estensi: un weekend da dimenticare per Leonardo.

Semplici, dopo essersi rivestito, si getta sul proprio blocco degli appunti, mentre un tenue rumore di pioggia lo accompagna durante quel scarabocchiare incessante e demoniaco. Terza telefonata della giornata: «Maurizo, sempre Vignati, difesa sistemata: Angella e Tonelli sono nostri. Sì, niente di eccezionale, ma fanno sempre comodo. Passo e chiudo, buon pranzo Leonardo». Il tecnico della SPAL è in estasi, ma un brontolio lo prostra e preoccupa: sono ventiquattro ore che non mangia nulla, perciò decide di scendere in città per banchettare in un bistrò della zona. Nulla sembra veramente catturare l’interesse di Semplici, perciò decide di entrare in un McDonald’s ed ordinare un HappyMeal: i giocattoli di plastica gli ricordano quel figlio che la moglie Cinzia gli ha portato via. Vorrebbe gridare alla laureata in psicologia che lo sta servendo quanto sia dilaniante perdere un figlio a causa della difesa a tre, ma decide di sedersi in un’oblunga tavolata. Davanti a sé scorge un ragazzo di colore, fisicamente importante, che trangugia un cheeseburger con violenza e desiderio. Il giovane si alza in piedi e dà le spalle a Leonardo. Dietro al giubbotto una scritta che campeggia sfarzosa: El Khouma. Semplici chiama a sé il ragazzo e prende la parola: «Ho sentito che Stefano Pioli ti ha messo fuori rosa perché hai una media reti/minuti giocati migliore del Cholito, mi dispiace Babacar». Il ragazzo si abbassa il cappellino da baseball e, mesto, lascia il locale. Si intende non con

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Tutta la gioia di chi è condannato ad essere il sostituto di Giovanni Simeone

Giandomenico Mesto, per carità. Leonardo ha un’idea e lo insegue con uno scatto fulmineo: «Senti, ma non è che verresti a giocare da noi? Schierare Antenucci è improponibile in Serie A» – domanda trafelato il Semplici. Babacar annuisce e abbraccia il tecnico della SPAL con tutto l’amore rimastogli. Leonardo risponde come un padre alla ricerca di un affetto che non può più ricevere e manca immensamente.

 

Semplici rincasa e lavora interrottamente alla difesa a tre, è la sua ossessione: non può fare a meno di pensare a quello schieramento difensivo che gli ha portato via la moglie ed il figlio, oltre che essere una costante minaccia per la propria carriera. È l’una di notte e Semplici sta sfogliando la sua opera preferita, Le Confessioni di Sant’Agostino, quando arriva un messaggio di testo al proprio smartphone: «Non vedo l’ora di conoscerla, Mister. Ci vediamo al campo. Saluti». Leonardo apre What’s App per scorgere l’identità del mittente e fa una scoperta rivoltante: si tratta di Jacopo Sala, terzino destro della Sampdoria. Leonardo si mette a dormire, non senza qualche timore per il giorno venturo.

Il gelo si è impadronito del Centro Addestramento SPAL e Leonardo Semplici, mattiniero come sempre, aspetta i propri ragazzi e i volti nuovi davanti la porta degli spogliatoi. Dopo una breve ricognizione, constata con piacere che tutte le matricole spalline sono arrivate al campo senza intoppi. Purtroppo, persino lo svagato Jacopo Sala ha trovato la strada per il centro sportivo degli Estensi. Leonardo si dà un gran da fare per assettare la squadra, ma qualcosa si inceppa e non funziona. Gli uomini non girano a dovere e i reparti sono eccessivamente distanziati. I nuovi arrivati battibeccano con le mummie dello spogliatoio. Regna l’anarchia e questo getta nel sconforto più totale Semplici.

Il tecnico della SPAL raccoglie i palloni con aria stanca a fine allenamento e li trascina, con notevole fatica, verso il magazzino. Arrivato nello stanzino buio accende la luce e vede un’ombra che si nasconde dietro i coni – utilizzati per potenziare la precaria tecnica di Felipe. Semplici si avvicina con una notevole paura verso l’angolo buio, pensando che si tratti di un topo o un gatto un po’ troppo curioso. All’improvviso si alza in piedi una figura nota del calcio internazionale: Dalbert Henrique. Il brasiliano spiega di essere stato abbandonato da Luciano Spalletti la domenica precedente alla stregua di un cane in autostrada il quattordici di agosto. Semplici, uomo dal cuore magnanimo, lo accoglie cristianamente con sé e fa stipulare un biennale all’ex Nizza fra l’imbarazzo generale. Il giorno ha lasciato notevoli scossoni e Leonardo si corica stanca nell’umanamente fredda camera d’albergo.

Semplici si alza alle sette di mattina e dopo una corposa colazione di tarallucci Mulino Bianco e caffellatte prende la via di Milano per assistere all’ultimo giorno di calciomercato. La squadra viene affidata ad Andrea Consumi, vice di Leonardo. L’allenatore della SPAL arriva al “Starhotels Business Palace” di Milano e, dopo aver poggiato la valigia, Pavel Nedved lo accoglie con sinistro calore. Il ceco non è propriamente un uomo affabile e Leonardo sente il puzzo di fregatura lontano un chilometro.

«Senti lo vuoi Sturaro?» – chiede timorosamente l’ex Lazio.
«Non lo voglio: è una chiavica. Voglio salvarmi, Pavel, non salutare anzitempo la Serie A» – risponde audacemente Semplici.
«Ho un’offerta… Senti, se prendi Sturaro, ti lascio Bentancur in prestito biennale»
Leonardo, con la fermezza di Catone, esclama: «Affare fatto!».

