OrangeColumn: sei giocate pazzesche per emergere al calcetto del venerdì sera

Il calcetto del venerdì sera spesso è incolore: uomini, trucidati dalla macerazione dell’esistenza e dalle fidanzate inopportune, che si trascinano su un manto erboso finto e completamente logoro. Gli schemi ripetuti sino al vomito e quei dai-e-vai troppo meccanici fiaccano l’animo del giocatore appassionato, che non riesce più a ritrovare la sincera e fanciullesca gioia di praticare il mitologico calcio.

Voi che avete esagerato con lo spritz corretto Campari

Ecco, in questa sede, una guida per colorare l’istituzione del calcetto serale. Sei mosse per incantare il pubblico, ovvero la compagna inopportuna del tizio con la maglia di Cristiano Ronaldo e vostra zia Rita, appassionatissima di futsal perché passa le giornate tra tornei continentali di calcetto ed il lavoro a maglia.

Istruzioni per l’uso: buon riscaldamento alle articolazioni per evitare infortuni, self-confidence, coraggio e non essere quello senza speranza fra i dieci prestanti giocatori in campo.

 

Jay-Jay OkochaJay-Jay Okocha’s Rainbow

Difficoltà d’esecuzione: 4/5

Sfacciataggine: 4/5

Il primo trick è per gli amanti del calcio primi anni del nuovo millennio e per coloro che hanno perso tutti i treni che la vita gli ha offerto poiché giocavano a FIFA Street. Siete confinati a livello della bandierina del calcio d’angolo perché il vostro amico che corre un sacco non riesce a fare un passaggio come si deve. Vedete lo spazio dietro il difensore che vi sta davanti ed è questa l’occasione giusta per provare l’arcobaleno dell’ex fantasista del Bolton. Effetti collaterali: verrete idolatrati per tutta la vita, forse in maniera decisamente eccessiva rispetto a quello che avete dato realmente al calcio.

 

Rivelino’s Flip-Flap o Elastico

Difficoltà d’esecuzione: 2/5

Sfacciataggine: 1/5

L’elastico, o flip-flap nelle nazioni di origine non neolatina, è una skill che ha reso celebre un maestro del dribbling come Rivelino. La particolarità dell’elastico è quella di coinvolgere un solo piede, perciò se il vostro idolo è Ricardo Maravilla Álvarez e non sapete nemmeno di avere l’altra estremità,  potete farvi forti di questo “numero”. L’elastico è globalmente conosciuto ed è utilizzabile in ogni zona del campo, poiché richiede uno spazio ridotto per l’esecuzione. Consigliato per dribblare da ultimo uomo, non il popolare sito web, l’attaccante in pressione. Effetti collaterali: in caso di problematiche pregresse alle caviglie, dopo l’esecuzione di questa magia potrete vedere le stelle. Per il dolore.

 

Bolasie’s Flick

Difficoltà d’esecuzione: 4/5

Sfacciataggine: 3/5

Yannick Bolasie è sicuramente uno dei giocatori più abili nell’uno contro uno nella Barclays Premier League, tanto da inventare una vera e propria giocata che prende inevitabilmente il suo nome. Questo trick è da utilizzare quando sei confinato sulla linea laterale e riesci a girarti velocemente per darle le spalle. La difficoltà di questa esecuzione non risiede solamente nelle proprie capacità tecniche, bensì nel riuscire a distanziare l’avversario di un metro, spazio necessario per la riuscita di questa skill. Il gioco di gambe è notevole, se volete imparare ad eseguirlo provate a guardare questo pazzoide o chiamate a casa di Bolasie. Effetti collaterali: diventare un calciatore effimero all’improvviso e ricevere una pedata negli zebedei dal difensore grassoccio che ti sta marcando.

 

McGeady’s Spin

Difficoltà d’esecuzione: 2/5

Sfacciataggine: 2/5

La McGeady’s Spin è sicuramente e di gran lunga la mia skill preferita: facile da eseguire e adatta per i calciatori di fascia. Si tratta di un vero  e proprio toccasana quando devi rincorrere un pallone che si sta spegnendo sulla linea laterale o di fondo campo. In sintesi un gioco di gambe per grandi e piccini che vi darà l’opportunità di andare sul fondo per mettere quei vostri cross inutili che non trovano mai nessuno in mezzo all’area o si infrangono sulla rete laterale della porticina difesa da vostro cugino Ivo, chiamato all’ultimo secondo e relegato in porta perché non vede un pallone da calcio dal 1997. Effetti collaterali: sviluppare la cirrosi epatica e una morbosa passione per i Dropkick Murphys.

 

Riquelme’s Move

Difficoltà d’esecuzione: 5/5

Sfacciataggine: 5/5

Provate a sognare di avere l’intelligenza calcistica e l’abilità tecnica adatta per primeggiare nell’ancestrale mondo del dribbling, immergetevi in una nube di self-confidence e poi date un’occhiata a questa skill folle, così immaginifica da necessitare di una guida. Questa giocata è per coloro che stanno dominando la partitella del venerdì sera e vogliono sbeffeggiare l’avversario per dare vita ad una vera e proprio corrida. Questa skill vi porta direttamente nell’Olimpo delle vostre amicizie e conoscenze senza passare dal cosiddetto “via”. Effetti collaterali: Andrea Bini vi citofona sotto casa per un autografo ogni dannato mercoledì sera.

 

 

Marseille Turn

Difficoltà d’esecuzione: 3/5

Sfacciataggine: 2/5

In ultima istanza per stupire i vostri avversari una giocata portata alla ribalta da Zinedine Zidane ed affinata da un vero e proprio trickster come Memphis Depay: ovvero la roulette di Marsiglia. Qui viene riproposta nella variante dell’olandese, poiché in questo frangente l’esterno degli Orange riesce ad eludere la pressione di tre avversari. Depay, seppur retrocedendo di un paio di metri, libera la propria visuale per la giocata. Immaginatevi da soli contro una moltitudine di avversari e nessuno vi viene a dar man forte: la Marseille Turn è l’opzione adatta per prendere tempo ed aspettare l’inserimento di un vostro compagno di squadra. Un inserimento che non arriverà mai poiché la vostra punta si guadagna da vivere facendo il cosplay di Giuliano Ferrara. Effetti collaterali: calvizie precoce o tatuaggi eccessivamente grandi.

“Con le SPAL al muro” – Capitolo I: Le dame, i cavalier, l’arme e gli amori

«Sì, Leonardo, ce l’abbiamo fatta: è nostro. Lo abbiamo preso».

Sono le sei e mezzo del mattino del 29 gennaio e l’allenatore della SPAL, Leonardo Semplici, ascolta assonnato e titubante queste parole audaci, pronunciate con eccessivo ardore e sicurezza da un interlocutore sconosciuto. Leonardo non comprende il mittente della telefonata: è un’ora poco indicata per riconoscere le voci altrui. L’allenatore controlla il proprio smartphone ed osserva il registro delle chiamate: è stato Davide Vignati a telefonargli per ultimo. Sì, proprio quel Davide Vignati: il direttore sportivo della SPAL. In un istante Leonardo capisce l’oggetto della chiamata: la SPAL si è assicurata Hakan Çalhanoğlu in prestito dal Milan. L’estroso trequartista turco non si è rivelato abbastanza grintoso per il leggendario tecnico rossonero Gennaro Gattuso – unico esempio di mascolinità rimasto in un mondo martoriato ed avvelenato da scarpe colorate e esterni che rientrano sul proprio piede favorito. L’allenatore degli Estensi non riesce a contenere la propria gioia e con un gesto festante ribalta accidentalmente il bicchierino di Wyborowa Premium della notte precedente. La vodka polacca gli è stata regalata dal centrale di difesa Bartosz Salamon alla quinta ed inaspettata presenza da titolare, ed ora aveva rovinato le pagine del diario tattico di Semplici e l’inchiostro blu oltremare era divenuto violaceo, come il passato di Leonardo sulla panchina della primavera della Fiorentina.

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L’esclusiva Panini di Hakan Çalhanoğlu con la maglia della SPAL

La SPAL non sta vivendo un momento di forma esaltante dal punto di vista dei risultati: la selezione estense è ancorata a quota quindici punti in classifica e la retrocessione spaventa ferocemente gli Spallini. Sono oramai quattro le sconfitte consecutive: nel penultimo turno la compagine di Leonardo Semplici è stata spazzata via dall’Udinese di Massimo Oddo. Antonín Barák mattatore del match con una doppietta alla Dacia Arena che ha trascinato all’ennesimo successo i Friulani. Ebbro di gioia e non solo, il tecnico Massimo Oddo dichiarerà alle telecamere: «Avete visto?! Ora riesco a vincere le partite senza l’ausilio della burocrazia». Nell’ultima giornata la SPAL ha dovuto fare i conti con l’Inter di Luciano Spalletti: i Nerazzurri si sono imposti grazie ad una rete di Davide Santon nell’extra time della ripresa, gettando i tifosi del Paolo Mazza in uno sconforto inconsolabile. Non è propriamente un compito agevole rimarginare le ferite emotive di un match perso allo scadere per mano di un terzino con due reti segnate in centosettantotto gare ufficiali. Leonardo Semplici non digerì bene la sconfitta e decise di presentarsi in sede per ottenere dei rinforzi per affrontare con dignità la seconda parte di stagione. Volarono sgabelli e colpi proibiti, ma qualcosa sembrò muoversi nelle “teste pensanti” della SPAL.

Leonardo, ancora con i postumi di una notte insonne fra sigarette e bicchierini di vodka, riceve una nuova chiamata: «Ciao Leonardo, sono Vignati, Ünder e Marchetti arrivano domani per le visite mediche. Caro Leonardo, ti passo un amico…» – dall’altro capo prese con veemenza la cornetta un uomo pingue e tozzo nei movimenti. «Salve Semplici, sono Claudio, la ringrazio per la questione di Federico e si ricordi: Cave canem!». Non era altro che il patron laziale Claudio Lotito, raggiante per aver dribblato l’ennesimo stipendio oneroso da pagare. Leonardo comincia a razionalizzare il tutto: «Ünder, Marchetti e Çalhanoğlu… Senza considerare l’arrivo di Kurtić due settimane fa. Qui bisogna escogitare qualcosa di nuovo» – mormora nella propria stanza d’albergo di Ferrara. Solo, in mutande, letteralmente ed emotivamente, perché la moglie lo ha lasciato: Leonardo passa le notti insonni a formulare tattiche sulla difesa a tre alla luce di una minuscola abat-jour e questo era decisamente intollerabile per la consorte Cinzia. La splendida donna non poteva sopportare di dover dormire con il fastidio continuo provocato da quella luce fioca. Sì, fioca, come le speranze del marito di salvare gli Spallini con quella gestione difensiva. Cinzia, lo aveva lasciato un paio di settimane prima, scappando di prima mattina dopo il poker di Ciro Immobile agli Estensi: un weekend da dimenticare per Leonardo.

Semplici, dopo essersi rivestito, si getta sul proprio blocco degli appunti, mentre un tenue rumore di pioggia lo accompagna durante quel scarabocchiare incessante e demoniaco. Terza telefonata della giornata: «Maurizo, sempre Vignati, difesa sistemata: Angella e Tonelli sono nostri. Sì, niente di eccezionale, ma fanno sempre comodo. Passo e chiudo, buon pranzo Leonardo». Il tecnico della SPAL è in estasi, ma un brontolio lo prostra e preoccupa: sono ventiquattro ore che non mangia nulla, perciò decide di scendere in città per banchettare in un bistrò della zona. Nulla sembra veramente catturare l’interesse di Semplici, perciò decide di entrare in un McDonald’s ed ordinare un HappyMeal: i giocattoli di plastica gli ricordano quel figlio che la moglie Cinzia gli ha portato via. Vorrebbe gridare alla laureata in psicologia che lo sta servendo quanto sia dilaniante perdere un figlio a causa della difesa a tre, ma decide di sedersi in un’oblunga tavolata. Davanti a sé scorge un ragazzo di colore, fisicamente importante, che trangugia un cheeseburger con violenza e desiderio. Il giovane si alza in piedi e dà le spalle a Leonardo. Dietro al giubbotto una scritta che campeggia sfarzosa: El Khouma. Semplici chiama a sé il ragazzo e prende la parola: «Ho sentito che Stefano Pioli ti ha messo fuori rosa perché hai una media reti/minuti giocati migliore del Cholito, mi dispiace Babacar». Il ragazzo si abbassa il cappellino da baseball e, mesto, lascia il locale. Si intende non con

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Tutta la gioia di chi è condannato ad essere il sostituto di Giovanni Simeone

Giandomenico Mesto, per carità. Leonardo ha un’idea e lo insegue con uno scatto fulmineo: «Senti, ma non è che verresti a giocare da noi? Schierare Antenucci è improponibile in Serie A» – domanda trafelato il Semplici. Babacar annuisce e abbraccia il tecnico della SPAL con tutto l’amore rimastogli. Leonardo risponde come un padre alla ricerca di un affetto che non può più ricevere e manca immensamente.