Leonardo si libera del giogo opprimente del ceco e pensa cosa se ne farà di Stefano Sturaro. «Le vie del mercato sono infinite», così ama recitare Alessandro Bonan, durante il proprio popolare programma sul calciomercato. Molto spesso Nemo propheta in patria, ma il conduttore al soldo di Sky Sport – un po’ troppo soggetto a lapsus di vario genere – non può dirsi tale, poiché all’improvviso sopraggiunge Walter Mazzarri che saluta calorosamente l’amico toscano. Una chiacchera tira l’altra e fra un giro di Chianti e l’altro, Walter, il bellissimo Walter, confida al collega Leonardo di necessitare di un buon centrocampista di rottura. L’ennesimo dello scacchiere tattico di Mazzarri. Leonardo, con un paio di mosse di spessore psicologico, lascia Sturaro al Torino e si assicura Alejandro

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Walter Mazzarri con il volto ieratico di chi ha comprato l’ennesimo incontrista

Berenguer, esterno spagnolo non propriamente nelle grazie dell’ex tecnico del Napoli. Semplici ha una squadra nuova fra le mani, alla stregua di Judah Loew che a cavallo tra Cinquecento e Seicento creò un golem in una rigogliosa Praga, Leonardo è chiamato a manipolare quelle undici anime e creare una squadra competitiva.

 

Semplici lascia Milano e, alla guida della sua Fiat Multipla, ripete la campagna acquisti mentalmente. «Un portiere, due terzini, due centrali, due centrocampisti, tre trequartisti ed un centravanti» – mormora fra sé e sé, sulle note di Stayin’ Alive dei Bee Gees, e non riesce a venirne a capo. La difesa a tre non poteva esaltare le caratteristiche degli undici colpi provenienti dalle undici regine dell’attuale Serie A. Ad un certo punto della tratta Milano-Ferrara arriva una chiamata da parte dell’amico di una vita di Leonardo: Gigi Cagni. «Ciao Leonardo, sono alla porta del tuo albergo e devo dirti una cosa molto spiacevole» – queste le parole enigmatiche e terrorizzanti dell’uomo che propose Mário Rui all’Atlético Madrid. Leonardo chiude la chiamata e si precipita all’Hotel Migliorini di Ferrara.

Davanti all’albergo i due si incontrano. Gigi tenta di prendere la parola ed alla fine, dopo notevoli titubanze, si pronuncia:

«Leonardo, Cinzia ha un nuovo compagno. Un uomo che tu conosci bene, purtroppo»
«Non dirmi che si tratta proprio di lui…»
«Sì, Leonardo, la tua nemesi: Francesco Guidolin»

Le parole sono state poche e le frasi brevi, ma tanto sono bastate per gettare Semplici a terra, in lacrime e delirante. Coltelli nelle carni di Leonardo. L’allenatore della SPAL non poteva darsi pace di aver perso Cinzia anche a causa del malvagio Guidolin: allenatore portato in palmo di mano dalla stampa, ma che non ha centrato una Champions League nemmeno per sbaglio con l’Udinese. Al culmine della disperazione, Semplici ha un’illuminazione:

«Devo usarli tutti»
«Chi devi usare Leonardo?»
«I nuovi acquisti e abbandonare lo scopo della mia vita: la difesa tre»
«Leonardo è una pazzia: tutti i novizi in campo assieme è frutto della mente di un folle. Non pensi alla coesione dello spogliatoio. È impossibile: hai basato la tua esistenza sulla difesa a tre»
«Gigi, devo cambiare per sconfiggere la mia nemesi e riconquistare Cinzia: lascio la difesa a tre e porterò la SPAL in Europa per riprendermi Cinzia e la sua mano»

Leonardo chiuse così il sentito dialogo con il tecnico Cagni, che lo congedò e uscì dal vialetto alla guida della sua Harley Davidson. Cagni da diverso tempo fa parte di club motociclistico che prende il nome di “Sons of Adani”: lo stemma reca una miniatura di Daniele Adani che afferra una falce e un libro intitolato “La Bibbia degli expected goals”. L’Europa League sarà l’ossessione di Semplici, ma questo si vedrà solo in seguito.

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Diamine Lele, sembri uno dei SAMCRO con quei capelli

Leonardo si apprestava ad una nuova sfida, titanica per certi versi, che avrebbe investito tutte le sue forze, ma non c’è nessuno più potente di un uomo con un sogno. Un sogno di rivalsa e amore.

 

Leonardo aveva deciso: il 4-2-3-1 sarebbe stato il modulo della cavalcata verso l’Europa.
Marchetti fra i pali, coperto da Angella e Tonelli. Gli esterni bassi occupati da Sala e Dalbert, mentre la linea mediana formata da Bentancur regista arretrato e Kurtić centrocampista di quantità. La trequarti si pronunciava da sola – alla stregua di Vavà, Didì e Pelè come cantava il Quartetto Cetra: Ünder – Çalhanoğlu – Berenguer. L’undecisimo eroe, il punto di riferimento, Babacar.

«Come Prometeo portò il fuoco agli uomini, io condurrò la SPAL in Europa» – così tuonò Semplici nella solitudine della propria camera d’albergo ed il sole crollò.

 

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«Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare.» – Franz Kafka

 

 

 

 

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