 

Semplici rincasa e lavora interrottamente alla difesa a tre, è la sua ossessione: non può fare a meno di pensare a quello schieramento difensivo che gli ha portato via la moglie ed il figlio, oltre che essere una costante minaccia per la propria carriera. È l’una di notte e Semplici sta sfogliando la sua opera preferita, Le Confessioni di Sant’Agostino, quando arriva un messaggio di testo al proprio smartphone: «Non vedo l’ora di conoscerla, Mister. Ci vediamo al campo. Saluti». Leonardo apre What’s App per scorgere l’identità del mittente e fa una scoperta rivoltante: si tratta di Jacopo Sala, terzino destro della Sampdoria. Leonardo si mette a dormire, non senza qualche timore per il giorno venturo.

Il gelo si è impadronito del Centro Addestramento SPAL e Leonardo Semplici, mattiniero come sempre, aspetta i propri ragazzi e i volti nuovi davanti la porta degli spogliatoi. Dopo una breve ricognizione, constata con piacere che tutte le matricole spalline sono arrivate al campo senza intoppi. Purtroppo, persino lo svagato Jacopo Sala ha trovato la strada per il centro sportivo degli Estensi. Leonardo si dà un gran da fare per assettare la squadra, ma qualcosa si inceppa e non funziona. Gli uomini non girano a dovere e i reparti sono eccessivamente distanziati. I nuovi arrivati battibeccano con le mummie dello spogliatoio. Regna l’anarchia e questo getta nel sconforto più totale Semplici.

Il tecnico della SPAL raccoglie i palloni con aria stanca a fine allenamento e li trascina, con notevole fatica, verso il magazzino. Arrivato nello stanzino buio accende la luce e vede un’ombra che si nasconde dietro i coni – utilizzati per potenziare la precaria tecnica di Felipe. Semplici si avvicina con una notevole paura verso l’angolo buio, pensando che si tratti di un topo o un gatto un po’ troppo curioso. All’improvviso si alza in piedi una figura nota del calcio internazionale: Dalbert Henrique. Il brasiliano spiega di essere stato abbandonato da Luciano Spalletti la domenica precedente alla stregua di un cane in autostrada il quattordici di agosto. Semplici, uomo dal cuore magnanimo, lo accoglie cristianamente con sé e fa stipulare un biennale all’ex Nizza fra l’imbarazzo generale. Il giorno ha lasciato notevoli scossoni e Leonardo si corica stanca nell’umanamente fredda camera d’albergo.

Semplici si alza alle sette di mattina e dopo una corposa colazione di tarallucci Mulino Bianco e caffellatte prende la via di Milano per assistere all’ultimo giorno di calciomercato. La squadra viene affidata ad Andrea Consumi, vice di Leonardo. L’allenatore della SPAL arriva al “Starhotels Business Palace” di Milano e, dopo aver poggiato la valigia, Pavel Nedved lo accoglie con sinistro calore. Il ceco non è propriamente un uomo affabile e Leonardo sente il puzzo di fregatura lontano un chilometro.

«Senti lo vuoi Sturaro?» – chiede timorosamente l’ex Lazio.
«Non lo voglio: è una chiavica. Voglio salvarmi, Pavel, non salutare anzitempo la Serie A» – risponde audacemente Semplici.
«Ho un’offerta… Senti, se prendi Sturaro, ti lascio Bentancur in prestito biennale»
Leonardo, con la fermezza di Catone, esclama: «Affare fatto!».

Leonardo si libera del giogo opprimente del ceco e pensa cosa se ne farà di Stefano Sturaro. «Le vie del mercato sono infinite», così ama recitare Alessandro Bonan, durante il proprio popolare programma sul calciomercato. Molto spesso Nemo propheta in patria, ma il conduttore al soldo di Sky Sport – un po’ troppo soggetto a lapsus di vario genere – non può dirsi tale, poiché all’improvviso sopraggiunge Walter Mazzarri che saluta calorosamente l’amico toscano. Una chiacchera tira l’altra e fra un giro di Chianti e l’altro, Walter, il bellissimo Walter, confida al collega Leonardo di necessitare di un buon centrocampista di rottura. L’ennesimo dello scacchiere tattico di Mazzarri. Leonardo, con un paio di mosse di spessore psicologico, lascia Sturaro al Torino e si assicura Alejandro

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Walter Mazzarri con il volto ieratico di chi ha comprato l’ennesimo incontrista

Berenguer, esterno spagnolo non propriamente nelle grazie dell’ex tecnico del Napoli. Semplici ha una squadra nuova fra le mani, alla stregua di Judah Loew che a cavallo tra Cinquecento e Seicento creò un golem in una rigogliosa Praga, Leonardo è chiamato a manipolare quelle undici anime e creare una squadra competitiva.

 

Semplici lascia Milano e, alla guida della sua Fiat Multipla, ripete la campagna acquisti mentalmente. «Un portiere, due terzini, due centrali, due centrocampisti, tre trequartisti ed un centravanti» – mormora fra sé e sé, sulle note di Stayin’ Alive dei Bee Gees, e non riesce a venirne a capo. La difesa a tre non poteva esaltare le caratteristiche degli undici colpi provenienti dalle undici regine dell’attuale Serie A. Ad un certo punto della tratta Milano-Ferrara arriva una chiamata da parte dell’amico di una vita di Leonardo: Gigi Cagni. «Ciao Leonardo, sono alla porta del tuo albergo e devo dirti una cosa molto spiacevole» – queste le parole enigmatiche e terrorizzanti dell’uomo che propose Mário Rui all’Atlético Madrid. Leonardo chiude la chiamata e si precipita all’Hotel Migliorini di Ferrara.

Davanti all’albergo i due si incontrano. Gigi tenta di prendere la parola ed alla fine, dopo notevoli titubanze, si pronuncia:

«Leonardo, Cinzia ha un nuovo compagno. Un uomo che tu conosci bene, purtroppo»
«Non dirmi che si tratta proprio di lui…»
«Sì, Leonardo, la tua nemesi: Francesco Guidolin»

Le parole sono state poche e le frasi brevi, ma tanto sono bastate per gettare Semplici a terra, in lacrime e delirante. Coltelli nelle carni di Leonardo. L’allenatore della SPAL non poteva darsi pace di aver perso Cinzia anche a causa del malvagio Guidolin: allenatore portato in palmo di mano dalla stampa, ma che non ha centrato una Champions League nemmeno per sbaglio con l’Udinese. Al culmine della disperazione, Semplici ha un’illuminazione:

«Devo usarli tutti»
«Chi devi usare Leonardo?»
«I nuovi acquisti e abbandonare lo scopo della mia vita: la difesa tre»
«Leonardo è una pazzia: tutti i novizi in campo assieme è frutto della mente di un folle. Non pensi alla coesione dello spogliatoio. È impossibile: hai basato la tua esistenza sulla difesa a tre»
«Gigi, devo cambiare per sconfiggere la mia nemesi e riconquistare Cinzia: lascio la difesa a tre e porterò la SPAL in Europa per riprendermi Cinzia e la sua mano»

Leonardo chiuse così il sentito dialogo con il tecnico Cagni, che lo congedò e uscì dal vialetto alla guida della sua Harley Davidson. Cagni da diverso tempo fa parte di club motociclistico che prende il nome di “Sons of Adani”: lo stemma reca una miniatura di Daniele Adani che afferra una falce e un libro intitolato “La Bibbia degli expected goals”. L’Europa League sarà l’ossessione di Semplici, ma questo si vedrà solo in seguito.

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Diamine Lele, sembri uno dei SAMCRO con quei capelli

Leonardo si apprestava ad una nuova sfida, titanica per certi versi, che avrebbe investito tutte le sue forze, ma non c’è nessuno più potente di un uomo con un sogno. Un sogno di rivalsa e amore.

 

Leonardo aveva deciso: il 4-2-3-1 sarebbe stato il modulo della cavalcata verso l’Europa.
Marchetti fra i pali, coperto da Angella e Tonelli. Gli esterni bassi occupati da Sala e Dalbert, mentre la linea mediana formata da Bentancur regista arretrato e Kurtić centrocampista di quantità. La trequarti si pronunciava da sola – alla stregua di Vavà, Didì e Pelè come cantava il Quartetto Cetra: Ünder – Çalhanoğlu – Berenguer. L’undecisimo eroe, il punto di riferimento, Babacar.

«Come Prometeo portò il fuoco agli uomini, io condurrò la SPAL in Europa» – così tuonò Semplici nella solitudine della propria camera d’albergo ed il sole crollò.

 

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«Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare.» – Franz Kafka

 

 

 

 

La certezza del Sol Levante: intervista a Gabriele Anello sul movimento calcistico giapponese

 Il movimento calcistico giapponese viene spesso distorto da connotati macchiettìstici e caricaturali. Gabriele Anello, collaboratore di MondoFutbol, ci conduce per mano all’interno del cuore calcistico del Giappone. Un movimento in continua evoluzione che ha effettuato passi da gigante nel giro di vent’anni e si risolve nella quinta qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo da parte della propria Nazionale.

Yū Kobayashi, capocannoniere del torneo

Il Kawasaki Frontale ha conquistato la prima J1 League – massima divisione calcistica giapponese – lo scorso anno. A cosa devi il successo della selezione di Toru Oniki? Al di là del capocannoniere del torneo Yū Kobayashi – top scorer con ventitré reti – sapresti suggerire altri giocatori chiave nel conseguimento di questo successo?

 

Credo che la cosa bella dell’impresa del Kawasaki Frontale – comunque coadiuvata dalla caduta nel finale dei Kashima Antlers: classic J. League – sia proprio il fatto di esser ripartiti nonostante l’aver perso il proprio tecnico storico (Kazama è andato ai Nagoya Grampus dopo quattro anni e mezzo) e il proprio terminale offensivo (Okubo è andato al FC Tokyo, gli acerrimi rivali, salvo ri-firmare per il Kawasaki quest’inverno).

È una storia di sapienza, di adattabilità alle difficoltà, che non sarebbe stata la stessa senza la crescita immediata di alcuni giocatori. Yu Kobayashi è facile citarlo, così come Oshima, ma porrei l’accento su profili come Kurumaya, Taniguchi, Hasegawa o Eduardo Neto, di cui si parla meno, ma che hanno fatto una stagione straordinaria.

 

L’Italia guarda con attenzione ed interesse la J1 League per la presenza di un tecnico proveniente dallo Stivale, ovvero Massimo Ficcadenti del Sagan Tosu. L’ottavo posto della compagine dell’ex allenatore di Cagliari e Cesena può soddisfare i tifosi? Inoltre, come si è disimpegnato il colombiano Victor Ibarbo in questa J1 League edizione 2017?

Non solo può, ma deve. Saga è una piccola realtà nel sud del Giappone, non lontano da Nagasaki e Kumamoto. Comandata da una sorta di piccolo enclave sud-coreano (scorrendo la rosa, ve ne renderete conto), il Sagan Tosu è rimasto per il sesto anno di fila in J1. Un risultato straordinario, perché l’ottavo posto del 2017 è il terzo miglior nella storia della società. Il tutto senza Kim Min-woo (storico capitano, che ha lasciato Saga perché doveva prestare servizio alla famosa leva militare coreana, che non fa sconti a quasi nessuno), senza i regolari gol di Toyoda (prima stagione in J1 con il Sagan senza la doppia cifra), senza Kamada (andato in Germania a metà anno).

Ciò nonostante, Ficcadenti ha fatto un miracolo, finendo davanti a realtà come Gamba Osaka, Vissel Kobe e FC Tokyo, che hanno una spinta finanziaria di gran lunga maggiore. Ha fatto maturare ragazzi come Tagawa e Harakawa, ha – sì, è successo – convinto Ibarbo prima a venire e poi a rimanere a titolo definitivo. Il colombiano ha avuto un impatto difficile, ma ha finito in crescendo.

 

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Lukas Podolski con la maglia del Vissel Kobe

Lukas Podolski ha sorpreso tutti trasferendosi nel marzo scorso al Vissel Kobe. Il campione del Mondo ha contribuito attivamente alla causa delle Ushi o possiamo parlare di un giocatore in procinto di abbandonare definitivamente il calcio giocato? Rimanendo al Vissel Kobe, il tedesco ha ben dialogato con una vecchia conoscenza del calcio europeo come Mike Havenaar?

 

È stato un approccio difficile quello di Podolski al Giappone. Perché se si scrosta via l’accoglienza planetaria a Kobe e le prime gare – con la doppietta al Vegalta Sendai – si è visto un ragazzo innervosito, forse anche dalle barriere linguistiche. Il Vissel gira attorno a Podolski, ma serve questo al club di Kobe per migliorare? Ricordiamoci che, nonostante i soldi spesi, non si è migliorato il risultato del 2016 (9° nel 2017 contro il 7° posto dell’anno prima) e c’è stata un’altra annata incolore.

Più che di un giocatore sul viale del tramonto, parlerei di mentalità sbagliata. E l’hanno visto anche persone che seguono il calcio giapponese in loco. Mike Havenaar è stata un’altra scelta molto europea, ma che ha fornito un apporto stranamente inferiore alle attese. Dopo i tanti gol all’Ado den Haag, ci si aspettava dividendi immediati. Invece solo una doppietta da ex al Ventforet Kofu: sembrava che per lui ci dovesse essere un’avventura sud-coreana con l’Ulsan, vedremo…

 

Ritieni che vi siano giocatori della massima serie giapponese, di passaporto nipponico, pronti ad approdare in Europa in campionati non necessariamente di altissima fascia?

Moltissimi in realtà. Anzi, sebbene il calcio olandese non se la stia passando benissimo (e la crisi dei club mi sembra più grave di quella della nazionale, nonostante tutto…), l’Olanda è un ottimo passo intermedio per i nipponici. Penso che Doan e Kobayashi abbiano fatto bene ad accettare offerte come quelle del Groningen e dell’Heerenveen.

Se dovessi fare qualche nome, me ne vengono in mente tre: Shinnosuke Nakatani, centrale del Kashiwa Reysol dalle buone movenze e dalla visione di gioco molto sviluppata; il suo compagno di squadra Junya Ito, un bolide in transizione che se ha cinque metri di spazio ti mangia il campo (immaginarlo in un tipico 4-3-3 Oranje è molto stimolante); infine, Hayao Kawabe, una mezzala creativa che ha fatto fuoco e fiamme al Jubilo Iwata prima di tornare quest’anno al Sanfrecce Hiroshima, squadra dalla quale era in prestito.

 

Passiamo alla nazionale giapponese, Vahid Halilhodzic ha trascinato il Giappone al sesto mondiale consecutivo, conseguendo un risultato notevole e incoraggiante. Il calcio giapponese non è più visto con sospetto e superiorità, ma è un movimento che sta consolidandosi fortemente in Europa; in questo senso i buoni risultati della Nazionale sono la prova di ciò. Dove può arrivare la nazionale del Sol Levante ai prossimi campionati mondiali in Russia?

Personalmente sono combattuto. Hai ragione, Halilhodzic ha fornito quella solidità di cui ha mancato clamorosamente la precedente gestione Zaccheroni. Una gestione che ci ha regalato una Coppa d’Asia e un calcio spettacolare, ma che è mancata nei momenti ufficiali (Confederations Cup e Mondiale).

Paradossalmente con Halilhodzic c’è il problema opposto: il talento delle generazioni successive non è quello di Kagawa e Honda (almeno non si è visto), non c’è stato un adeguato rinnovamento e il gioco latita. Potrebbe uno scenario del genere spingere la squadra dove non è arrivata in Brasile, ovvero agli ottavi? Potrebbe, se tutto s’incastrasse alla perfezione. Il girone non è impossibile (ma è più complicato di ciò che appare).

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Yūto Nagatomo si è conquistato un ruolo di leader nello spogliatoio dell’Inter

Una costante presenza giapponese nel calcio europeo è stato Yūto Nagatomo. Un recente articolo della rivista l’Ultimo Uomo recita nel titolo «Yūto non è una mascotte»: una presa di coscienza necessaria nei confronti di un giocatore che è al massimo della propria condizione atletica e mentale. Ti chiedo, cosa vuol dire Nagatomo in Giappone e qual è il suo valore nella Nazionale?

 

Il peso di Nagatomo in nazionale è inversamente proporzionale a quello nel club. Fermo restando che nessuno mi ha ancora spiegato quale terzino sinistro abbia visto negato da Nagatomo un meritato ingresso in prima squadra (mi sembra che gli esperimenti – annunciati con fanfara o meno – siano stati deludenti, per motivi diversi), il 55 interista è tanto “di troppo” per i tifosi nerazzurri quanto importante e fondamentale per quelli della nazionale.

Non è solo una questione del fatto di giocare all’Inter, ma proprio dell’importanza tattica nella difesa a quattro e dello scenario cambiato in nazionale. Nel 2014, Zaccheroni aveva quattro ottimi terzini a disposizione – Uchida, Nagatomo e i Sakai -; oggi quel numero si è ridotto e bisogna aggrapparsi all’esperienza di Nagatomo.

 

Oltre i soliti nomi – da Shinji Kagawa del Borussia Dortmund a Makoto Hasebe dell’Eintracht Francoforte – si stanno imponendo giocatori giapponesi interessanti in Europa. Ti chiedo una valutazione su Yūki Kobayashi dell’Heerenveen e Shoya Nakajima del FC Tokyo, ma in prestito al Portimonense in Portogallo. Li ritieni una possibile arma in più per il Giappone alla Coppa del Mondo?

Mi piacerebbe crederlo, ma non credo che nessuno dei due sarà seriamente considerato per la Russia. Per Nakajima mi dispiace moltissimo, perché l’ho visto nel percorso dell’U-23 verso Rio 2016 e si vedeva che la stoffa c’era. Eppure a Tokyo non giocava molto; scelta l’avventura portoghese, sta esplodendo come merita. Credo sia una carta che userà il nuovo ct per il ciclo post-Mondiale 2018. Kobayashi potrebbe rientrare tatticamente nel discorso, ma è stato lasciato un po’ da parte. Con Kagawa, Kiyotake e Shibasaki già in corsa per la posizione di play creativo nel 4-3-3 di Halilhodzic, dubito che Yuki rientrerà nella corsa. Ma sta crescendo bene.

 

Tatsuya Ito dell’HSV è sicuramente uno dei prospetti più interessanti del calcio giapponese. Credi possa trovare il giusto spazio con la maglia dell’Amburgo e possa imporsi stabilmente nella massima serie tedesca? Il dubbio che si nutre su questo giocatore è la stazza ridotta – 163 centimetri – per poter competere con un calcio estremamente fisico come la Bundesliga.

Ito per me è stata una sorpresa. Amburgo non è un ambiente facile: lo dimostra la grandezza del club nella storia del calcio tedesco, che negli ultimi anni però non collima con una realtà che fa fatica persino a salvarsi in Bundesliga. Penso che lui stia dimostrando di poterci stare nel massimo campionato tedesco, ma dovrà stare attento a non farsi travolgere da eventuali difficoltà di classifica per la squadra. In ogni caso, quest’anno gli farà bene alla carriera.

 

A proposito di fisicità minore e differenze con il calcio europeo: in un’intervista con Calvin Jong-a-Pin, vecchia conoscenza del calcio olandese, il terzino del Yokohama FC ha notato una differenza abissale dal punto di vista fisico. Il calcio giapponese è altamente tecnico – assomiglia al futsal a suo dire – ma denuncia carenze fisiche importanti: credi che il movimento calcistico giapponese sia chiamato a migliorare i propri giocatori nello sviluppo muscolare degli atleti?

Certo che lo è. L’ha sottolineato anche il ct Halilhodzic – seppur a modo suo, sventolando le percentuali di massa grassa dei giocatori della nazionale in una famosa conferenza stampa –, ma è indubbiamente un problema da risolvere.

Non è qualcosa che cambia dall’oggi al domani: la J. League assomiglia alla lega portoghese. È un campionato divertentissimo da vedere, ma il deficit fisico (non atletico, ma propriamente muscolare nei contatti) è visibile. Ed è un problema da risolvere anche per permettere ai giocatori nipponici di eventualmente trasferirsi in Europa senza timori.

 

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La splendida punizione di Keisuke Honda contro il Bologna

In conclusione: ho ammirato al VVV Venlo e al CSKA Mosca Keisuke Honda, ma il giapponese al Milan ha deluso le aspettative, seppur abbia dimostrato di essere un professionista quando chiamato in causa. Possiamo parlare di una carriera “flop” rispetto alle effettive qualità del trequartista attualmente in forza al Pachuca?

 

Per me il termine “flop” è un po’ duro. Sicuramente ha deluso rispetto a ciò che prometteva, fermo restando che il giocatore visto al VVV-Venlo non era umano. Penso che al Milan i suoi demeriti siano stati gonfiati: in parte con Inzaghi e con Mihajlovic, Honda ha fatto bene, persino adattandosi a un ruolo non suo (l’esterno in un 4-4-2… mai avrei immaginato).

Penso che sia un gran professionista, ma soprattutto una persona per cui il calcio è un veicolo per qualcosa di più grande. Il fatto che abbia imparato italiano e spagnolo al meglio che poteva per facilitare la comunicazione in campo, oltre al fatto che abbia comprato il SV Horn (team austriaco) per provare una scalata alla prima divisione, dimostra che il successo di Honda – quello vero e completo – forse ci sarà una volta che terminerà la carriera da calciatore. In altre vesti, ecco.

Per ora godiamocelo. Al Mondiale credo ci sarà, nonostante tutto. E credo che la MLS sarà il suo prossimo futuro.

SOS Luciano: quattro nomi strampalati per salvare la difesa interista

«Pure mia mamma sa che ci manca un centrale difensivo…» – così ha tuonato il tecnico dell’Inter, Luciano Spalletti, dopo il pareggio incolore centrato a Firenze. La squadra dell’allenatore di Certaldo – paese natale di Giovanni Boccaccio – è apparsa ancora una volta in grave calo di rendimento per una serie di fattori non ben identificabili e per altri estremamente evidenti agli occhi degli addetti ai lavori. Uno di questi motivi è l’assenza di adeguati ricambi in rosa, nella fattispecie nel reparto difensivo.

Quattro centrali per Spalletti
Quanto cavolo è bello Luciano? Io non lo so

La retroguardia di Luciano Spalletti ha dovuto patire una serie di infortuni: dalla rottura del crociato di Zinho Vanheusden, giovane aggregato alla prima squadra, alla complicanza muscolare di João Miranda. In aggiunta Andrea Ranocchia, terzo centrale nelle gerarchie dell’allenatore, deve convivere con un infortunio al costato. Infortunio che lo ha portato a lasciare il campo contro la Fiorentina, così costringendo Santon ad adattarsi centrale difensivo.

Luciano Spalletti ha espresso la volontà di acquistare ad ogni costo un centrale, ma Zhang Jindong sembra tenere i cordoni della borsa ben serrati, perciò appare davvero complicato l’approdo di Stefan De Vrij, vero obbiettivo di Spalletti, in maglia nerazzurra. Inoltre la trattativa che accelererebbe l’arrivo di Alessandro Bastoni dall’Atalanta sembra in fase di stallo e Gian Piero Gasperini – non senza qualche “velato” risentimento – non sembra poter rinunciare al giovane centrale difensivo.

L’Inter ha le spalle al muro e necessita al più presto di un difensore, ma l’ostacolo economico non sembra darle tregua. “the brilliant0range” offre quattro elementi acquistabili ad un prezzo ridotto, poiché si tratta di giocatori in scadenza di contratto con richieste d’ingaggio non proibitive.

 

Non vi ispira già un po’ di fiducia?

Quello roccioso: Andreas Granqvist (Futbol’nyj Klub Krasnodar, 32 anni)

Valore di mercato: 4,5 milioni di €

Pro: Ha già giocato in Serie A

Contro: Sta perdendo i capelli

Andreas Granqvist è l’idolo indimenticato del Genoa: il centrale svedese ha giocato in Serie A con la maglia dei Grifoni tra il 2011 ed il 2013, prima di sbarcare in Russia. Il difensore è esploso nei Paesi Bassi, per la precisione nel Groningen. Ad oggi è il capitano della nazionale svedese ed in un certo senso ha già lasciato il segno a San Siro nello scorso novembre – se ve lo foste dimenticati l’Italia è fuori dalla Coppa del Mondo per causa degli scandinavi. Granqvist è un centrale vecchio stampo, abile nel gioco aereo e dalla marcatura asfissiante. All’Inter non creerebbe problemi, accettando un ruolo da gregario – difficilmente verrà lasciato a casa da Jan Andersson in caso di minutaggio non elevato.

L’ex Groningen è un leader e può aiutare Mauro Icardi a cementare lo spogliatoio. Inoltre è diventato un efficace rigorista, così da dare fiato al centravanti argentino dal dischetto, considerato l’ultimo penalty dell’argentino neutralizzato da Andrea Consigli. Granqvist entrerebbe con grande facilità nelle grazie di Giovanni “Martufello” Martusciello, collaboratore di Spalletti per quanto concerne il reparto difensivo. Il centrale svedese e l’ex tecnico dell’Empoli condividono una calvizie precoce e la comicità di bassissimo livello. Inoltre Davide Ballardini ha la moglie svedese, ma questo non sembra c’entrare particolarmente con ciò che si va dicendo.

 

 

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“4GEVER 4EVER”

Quello “europeo”: Nick Viergever (Ajax Amsterdam, 28 anni)

Valore di mercato: 4 milioni di €

Pro: È duttile

Contro: Il suo “nick” non è molto divertente, difatti viene soprannominato 4gever (Vier in olandese significa quattro, sai che spasso)

Nick Viergever, o 4gever, è un centrale difensivo di piede mancino con grande capacità di adattamento. Ha iniziato la carriera da centrale, trovando il suo apice con l’AZ Alkmaar, divenendone il capitano. Arrivato all’Ajax ha trovato spesso lo spazio occupato in quella zona di campo ed è stato tramutato in terzino sinistro o addirittura incontrista. È un atleta di 183 centimetri di buona gamba in allungo, ma non velocissimo. È facilmente attaccabile nell’uno contro uno, ma possiede un buon timing nello stacco aereo ed è diligente nel ricoprire il proprio ruolo.

Viergever è stato uno dei titolarissimi dei Lancieri nella cavalcata sino alla finale di Europa League, dimostrando di aver un buon feeling con la competizione europea. Difatti anche con la maglia dei Formaggiai, ovvero l’AZ, ha dato sfoggio di buon lustro nell’ex Coppa UEFA. Nel ricordo della rete decisiva contro lo Schalke 04 nei quarti di finale ai supplementari, i tifosi dell’Ajax hanno dato vita ad un video con la marcatura di Nick ed il sottofondo musicale di Céline Dion con la sua inconfondibile My Heart Will Go On.

 

 

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Il centrale ucraino in chiusura su Mario Gómez – sì vabbè quel fortissimo centravanti che comprò la Viola

Quello alto: Evgen Khacheridi (Dinamo Kiev, 30 anni)

Valore di mercato: 5,5 milioni di €

Pro: È altissimo

Contro: Forse un po’ troppo

Evgen Khacheridi è un tizio ucraino alto un metro e novantotto (!) centimetri che di professione fa il difensore centrale. Cresce calcisticamente nel FK Metalurh Zaporižžja – giuro non ho usato controlcìcontrolvì – squadra fondata da operai che lavoravano l’acciaio in una città di poco conto in Ucraina. Il gigante dell’Est Europa trova continuità e consacrazione nazionale con la Dinamo Kiev, squadra che gli concede il lusso di essere una presenza fissa con la selezione ucraìna o ùcraina (dopo controllo). In maglia gialloblù ha siglato tre reti in quarantacinque presenze, mentre con la Dinamo ha vinto quello che bisognava vincere in Ucraina.

Khacheridi è un arcigno centrale difensivo che, nemmeno a dirlo, è devastante nel gioco aereo. La sua fisicità è una continua minaccia nella area avversaria, ma a dir il vero anche la propria. Cosa può realmente dare il centrale ucraino all’Inter? Esperienza internazionale, tenacia e grinta. Inoltre può far rinsavire gli animi all’interno dello spogliatoio, nella fattispecie quelli di Marcelo Brozović e Ivan Perišić, sin troppo abituati a vacanze non programmate durante l’arco della stagione. Khacheridi può rivelarsi come utile centravanti dell’ultimo minuto: le sue spizzate o i suoi blocchi possono risultare mortiferi negli ultimi attimi della gara, laddove regna la confusione e la vana speranza che uno dei due croati sopracitati possa estrarre il jolly di giornata.

 

 

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La ragazza di Marc-Oliver Kempf, Carolina. Voi direte niente di che, ma sappiamo tutti che su Tinder avete swippato a destra ben di peggio

Quello giovane: Marc-Oliver Kempf (SC Friburgo, 22 anni)

Valore di mercato: 4 milioni di €

Pro: È molto forte su Football Manager

Contro: …Ecco appunto

Marc-Oliver Kempf è un centrale difensivo tedesco del 1995 che viene svezzato nell’Eintracht Francoforte e viene acquistato a 800.000 € dal Friburgo. Kempf si è sorbito tutta la trafila delle nazionali giovanili, senza mai esordire nella nazionale maggiore. Kempf rappresenta la scommessa giovane che sovverte questa situazione di impasse kafkiano interista. Tra parentesi, non so nemmeno io cosa sto dicendo.

Dal punto di vista calcistico è un atleta di buona struttura fisica, soggetto a qualche amnesia durante l’arco della gara. Quindi un calciatore che dal punto di vista mentale è perfetto per l’Inter. Si può parlare di un giocatore discreto per la Bundesliga, nonostante non stia trovando molto spazio in questo prima arco di campionato. Nella speranza di replicare l’operazione Milan Škriniar, Marc-Oliver Kempf rappresenta un quarto centrale low cost, pronto a raccontare a Zinho Vanheusden cosa fosse Netlog, poiché il belga è troppo giovane per averlo assaporato. L’acquisto di Kempf sancirebbe uno sgarbo alla Juventus, poiché Kempf è un caldissimo e recente nome per la retroguardia bianconera.

 

Cattura
WhoScored.com

 

Tutte le valutazioni di mercato fanno riferimento al sito web: www.transfermarkt.com

 

Le quattro (poco verosimili) alternative “low cost” a Philippe Coutinho

 Il passaggio di Philippe Coutinho al Barcellona ha sconvolto gli appassionati di ogni parte del mondo. Il trequartista brasiliano è stato acquistato alla cifra, complessiva di bonus, di 160 milioni di euro dal Liverpool. Un trasferimento che si preannunciava da molto tempo ed è stato concluso nelle prime battute di questo 2018: Coutinho è stato a lungo corteggiato dai Blaugrana ed è sempre stato un desiderio di Ernesto Valverde, sin dal suo arrivo sulla panchina della squadra catalana.

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Una grafica figa trovata sul web per ringiovanire il pezzo

La somma sborsata per il cartellino del brasiliano ha scosso la maggior parte degli italiani, considerato l’apporto minimale dato da Coutinho all’Inter nei suoi tre anni di permanenza nerazzurra. Il giocatore ammirato con la maglia dei Reds è di tutt’altra fattura: un elemento conscio delle proprie abilità e certamente più determinato, che è stato abile a sfruttare immediatamente la fiducia concessagli.

 

Il tecnico Jürgen Klopp dovrà sopperire ad un’assenza importante, poiché l’ex Espanyol è un elemento veramente duttile: abile a giocare dietro le punte o sulla corsia esterna. Inoltre è stato talvolta inserito in un centrocampo a tre dai connotati estremamente offensivi. In questo articolo ho tentato di delineare quattro alternative low cost a Philippe Coutinho, considerato che parte del gruzzolo arrivato nelle casse della selezione della Merseyside è stata impiegata per acquistare Virgil van Dijk.

 

Lo sgarbo: Memphis Depay (Olympique Lyonnais)

Valore di mercato: 19 milioni di euro[1]

Il giocatore non necessità di eccessive presentazioni: Depay è il classico esterno d’attacco “moderno”, ovvero capace di rientrare sul proprio piede favorito per andare alla conclusione. L’ala olandese è dotata di un’innata velocità ed è abile a sfruttare la profondità. I dubbi che si possono nutrire a proposito di questo giocatore non sono prettamente di natura tecnica, bensì comportamentale. L’ex PSV Eindhoven accusa soventemente di cali di concentrazione durante la stagione e durante la gara, inoltre ha un carattere parecchio competitivo e focoso che lo porta a scontrarsi facilmente con il proprio tecnico e compagni di squadra.

Olympique Lyonnais v Olympique de Marseille - Ligue 1
«Sì, vengo a Liverpool perché mi piace la scena rap locale »

La Francia ha sicuramente giovato al ragazzo, cresciuto nelle giovanili dello Sparta Rotterdam: il ventitreenne ha sfoggiato la sua miglior stagione – fuori dai Paesi Bassi – sino ad ora con dieci reti e sette assist in venticinque partite. Bruno Génésio sta compiendo un ottimo lavoro mentale sul talento del Lione, limandone i limiti mentali e motivandolo in continuazione. Jürgen Klopp può completare questo lavoro facendo leva sul sentimento di rivalsa di Memphis nei confronti della propria ex squadra: il Manchester United, per inciso i rivali storici dei Reds. È necessaria una nuova ala olandese per incendiare Anfield Road dopo il ragazzo biondo con il numero diciotto, ovvero Dirk Kuijt.

 

Il solito: Dušan Tadić (Southampton)

Valore di mercato: 15 milioni di euro

Il trequartista serbo è lontano dai fasti del suo arrivo in Inghilterra, ma è certamente uno dei calciatori più importanti della selezione di Mauricio Pellegrino. Risulta complicato pensare che la selezione dell’Inghilterra meridionale si posso privare di un altro leader, dopo il sopracitato addio di Virgil van Dijk, ma i buoni rapporti fra Liverpool e Southampton possono agevolare le trattative. Infatti qualcuno, anticipandomi, ha già fatto dell’ironia al riguardo. Tadić costa relativamente poco, poiché è in un momento di appannamento ed inoltre ha ventinove anni: in un’ottica del colmare la casella mancante è per certi versi perfetto. È un calciatore che conosce il campionato, inoltre può giocare con disinvoltura da ala sinistra e trequartista. Il Liverpool, in tal senso, non sprecherebbe milioni su una trattativa incerta e potrebbe utilizzarli con maggiore brillantezza nella sessione di mercato estiva.

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Dušan Tadić è elegante a prescindere

Dušan Tadić è un ottimo regista avanzato che fa delle aperture e cambi gioco il proprio pane quotidiano, proprio per queste caratteristiche è l’ideale per il gioco verticale del tecnico dei Reds. Inoltre il serbo aggiunge una buona conclusione dalla distanza ed abilità dai calci piazzati, ovvero una freccia in più nella faretra di Jürgen Klopp.

Il ritrovabile: Felipe Anderson (SS Lazio)

Valore di mercato: 25 milioni di euro

Il giocatore della Lazio proviene da un lungo infortunio agli adduttori che ha precluso questo avvio di stagione, facendogli saltare circa una ventina di partite. Nel finale del 2017 ha giocato una serie di scampoli di gara, trovando la rete, e confermando il suo graduale recupero. La Lazio di Simone Inzaghi punta fortemente sul trequartista brasiliano, seppur abbia espresso il proprio talento a sprazzi. Un talento al quale sono state “tarpate le ali” per necessità tattiche: l’adattamento a tornante di un centrocampo a cinque su tutte. Al di là delle necessità tattiche del tecnico biancoceleste, Felipe Anderson dovrà far fronte all’esplosione di Luis Alberto. Lo spagnolo ha reso decisamente più sacrificabile l’ex Santos e potrebbe far aprire con più facilità la cara bottega di Claudio Lotito.

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Felipe Anderson sorride alla possibilità di non dover fare più il tornante nella sua vita

Anderson può dare al Liverpool abilità nello stretto, persa con l’addio di Coutinho, superiorità numerica, velocità e soprattutto lucidità nella parte conclusiva dell’azione. Felipe Anderson schierato da esterno alto può garantire una decina di reti a campionato, beneficiando del 4-3-3 dei Reds può incrementare il proprio bottino. È un esterno diverso da Salah e Mané, certamente più abili nella corsa e nel sfruttare la profondità, rispetto a Felipe, più abile nell’uno contro uno. Inoltre, come sopracitato, quando chiamato in causa può svolgere il ruolo di tornante offensivo di un centrocampo che si appoggia ad una difesa a tre. Felipe Anderson rappresenta un’alternativa stuzzicante per Jürgen Klopp. In ultima battuta non si può omettere di dire che Felipe Anderson è sempre dannatamente bello.

 

Il drink esotico: Hirving “El Chucky” Lozano (PSV Eindhoven)

Valore di mercato: 15 milioni di euro

Soprannominato “El Chucky” a causa del volto che ricorda la bambola de La Bambola Assassina, Hirving Lozano si sta prendendo la scena in Eredivisie. Il suo PSV guida la classifica della massima serie olandese grazie al proprio contributo: l’ex Pachuca è capocannoniere del campionato con undici reti. Lozano è un’ala che gioca a sinistra, di piede destro, abile a rientrare sul proprio piede favorito ed andare alla conclusione. Inoltre è un accorto uomo assist, poiché sono quattro le assistenze in Eredivisie. Fra le quattro alternative proposte, Lozano è certamente quella più cara: l’Arsenal ha bussato alla porta del PSV Eindhoven ed i Boeren hanno domandato una cifra che si aggira attorno ai cinquanta milioni. La selezione brabantina intende far fruttare appieno i dieci milioni di euro spesi in estate per il ventiduenne messicano.

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Lozano che fa qualcosa, ma non sa nemmeno lui cosa

Lozano rappresenta una pista stuzzicante perché appare come un esterno perfetto per il Liverpool: abile nello sfruttare la profondità, ma brillante in fase di rifinitura. A campo aperto il messicano è devastante e, data la giovane età, Jürgen Klopp può plasmare a proprio volere. I dubbi sono molteplici, poiché solo dopo sei mesi nei Paesi Bassi, l’approccio con la Premier League inglese può essere devastante in accezione negativa. Inoltre l’ultimo wonderkid messicano osservato in Inghilterra, ovvero “El Chicarito” Hernandez, ha dimostrato notevole fatica ad imporsi nel contesto britannico con la maglia del Manchester United. Lozano, a differenza dei sopracitati, non offre una spiccata duttilità: è un’ala pura che non può agire da trequartista, ma le doti dimostrate nei Paesi Bassi lo candidano come un possibile crack calcistico.

 

 

Cattura
Fonte: http://www.whoscored.com

[1] Tutte le valutazioni di mercato fanno riferimento al sito web: www.transfermarkt.com